Di fronte ad un attacco mediatico coordinato, la verità non si grida: si documenta. Mentre la satira televisiva andava in onda su Striscia la Notizia che costruiva un caso basato su mezze verità e montaggi video, audio taglia e cuci suggestivi. La realtà dei fatti — cristallizzata in querele, perizie informatiche ed esposti al Garante Privacy — racconta una storia di alcuni screenshot contraffatti, hackeraggi e ritorsioni professionali montate a regola d’arte per vendetta ed invidia. In questo secondo approfondimento, analizzeremo punto per punto le falle di una narrazione volta unicamente alla satira comica senza fonti di prova autorevoli con distruzione della dignità personale e professionale del Direttore.
Giornalaie querelate: gli scoop non possono ignorare la deontologia
Il punto di partenza della macchina del fango è l’articolo della ex freelance Charlotte – ex Today.it-. La querela depositata tramite i legali da Enrico Sanchi contro C. M. e A. R. parla chiaro: le testate hanno pubblicato messaggi e screenshot mai riconosciuti dai profili aziendali di Life&People e ricostruzione fantasiosa e diffamatoria di fatti travisati e non veri. Si tratta di materiale che la difesa indica come frutto di attacchi hacker e furti d’identità già denunciati alle autorità competenti ben prima dello scoppio del caso mediatico.
Ancor più grave per una corretta informazione:
il mancato diritto di replica e la pubblicazione di accuse pesantissime senza mai contattare chi avrebbe dovuto replicare e verificare l’autenticità delle dichiarazioni assunte da presunte giornalaie rilasciate per ritorsione e vendetta. Un’omissione che, ha portato alla denuncia-querela per diffamazione aggravata non solo della giornalista, ma anche del Direttore Responsabile della testata per omesso controllo. La verità risiede nel rigore procedurale: nessuna accusa può essere mossa senza confronto diretto, specialmente quando si basa su materiale digitale facilmente manipolabile.
Candidature bocciate e ritorsioni: Alice R. e Francesca A. e altre
Le due “vittime” mostrate in TV sono, in realtà, candidate i cui lavori sono stati giudicati tecnicamente insufficienti; non dal Direttore ma dagli ex capiredattori e direttori editoriali.
- A. R.: rappresenta plasticamente il cortocircuito tra l’ambizione di un aspirante redattore e la realtà di una selezione meritocratica. La sua candidatura si è infranta contro una valutazione tecnica inappellabile: l’articolo di prova prodotto (un pezzo dedicato alle tendenze scarpe invernali ) è stato giudicato dalla redazione con un “NO COMMENT” e da Luca Pet ( vedi screenshot) allora caporedattore come “pienamente insufficiente”, privo di qualsivoglia competenza SEO e lontano dai parametri senior della testata.

- Il legittimo rifiuto editoriale si trasformò in campagna di livore social; verità, tuttavia, che verrà cristallizzata in querela: la testata ha depositato presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere una querela per diffamazione aggravata contro lei ed il direttore responsabile di cronachedi), corredata da protocolli e hash dei file, per dimostrare che dietro le accuse mediatiche si nasconde solo il risentimento di chi, non avendo superato una prova qualitativa, ha scelto la via della ritorsione digitale invece del confronto professionale.

