Nessun tacco, è la prima cosa che si nota: le modelle attraversano i saloni della sede storica della maison in ballerine basse, senza la rigidità che spesso le passerelle impongono al passo. Camminano come se fossero in una spiaggia ideale, quasi eterna e la sfilata si deve leggere proprio alla luce di quella sensazione, di quel bagliore di evasione che si rincorre tutto l’anno. La collezione di Alberta Ferretti per la Primavera Estate 2027 si chiama infatti A beautiful Escape, e il direttore creativo Serafini racconta che disegnarla lo ha aiutato a tenere a distanza i pensieri più cupi di uno scenario globale complicato.

Il colore: territorio nuovo della Maison
Il designer ammette che le tinte forti sono per lui un elemento piuttosto inedito ma sceglie comunque una palette decisa, che insegue la traiettoria del sole verso Sud. Le cromie esplodono in sfumature ruggine, senape, blu, avorio e nero, accese da improvvisi bagliori lilla, pistacchio e cipria. L’incanto visivo si compie grazie a una gestione delle texture in cui il colore può sfuggire alla rigidità dei blocchi pieni, vibrando con la materia.
Ne sono un esempio i rasi stropicciati color senape che increspano la luce, le organze verdi si sovrappongono creando profondità impalpabili e le stampe floreali blu e ruggine paiono impresse a mano su tessuti quasi troppo leggeri per trattenerle. Persino il nero del finale si dissolve, apparendo simile a fumo piuttosto che a un’ombra densa.

Bakst, Balanchine: la libertà di movimento dei look
Le ispirazioni visive attingono agli anni Venti e richiamano un immaginario che celebra la libertà del corpo, fil rouge che innerva l’intera collezione. Il tema si manifesta negli orli e in sottovesti che si allungano in frange sottili, mentre anche i pantaloni si arricchiscono di piume dal ginocchio in giù, trasformando ogni passo in una coreografia.
A incarnare questa visione è una magnetica Irina Shayk, avvolta in un abito color champagne impreziosito da pizzo e orlato da piume di struzzo. La silhouette appare scultorea finché la modella rimane immobile, per poi prendere vita attraverso una camminata lenta, a testimonianza di quanto la maison creda nella forza di questa stagione.
I volumi amplificano tale direzione, mescolando stampe floreali su pantaloni balloon, giacche kimono e ampie cinture obi. Proprio la fascia obi, annodata in alto sui fianchi in rasi, definisce un’eleganza nomade e decostruita.

Ikat, kimono e il pigiama del mattino riletti in chiave nomade
Quest’energia si irradia anche nei look diurni dove pantaloni e top illuminati da stampe ikat aggiungono lampi cromatici alle creazioni. I look sono ancorati alla realtà da candide canotte in raso e maglia mentre giacche kimono in chiffon stampato fluttuano aperte a guisa di vestaglie, sovrapposte a completi coordinati.
A sorprendere è la sezione dedicata all’avorio in raso stropicciato, dominata da una giacca doppiopetto accostata a pantaloni alla caviglia. Il completo evoca il fascino di un pigiama da colazione tardiva, illuminato da un impercettibile filo di ricamo argento, dimostrando la trasversalità di un’attitudine raffinata che prescinde dagli abiti da sera.

Finale boudoir: ritorno alle origini di seta
L’epilogo dello show è un ritorno alle origini, un omaggio all’estetica boudoir su cui Alberta Ferretti ha fondato la reputazione del marchio dal 1981 al 2024. Serafini raccoglie il testimone della fondatrice, dimostrando un’assimilazione profonda di questi codici. Le sottovesti conclusive in raso bronzo, verde e nero scivolano leggerissime sul corpo, arricchite anche da intarsi di pizzo sul décolleté e piume fluttuanti.
Creazioni serali che si calano nella realtà, svelando la loro versatilità. L’interrogativo su quanto possa durare una bella evasione prima del ritorno alla quotidianità rimane sospeso, tuttavia, una collezione dotata di simile fluidità e coerenza permette di sognare ancora un po’.








