La terra rossa solleva una polvere sottile che cattura la luce del pomeriggio a Parigi e che segna la fine di questo capitolo della storia del Roland Garros. Con la chiusura del torneo, l’attenzione scivola via presto dalle righe bianche del campo per posarsi sulle tribune del Philippe-Chatrier. Il tenniscore adolescenziale, fatto di gonnelline a pieghe e calzettoni di spugna tirati fino al ginocchio è fuoriluogo: l’estetica che domina l’atmosfera è matura ed elitaria, come ci si aspetta dai Grandi Slam. Gli spettatori sfoggiano le loro uniformi, composte da camicie in lino bianco, cappelli Panama e occhiali tartarugati. L’attitudine è rilassata, segue un codice visivo soggetto a regole non scritte – ma non per questo meno rigide – in cui il lusso rinuncia all’ostentazione dei loghi per abbracciare le texture.
Un nome, una leggenda: la storia del torneo Roland Garros
Per comprendere l’esclusività di questo evento, occorre riavvolgere il nastro e immergersi nella storia del Roland Garros. Il nome evoca sì le racchette e un atletismo di altri tempi, eppure l’uomo che ha battezzato il torneo rosso aveva un legame del tutto marginale con lo sport giocato. Roland Eugéne Adrien Georges Garros era infatti un pioniere dell’aviazione francese, eroe nazionale capace di compiere, nel 1913, il primo volo senza scalo attraverso il Mediterraneo. La sua vita si interruppe tragicamente durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1918. Dieci anni più tardi, nel 1928, la capitale francese necessitava di un tempio sportivo per ospitare la rivincita della Coppa Davis, vinta l’anno precedente dai Quattro Moschettieri francesi. L’impianto venne inaugurato nel sedicesimo arrondissement e Émile Lesieur pretese che lo stadio portasse il nome dell’aviatore caduto. Da quel momento, il Championnat de France International de tennis divenne per tutti il Roland Garros.
Evoluzione di un’estetica senza tempo
Il tennis conserva intatto il ruolo di baluardo di un’eleganza sportiva impermeabile alle derive dello streetwear. Fin dagli albori, la storia del Roland Garros permette e incoraggia le sperimentazioni stilistiche, desinate anche a riscrivere il guardaroba quotidiano; Suzanne Lenglen, negli anni Venti, aveva rivoluzionato il vestire femminile liberando il corpo dai corsetti, introducendo gonne morbide e fasce per capelli in seta.

Qualche decennio più tardi, Lea Pericoli portava sottorete lamé, piume di struzzo e dettagli couture, dimostrando che la performance fisica può coesistere con una spettacolarità ricercata. Oggi le maison attingono a questo immaginario codificato per tradurre il concetto di quiet luxury in capi quotidiani. Polo strutturate, maglieria leggera in cachemire e silhouette pulite diventano il linguaggio più credibile della moda contemporanea. In questo mondo, l’eleganza si misura nel taglio sartoriale e nella caduta di un pantalone chiaro.
Haute couture in campo: la storia che si fonde con l’edizione
Il torneo 2026 riscrive le regole della moda sportiva direttamente sulla linea di fondo, fondendo l’agonismo con l’alta moda. Sembra proprio un’evoluzione organica di quella rivoluzione inaugurata da pionieri come René Lacoste e Fred Perry. Se un tempo l’eleganza in campo prendeva forma nell’invenzione della prima polo in piqué e nel candore siglato dal celebre alloro britannico, oggi i codici estetici raggiungono vette ancora più audaci.

Quest’anno Naomi Osaka trasforma il campo in una sua narrazione personale, svelando un mini dress color marrone chiaro tempestato di dettagli luccicanti. Il capo nasce dalla collaborazione tra Nike e lo stilista specializzato in upcycling Kevin Germanier. La scelta di questo outfit, forse un po’ avanguardistico, riflette la luce del sole e attira diverse critiche. Sull’altro fronte, Novak Djokovic affascina il pubblico indossando una giacca speciale creata dalla direttrice creativa di Lacoste, Pelagia Kolotouros.

Star e guardaroba da finale: l’ispirazione dalle tribune del Roland Garros
La finale maschile regala un confronto tra Alexander Zverev e Flavio Cobolli, durata oltre quattro ore, e trasforma gli spalti in un concentrato di ispirazione estetica. Celebrità internazionali e volti noti del cinema francese confermano l’assoluta rilevanza del torneo come barometro delle tendenze estive. Miranda Kerr definisce l’outfit perfetto per la stagione calda. La modella e imprenditrice indossa un top in stile foulard firmato Celine, caratterizzato da un audace scollo halter incrociato, abbinato a jeans dal taglio dritto che richiamano il minimalismo degli anni Novanta. Sandali essenziali e una mini bag in rafia di Loewe completano un ritratto di semplicità ponderata. Lily Collins, ormai presenza iconica del circuito e protagonista di Emily in Paris, opta invece per un top nero allacciato dietro al collo e shorts sartoriali nella medesima sfumatura. A elevare l’outfit intervengono calzature dal carattere bon ton e una borsa Hermès.

Tra minimalismo casual e rigore sartoriale
Sulle tribune, il rigore del total black definisce anche l’allure di Marion Cotillard, affiancata da Jean Dujardin per sostenere il tennista italiano, mentre la quota internazionale si accende con Brad Pitt e Ines de Ramon, immortalati in una ricercata complicità casual chic durante il trionfo della diciannovenne Mirra Andreeva il giorno precedente.
Léa Seydoux
rilancia un grande classico intramontabile, abbinando una camicia a righe maschile a jeans a vita alta. Adèle Exarchopoulos spinge invece sull’acceleratore dell’estetica sporty chic, presenziando sugli spalti con una polo a maniche lunghe Lacoste dalle righe vivaci, infilata in fluidi pantaloni palazzo candidi. I volumi oversize e il contrasto cromatico creano quindi un equilibrio impeccabile tra mascolinità e grazia. L’attesa si sposta ora verso i prati verdi e i dress code immacolati di Wimbledon, pronti a scrivere il prossimo capitolo dell’eleganza sportiva.