- F. A.: il suo articolo è emblematico; una distanza siderale tra l’ambizione e la reale seniority giornalistica richiesta. La sua collaborazione non è mai decollata per motivo squisitamente tecnico: l’elaborato prodotto in fase di prova è stato giudicato — dalla ex caporedattrice Anna R. — come totalmente privo delle basi necessarie, della SEO richiesta e l’originalità del contenuto permeato di plagio e AI. Il rifiuto, basato su criteri oggettivi e meritocratici, strumentalizzato in sede televisiva come “maltrattamento”, quando in realtà si è trattato di legittima bocciatura editoriale. La candidata, priva di contratto o collaborazione storica – in quanto pezzo prova – ha tentato di trasformare un’insufficienza professionale in ritorsione mediatica, omettendo che in una testata di rilievo non c’è spazio per dilettanti alle prime armi.
Antonietta M: la persecuzione in chat e oltre lo schermo
Uno degli aspetti più oscuri riguarda Antonietta M. vittima di vera e propria persecuzione. Messaggi e telefonate del frangio (F.M ) e le accuse calunniose di Valentina P. bancaria romana, – presentatasi come emissaria -, documentate in chat oltre alle registrazioni telefoniche. Malito, falsamente accusata di aver firmato articoli a nome di altri: diversa la verità, Antonietta è una professionista stimata la cui dedizione è provata da anni di scambi cordiali e proficui con la direzione e, a causa delle pressioni ricevute dall’inviato del programma televisivo, rinunciò dopo poco alla sua carica di Direttore Editoriale.

Antonietta Mal
Il caso Annamaria
A differenza di altre candidate che con rispetto e gratitudine hanno ringraziato e accettato responso sull’articolo prova, A.L era una collaboratrice rimasta in redazione qualche mese (regolarmente pagate le fatture di collaborazione emesse). Esiste un contratto firmato (datato 19 gennaio 2025 dove accetta clausole e regole come tutti i collaboratori) che definiva il suo ruolo come autrice freelance per la produzione di 4-5 articoli a settimana. Il punto di rottura avviene con un articolo commissionato da Silvia P titolare Narratrame.(brand legato all’artigianato e alla poesia della carta) testimone indicata in querela.

Salvato l’articolo, (Narratrame) chiese alcune correzioni e modifiche specifiche per allineare il testo allo stile ed alle esigenze del brand. Secondo quanto riferito e supportato dalle testimonianze interne la redazione, la freelance avrebbe reagito in modo arrogante, aggressivo e non professionale alle richieste di revisione. Invece di procedere con l’editing corretto richiesto dal committente (prassi normale nel giornalismo e nel copy publiredazionale), si sarebbe “imbizzarrita”, in offese verbali e messaggi aggressivi contro Antonietta M. ed il Direttore ignara che la sua bozza – non pubblicata – veniva modificata dalla correttrice di bozze Clara F.
A seguito di questo comportamento la collaborazione prontamente interrotta e parte querela per diffamazione aggravata e minacce. La tesi della difesa è che Leogr, non accettando la critica professionale e la successiva esclusione dalla testata, abbia contribuito a diffondere mail diffamatorie di minacce e atti persecutori, unite a chat integralmente salvate e scaricate. Una narrazione distorta e calunniosa sui metodi del Direttore, omettendo di dire che il rapporto si era interrotto per sua inadempienza e per reazione scomposta alle legittime richieste. Questo caso è l’esempio di una collaboratrice che ha scambiato una valutazione di merito per pianificare un attacco personale reagendo con insulti, unendosi alla rete e generando “gogna mediatica” per ritorsione.
Ordine dei Giornalisti e Adnkronos: trasparenza e correttezza nella pubblicazione di articoli publiredazionali
Capitolo fondamentale riguarda Enrico Sanchi regolarmente iscritto ad Ordine dei Giornalisti e le collaborazioni con agenzie pr, stampa seo e linkbuilding. Fake news racconterebbero che il Direttore pagasse personalmente 500 euro Adnkronos e altri… per pubblicare notizie. La realtà è diametralmente opposta: Life&People vende e fattura regolarmente agendo nel rispetto delle norme e leggi, distinguendo nettamente tra contenuto editoriale e pubbliredazionali o guest post.
Questi ultimi, regolarmente segnalati e fatturati come tali, secondo tariffe di mercato e deontologia professionale. Surreale e fantasioso il racconto di frangioAlienato – in un video integrale poi mandato in onda tagliato si prende beffa facendo finta di non sapere nulla e nemmeno le giornaliste poi tentando di consegnare il tapiro, fatto rimbalzare dal cofano dell’auto che fa retromarcia, dice… ma chi ha querelato Charlotte? – sulla ricostruzione dei “finti tesserini da pubblicista” firmati dal Direttore; bufala fantasiosa e calunniosa; Sanchi non ha mai attestato false collaborazioni per far ottenere alcuna agevolazione, anzi ha sempre respinto pratiche e richieste insistenti di iscrizione all’Albo Professionale.
( il grande inviato di Striscia la Notizia andasse a reperire e portasse prove dall’Ordine Nazionale per verificare quante pratiche firmate a nome del Giornalista Sanchi siano state effettivamente rilasciate e quante fatture abbia pagato il giornalista legate ad articoli comprati e pagamenti vari della testata).
La verità di Cinzia: stima, vita privata e professionale
Striscia ha tentato di dipingere la collaborazione dell’ex Direttore Editoriale e Giornalista Cinzia come esperienza ed avventura professionale “a sua insaputa” addirittura avendo fregato la sua identità per vantarsi della sua presenza in redazione, – così come fantomatiche assistenti del Direttore, che tratteremo in un prossimo articolo – mentre la stessa partecipò come opinionista e direttore editoriale Life&People in tv a Rotocalco 264; per anni ha assistito a sfilate, eventi in show-room, presentazioni moda insieme a Sanchi e ha condiviso pranzi e cene a Roma e Milano.
Le chat e i vocali – con la voce autentica di Cinzia – in possesso dicono l’esatto opposto: esiste un rapporto di lunga data, completo di messaggi, corrispondenza mail, stima e gratitudine e la stessa accusa Striscia la Notizia di aver ricreato e montato menzogne mandate in onda in tv con l’intelligenza artificiale. Nessuna “scoperta scandalosa”, ma una successione di eventi personali, tra cui l’allora impegno presso Cairo/La7 – ora pensionata – e sopraggiunti problemi personali familiari che hanno richiesto la sua totale attenzione interrompendo diverse collaborazioni freelance in essere.

