Il disegno può nascere a Milano, Londra o Parigi, ma il viaggio per arrivare nelle boutique può essere meno lineare di come sembra. Quando vediamo una borsa sullo scaffale di una boutique ne ammiriamo le fattezze, ma di rado immaginiamo che dietro a quel singolo oggetto c’è una intera filiera che ha contribuito a realizzarla. Tra Firenze, Scandicci e il territorio circostante si concentra uno dei sistemi produttivi più importanti del settore. Il distretto della pelletteria di Firenze è una rete strutturata di concerie, laboratori, imprese specializzate e artigiani che contribuiscono alle diverse fasi della produzione di un accessorio in pelle. Si tratta di un vero e proprio ecosistema che si è sviluppato nel tempo e che è diventato un punto di riferimento strategico anche per alcune grandi maison internazionali.
Una filiera fatta di concerie, laboratori e piccole imprese specializzate
La filiera della pelletteria toscana funziona attraverso una rete di competenze determinano il valore dell’artigianato nella moda. All’origine del sistema ci sono le concerie, che trasformano e rifiniscono la pelle. Successivamente, entrano in gioco modellerie, tagliatori, preparatori, cucitori, montatori e specialisti delle rifiniture.
Ci sono aziende che seguono internamente gran parte della produzione, mentre altre sono altamente specializzate in una singola lavorazione, e questa questa specializzazione diffusa rappresenta uno dei punti di forza del distretto. Una borsa che è semplice all’apparenza può essere il risultato del lavoro di numerose professionalità, di cui il consumatore finale spesso non è al corrente.
Come nasce una borsa? Dal modello al controllo finale
Per capire come nasce una borsa di lusso si parte innanzitutto dal modello. Il disegno ne definisce struttura, proporzioni e componenti, prima ancora di passare alla selezione e al taglio della pelle. E qui l’esperienza conta, poiché ogni pellame presenta caratteristiche proprie ed è quindi importante stabilire quali parti utilizzare per i diversi elementi della borsa.
I pezzi vengono assottigliati laddove è necessario, rinforzati e rifiniti e infine assemblati insieme a fodere, manici, cerniere e parti metalliche. La fase ultima di controllo serve, infine, a verificare che cuciture, simmetrie, bordi, metalleria e funzionalità rispettino gli standard previsti. E questo è il passaggio più importante poiché soprattutto nel lusso la qualità viene misurata anche attraverso le imprecision che il cliente non dovrebbe vedere mai.
Lavorazione della pelle tra tradizione e nuove tecnologie
Esistono delle tecnologie estremamente avanzate che supportano la lavorazione artigianale della pelle. Ne è un esempio lo stabilimento Prada di Scandicci, dovd la progettazione digitale e i sistemi automatizzati di taglio affiancano in modo sistematico le operazioni che continuano a richiedere l’intervento degli artigiani. La pelle, infatti, non è perfettamente uniforme: grana, elasticità, spessore e caratteristiche della superficie cambiano e devono essere valutati durante la lavorazione anche grazie il supporto tecnologico.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dunque, tecnologia e artigianato non sono due mondi contrapposti. La prima aumenta precisione e ripetibilità,mentre il secondo continua aD avere un ruolo determinante quando si tratta di interpretare la materia e intervenire sul singolo prodotto.
Le mani invisibili dietro gli accessori delle grandi maison
La firma su borsa rappresenta la punta dell’iceberg di tutta la storia che la precede. Dietro la creazione di un accessorio griffato c’è una intera rete di artigiani della pelletteria, tecnici e aziende altamente specializzate che ha trasformato il territorio fiorentino in un nodo nevralgico per alcuni tra i più importanti gruppi della moda di lusso.
Gucci ha creato ArtLab, a Scandicci, un vero e proprio centro che oltre ad occuparsi dello sviluppo e della produzione di pelletteria e calzature, è anche luogo di sperimentazione e trasmissione delle competenze. Sempre nello stesso territorio, Prada concentra attività che vanno dallo sviluppo iniziale del modello alle successive fasi produttive della pelletteria. E i marchi di lusso hanno i loro centri di produzione anche nel Chianti, come Celine che ha scelto di far riferimento a quell’area per la produzione di pelletteria. Le maison, quindi, scelgono un territorio nel quale esiste già un patrimonio di professionalità e investono per conservarlo e formare nuove generazioni di artigiani, la Toscana si presta perfettamente a questo scambio, proprio per la sua forte storia nell’ambito della pelletteria.
Sostenibilità è tracciabilità: le nuove sfide del comparto
Se parliamo di pelletteria sostenibile, oggi la qualità del prodotto è uno dei parametri ma non l’unico. La provenienza dei materiali, i processi di trasformazione, il consumo di risorse, la gestione degli scarti e la tracciabilità della filiera fanno anch’essi parte della discussione.
Tra i passaggi al centro del dibattito sicuramente è la concia, settore dove si sta lavorando sulla riduzione dell’impatto dei processi e sull’aggiunta di sistemi di controllo più articolati. Inoltre, un uso più ottimizzato del pellame, curando a fondo il taglio, consente di diminuire gli scarti. Dunque, la sfida non si limitata alla ricerca di materiali alternativi alla pelle, ma riguarda l’intero ciclo produttivo. Sapere la provenienza di una materiale, come viene lavorata, quanto dura e la destinazione degli scarti generati durante la produzione.
Perché queste competenze sono difficili da trasferire altrove?
Più che con la conoscenza della singola tecnica, il savoir-faire della pelletteria italiana riguarda la capacità di leggere la materia, prevederne il comportamento, riconoscere un’imprecisione e trovare soluzioni in fase di lavorazione. È un sapere distribuito tra professionalità diverse che operano nello stesso territorio e, non a caso, le aziende investono direttamente nella formazione. Da 25 anni, Prada porta avanti una propria Academy dedicata alla trasmissione delle competenze artigianali che ha formato 571 persone e tra 2021 e 2024.
Una fabbrica può essere replicata altrove, più difficile è ricostruire un ecosistema dove modellisti, tagliatori, pellettieri, tecnici, laboratori e fornitori hanno sviluppato competenze complementari nel corso del tempo. E questa rete invisibile è uno dei motivi per cui una parte significativa della pelletteria di lusso continua a passare dalla Toscana.








