Esiste un confine sottile tra l’omaggio nostalgico e la costruzione di un nuovo futuro; per il loro esordio alla direzione creativa, Loris Messina e Simone Rizzo camminano su questo confine e scelgono di esplorare l’archivio storico della Maison. La collezione moda Moschino Primavera Estate 2027 è un laboratorio di idee in fermento, l’assenza di loghi e slogan visibili segna l’inizio di una nuova grammatica, in cui il sarcasmo cede il passo ad una sofisticata ironia celata nell’architettura stessa dei capi. Sopra un tetto, al sesto piano, con gli aerei dell’aeroporto di Linate che atterrano sullo sfondo, le modelle camminano, passeggiano, attraversano la passerella in bicicletta.
Moschino Primavera Estate 2027: aria dentro i vestiti
Il filo conduttore della collezione si legge guardando gli orli e i volumi. Una polo rossa dalle proporzioni esagerate sfocia in una gonnellina gialla rigonfia a dismisura, simile ad un salvagente; una camicia marrone dal taglio maschile si posa su una minigonna verde acqua a palloncino, mentre un trench giallo avvolge un abito a pois. Il gesto stilistico è sempre lo stesso ed introduce all’interno di capi familiari una quantità d’aria decisamente superiore al necessario.
Una logica che si applica anche in verticale, gonne che replicano un panier a vista, richiamando la gabbia rigida degli abiti settecenteschi. Questa ironia si innesta anche su un abito stretch, acceso da stelle bianche su fondo blu, che altera la percezione attraverso una struttura deliberatamente discostante dall’anatomia umana.
Scompaiono poi loghi, faccine sorridenti e citazioni pop; l’ironia abbandona la superficie grafica per insediarsi nella costruzione sartoriale; lo spirito irriverente della Maison coincide con il vestito stesso.
La palette: colori sgargianti e volumi esagerati
La gestione cromatica della Primavera Estate procede per blocchi e contrasti. Ne sono simbolo il mantello in cotone rigido, ripiegato con la precisione di un origami, che esplode in un vibrante giallo semaforo, il blazer cobalto accostato a una gonna di piume marroni. La passerella si tinge anche di rosso, verde mela e rosa confetto; accanto a questa esplosione visiva però convivono le nuance tipiche di tutti i giorni: marrone, kaki, blu notte, avorio.
Una palette che ancora la collezione alla realtà rendendo forse plausibile alcuni tra questi slanci creativi; l’esatta trasposizione logica della location, perché se un indumento dai tratti surreali viene osservato in un parcheggio acquista improvvisamente nuova misura estetica.
Stampe psichedeliche e piume
L’anima più massimalista del brand si esprime nel gruppo di magliette e leggings accesi da volti e forme in acrilico fosforescenti, sostenuti da spalle irrigidite tramite applicazioni scure, con fantasie che si indossano anche sopra ampie gonne in raso.
Poi ci sono le piume che intervengono come orlo degli abiti: compaiono in arancio su una gonna al ginocchio, in verde acido sotto una camicia bianca, in giallo canarino alla base di una gonna in raso ruggine. Le calzature alternano plateau vertiginosi accostati a rassicuranti tubini da giorno, mocassini classici e sandali da mare.

La borsa a forma di pesce e il Good Luck
Gli accessori si fanno carico dell’unico, esplicito sorriso della sfilata. Spicca una borsa sagomata a forma di pesce e un modello a sembianze di gatto nero da portare a spalla. Sull’ultimo outfit appare poi la scritta Good Luck, augurio impresso su una maglietta bianca accompagnata da pantaloni in pelle verde allacciati per l’intera lunghezza della gamba.
Un simile messaggio, scelto per un esordio al timone di una maison dal peso storico imponente, possiede una chiarezza cristallina. Messina e Rizzo confessano di aver studiato a fondo il lavoro di Franco Moschino con l’intento di comprenderlo, eludendo la semplice replica per edificare la visione del futuro.
Abbandonare la comodità delle battute visive immediate comporta il rischio di perdere riconoscibilità istantanea, rendendo necessario il trascorrere del tempo per permettere alla nuova grammatica di essere assimilata. Rimane la certezza di aver assistito ad un debutto in cui il valore intrinseco della costruzione sartoriale supera l’immediatezza della citazione; un inizio che merita, senza dubbio, quell’augurio di buona fortuna stampato sulla stoffa.









