L’abito costruisce identità, ma prima ancora c’è il corpo e la sua libertà di vestirsi, scoprirsi e decidere come mostrarsi. Ed è proprio dal corpo che Maria Grazia Chiuri riparte per la Fendi Primavera Estate 2027 presentata alla Milano Fashion Week, dove il rapporto tra pelle e tessuto, intimità e rappresentazione, individuo e sguardo altrui diventa la chiave di Volta di tutta la collezione, Abiti che diventano una seconda pelle e che si lasciano attraversare dalle emozioni e dai desideri dei corpi, che la maison descrive come forti e fragili allo stesso tempo: una dichiarazione che si traduce in contrasti concreti e ben riconoscibili in passerella. Tra esposizione e protezione, intimo e abito, ecco che codici tradizionalmente definiti o come maschili e femminili perdono ogni forma di rigidità.

Il corpo: punto di partenza della collezione
La riflessione ruota attorno al rapporto tra corpo e moda e al potere che ha il primo nel determinare la direzione della seconda. E in questa ottica, anche l’incontro tra maschio e e femminile “oltre gli stereotipi del guardaroba” dichiarato dalla maison stessa si carica di un significato potente.
Non si azzerano le differenze o invertirle volutamente: la collezione va ben oltre E difende la libertà di utilizzare codici normalmente tenuti separati. I capi che tradizionalmente sono associati alla sfera intima escono allo scoperto, mentre pizzo e trasparenze convivono con elementi del guardaroba maschile. Il corpo viene prima di tutto e, solo dopo, la categoria normalmente attribuita al capo.
Maria Grazia Chiuri parte dall’intimo per parlare di libertà
Maria Grazia Chiuri per Fendi sceglie di partire dall’intimo che, tra tutti i capi, è quello ciò viene indossato a stretto contatto con il corpo. Ed è così che elementi normalmente destinati a rimanere nascosti, come reggiseni, sottovesti e boxer, contribuiscono in modo attivo alla costruzione del look.
Icone rappresentative di questa nuova concezione diventano Raffaella Carrà e Adriano Celentano, citati da Chiuri come personalità capaci di scegliere in modo autonomo il proprio stile, invece di lasciarsi vestire. Il riferimento a Celentano è chiaro anche dalle note di Prisencolinensinainciusol, che accompagna parte della sfilata, mentre Carrà è significativa per il rapporto consapevole con il proprio corpo. Più che una citazione nostalgica degli anni Settanta, il riferimento sembra voler raccontare il vestito come strumento di espressione, e non più come sistema rigido di regole cui attenersi.
Lingerie, trasparenze e tailoring: la seconda pelle prende forma
L’idea di una seconda pelle non è soltanto dichiarata, ma interpretata: la lingerie in passerella si abbina a camicie aperte sul petto, mentre shorts di seta bordati di pizzo e bralette incontrano capi più pesanti. Le trasparenze, le lavorazioni traforate e le superfici leggere lasciano emergere il corpo.
Il contrasto è linguaggio chiave che unisce gli opposti e definisce il peso della seconda pelle immaginata da Chiuri. A tratti il corpo viene esposto quasi completamente, a tratti no: una lingerie leggera può sposarsi con una pelliccia importante così come un look coprente può essere smorzato dalle trasparenze, in una danza tra opposti dove forza e fragilità dichiarate dalla maison incontrano una rappresentazione concreta in passerella. Mostrare e coprire diventano due possibilità di scelta all’interno dello stesso guardaroba, così come decidere se far aderire l’abito al corpo o lasciare spazio.
Quando il desiderio entra nel guardaroba
Quando il corpo recupera la propria libertà si espressione, anche il desiderio ritorna autentico. E il desiderio nella moda, in questa collezione, ha a che fare con la relazione tra il corpo, ciò che indossa e lo sguardo dell’altro. L’intimo diventa visibile, senza perdere del tutto la propria dimensione privata e mantenendo intatta la funzione di protezione.
La collezione Fendi Primavera Estate 2027 sembra costruita sulla gerarchia che vede prima il corpo, poi il vestito. Maschile e femminile, intimo e pubblico, copertura e trasparenza perdono il ruolo di categorie e diventano linguaggi. L’abito non dice al corpo quale personaggio interpretare: gli offre modi differenti di mostrarsi, proteggersi e relazionarsi con l’altro. Ed è forse proprio nello spazio tra ciò che si sceglie di rivelare e ciò che si sceglie di trattenere che la libertà evocata da Chiuri diventa davvero visibile.