Testimonianze di giornalisti e professionisti veri
A differenza dei “leoni da tastiera”, – nascosti dietro uno schermo – chi ha realmente lavorato e lavora in Life&People racconta un’altra storia. Decine di mail e messaggi di stima e riconoscenza inviati da vecchi caporedattori e direttori editoriali oltre che giornalisti e candidati in prova. Le testimonianze dei giornalisti su Enrico Sanchi – in un prossimo articolo vedremo mail integrali e chat – parlano di un uomo che, pur avendo polso fermo nella gestione redazionale, ha sempre agito in maniera corretta per la crescita della testata e nel pieno rispetto della deontologia e delle regole.
L’annuncio integrale sulla ricerca personale, spesso citato a sproposito, specifica chiaramente la necessità di competenze senior e conoscenza SEO. “Incompetente” ” incapace” “dilettante” “ridicola” “non possiedi seniority richiesta”non sono ingiurie ne diffamazioni, ma giudizi tecnici necessari – specialmente quando si è tempestati e tormentati negando evidenza – in una redazione di livello che non può permettersi di pubblicare testi scadenti o generati da bot e AI. La gratitudine espressa da professionisti dell’informazione ed altri collaboratori storici è la prova regina che il “metodo Sanchi” risulta vincente e premia il merito sanzionando l’approssimazione. ( 20 anni di edizione cartacea edicola e free press. oltre 10 in versione webzine).
L’autorevolezza non si compra: investimento e sacrificio
In un’epoca di informazione veloce e spesso superficiale, Life&People sceglie la strada della trasparenza legale e prosegue per la propria strada perseguendo i propri obiettivi. La battaglia intrapresa non è solo per la difesa di una testata e marchio registrato, ma per la dignità di una professione e ristabilire una verità che non può essere sottomessa a montaggi televisivi parziali e manipolati da programmi di satira; documenti e molte prove su Enrico Sanchi e Life&People Magazine sono depositate negli uffici delle Procure competenti, pronte a trasformare – quando la Giustizia farà il suo doveroso decorso – il fango mediatico in una lezione di diritto e onestà intellettuale.