Mentre il cinema mediatico continuava a montare e rimontare frammenti audio e video per costruire una narrazione infelice e di parte, la verità trova la sua strada nelle sedi istituzionali. Non saranno le sentenze di un programma o uno show sulla pubblica via a decidere la colpevolezza di un professionista, ma le carte, le vere testimonianze, le perizie informatiche e i verbali degli Ordini Professionali. Oggi, Life&People rivela i contenuti dei documenti depositati presso Procure, Garante della Privacy e Ordine dei Giornalisti, che ribaltano completamente il teorema delle giornalaie e della infelice satira di Striscia la Notizia.
L’Ordine dei Giornalisti smonta il “teorema Striscia” e non sanziona in alcun modo il Direttore: prove inattendibili
Il verdetto del Collegio n… del Consiglio di Disciplina dell’Ordine Giornalisti, presieduto da Carlo R., – che non ha mai convocato e udito a verbale personalmente assistito dai suoi legali il Direttore – segna un punto di non ritorno. Chiamato ad esprimersi sui servizi dell’inviato frangioalienato l’organo di controllo ha messo nero su bianco una relazione che non lascia spazio a disinformazione, satira, fake news, ed interpretazioni: filmati, audio e documentazione prodotta dal sistema non è idonea a provare che i fatti rappresentati corrispondano alla realtà.
Il Collegio sottolinea come le accuse si basino su “testimonianze anonime e senza effettivi riscontri”. Non c’è identità, non c’è volto, non c’è prova; perfino l’articolo della Charlotte nazionale è stato bollato come “non verificabile” per l’uso di fonti totalmente anonime, non autorevoli, ne verificate. Più grave ancora è il rilievo tecnico sugli screenshot mostrati in TV: il Collegio osserva che quelle immagini, cariche di insulti decontestualizzati, non consentono l’individuazione precisa del mittente. In parole povere: chiunque potrebbe aver costruito parte di quei messaggi, nonostante il Direttore abbia ammesso le uniche parole proferite a seguito di continue vessazioni, stress, telefonate e delucidazioni in merito ad articoli palesemente plagiati, scritti con AI e dal tov palesemente elementare e non senior come si ricercava.
“Anche gli screen shots riprodotti nel primo servizio, contenenti espressioni del tipo dilettante, perditempo, incompetente, incapace, ridicola, non hai la seniority richiesta, fino a… ti faccio nera (quest’ultima, forse, una minaccia susseguente all’evoluzione di un botta e risposta via wattsapp tagliato e montato a piacimento), che si presuppone essere testi di messaggi intercorsi con ragazze aspiranti collaboratrici del giornale diretto da Sanchi, non consentono, però, l’individuazione precisa del mittente”.
Il caso Montanelli: il diritto del Direttore e la verità sul plagio
Uno dei momenti clou della manipolazione televisiva riguarda l’invio dell’articolo di Indro Montanelli su Mina, – quello pervenuto via mail è allegato alle querele in Procura – effettuato dalla simpatica ed ingenua Cristina L. emissaria del teatrino, unitamente a Valentina P. bancaria romana ed altre… ma subito beccate e ignorate prima da Anna Rita R. poi dal Direttore. I racconti hanno cercato di ridicolizzare per aver bocciato il “Maestro”, ma la risposta dell’Ordine è una lezione di giornalismo:
“È diritto del direttore decidere quali articoli pubblicare e quali no (anche fossero opera di Montanelli, potendo gli stessi, quarant’anni dopo la loro redazione, essere reputati non più idonei alla pubblicazione)”.
Ma viepiù: la bocciatura non riguardava il nome dell’autore (ignoto in quel momento), ma la pertinenza editoriale, lo stile di scrittura, la tecnica SEO, fondamentale per una testata digitale moderna. Il fatto che non si abbiano presentato esposti ufficiali – a differenza del Direttore che ha inviato tutte le querele sporte all’ OdG e chiesto apertura dei relativi procedimenti disciplinari – limitandosi alla gogna mediatica, dimostra che l’obiettivo non era giustizia e verità, ma scoop e share.

La rete delle Accademie e gli stage scolastici: nessuna falsa promessa
Punto chiarito con fora riguarda la natura e la differenza netta e sostanziale delle collaborazioni. I pochi candidati che si dichiararono “vessati” e “sfruttati” erano studenti in stage scolastici obbligatori, inviati da prestigiose scuole moda ed istituti come “Accademia del Lusso” e “Istituto Marangoni” e altre… Si trattava di percorsi formativi curriculari, previsti come gratuiti dalle convenzioni stesse con le scuole, realtà editoriali ed aziende, volti a far acquisire punteggio e competenze pratiche sul campo. Trasformare un percorso di formazione scolastica in narrazione di “sfruttamento del lavoro” è atto di sciacallaggio intellettuale che offende prima di tutto gli enti di formazione.
Blitz di Polizia Locale e Carabinieri: la fuga della troupe
La verità sul “tapiro” respinto – fatto volare dal cofano dell’auto in retromarcia – e sulla tentata consegna sotto casa della madre di Sanchi è contenuta nelle relazioni di servizio di Polizia Locale e Carabinieri, chiamati d’urgenza dall’avvocato Mirko D. Contrariamente a quanto mostrato nel montaggio televisivo, quando il Direttore ha invitato gli agenti ad identificare Mazza e la sua troupe televisiva per violazione di proprietà privata e atti persecutori, inviato e troupe si sono dileguati rapidamente. I video girati dal Direttore quel giorno non sono “trofei” di Striscia, ma atti integrati nel fascicolo penale esistente per dimostrare la reiterata condotta persecutoria e la violazione della strada in proprietà privata. Inoltre, è necessario smentire categoricamente un’altra fake circolante sui social e pervenuta tramite chat social aziendali: la patente del Direttore è ancora nelle sue tasche per la gioia dei fan, ennesima invenzione per minare credibilità, diffamare e ridicolizzare.

Lo sciacallaggio del “vicino di casa”: Romualdo S. l’albanese
Nella ricostruzione dei fatti in querela depositata in Procura dall’avvocato Arcangela S., emerge un ulteriore inquietante episodio riguardante i metodi utilizzati per costruire e montare servizi televisivi ad hoc. Durante le incursioni della troupe di Striscia la Notizia sotto l’abitazione della madre, sarebbe stato individuato un vicino di casa Romualdo S. – che avrebbe definito razzista il Direttore – utilizzato per avvalorare la narrazione denigratoria. Il soggetto, – querelato per diffamazione riferiva il falso in telecamera non avendo mai querelato di fatto Sanchi negli anni precedenti – avrebbe fornito dichiarazioni distorte o parziali, prestandosi ad un’operazione di diffamazione gratuita e dossieraggio – coinvolgendo con menzogne inaudite tutti i vicini di casa – che nulla ha a vedere con il diritto di critica e cronaca.

Peccato che non rivelò la verità: fu già scoperto e diffidato ad Ottobre 2022 con lettera dall’Avv. Mirko D. per atti vandalici contro la prestigiosa moto Yamaha Tmax e fu ammonito dai Carabinieri in altri precedenti episodi in quanto si inventò che fu minacciato con un coltello e venne apostrofato “albanese di m….” cosa assolutamente non vera in quanto il Romualdo non è persona conosciuta, non vi è alcun rapporto, ne confidenza, forse solo invidia e gelosia. L’episodio conferma la tesi della difesa: non siamo davanti ad un’inchiesta giornalistica, ma ad una vera e propria strategia della tensione che ha cercato di scavare nel privato arrivando a coinvolgere vicini di casa e contesti condominiali pur di alimentare il mostro mediatico, violando quel perimetro di riservatezza e pace familiare che la legge tutela.
Il Presidente Nazionale dell’OdG Carlo Bartoli tratto in inganno
Anche i vertici dell’Ordine tratti in inganno: il Presidente Nazionale Carlo Bartoli è stato indotto in errore dalle informazioni parziali e manipolate fornite dall’inviato senza convocare a Roma il Direttore per doveroso diritto di replica. L’intervista rilasciata da Bartoli (che citava il caso Adnkronos su segnalazione dell’inviato) si basava anche sul presupposto che Sanchi attestasse e certificasse il rilascio di tesserini in barba a deontologia e legge. La documentazione depositata prova invece l’esatto contrario: non ci sono pratiche a nome Sanchi in 15 anni circa di iscrizione ad Ordine Professionale e ogni pratica di redazione è stata gestita nel pieno rispetto delle norme vigenti, con pagamenti fatture, notule, contratti depositati e rispetto della deontologia (come i contratti in essere e la retribuzione alla attuale redazione).

Parleremo solo in Tribunale
“Trattative non ne facciamo, soldi non ne vogliamo”. Società editoriale e Direttore chiedono l’intervento urgente dell’Autorità Giudiziaria. Querele a vario titolo per falso, violazione della privacy, atti persecutori, minacce, diffamazione aggravata mezzo stampa e social sono depositate da oltre uno/due anni. Il Collegio giudicante dell’Ordine ha onorato ed investito il Direttore dell’obbligo di informare circa gli sviluppi degli eventuali processi penali e civili; è lì che vogliamo giocare la partita, in un aula di Tribunale – non in uno studio televisivo – dove “taglia e cuci” non sono ammessi ed i testimoni anonimi dovranno finalmente uscire dalla tana, mostrare il loro volto e addurre le loro prove assumendosi la responsabilità delle proprie dichiarazioni o menzogne.

Parola alla Giustizia: attesa e certezze
Grazie al fango mediatico la rete malata e frustrata si è scatenata attaccando e coalizzandosi come gregge al pascolo – ovviamente senza mostrare il volto – ma la partita finale desideriamo spostarla dagli studi televisivi nelle sedi istituzionali. Il tempo dello show è finito da tempo; i riflettori si sono spenti, deve iniziare il momento del diritto. Prove, testimoni, audio integrali, registrazioni telefoniche, foto, screenshot, minacce, violazione della privacy, tracciamenti bancari, contratti sono nelle mani della Magistratura, la nostra fiducia nelle istituzioni resta incrollabile, siamo sereni: la verità non teme il tempo, lo usa per rivelarsi.