
Dall’Etiopia il caffè si diffuse ben presto anche in tutto il Medio Oriente e nella Penisola arabica

Dalle corti di Venezia all’identità italiana
Nonostante l’aura di italianità che avvolge ogni espresso, il caffè approdò nella Penisola solo nel XVI secolo, varcando i confini della Serenissima come un bene di lusso esotico e misterioso. Inizialmente guardato con sospetto e ribattezzato “bevanda del diavolo” per le sue proprietà eccitanti, fu Papa Clemente VIII a sdoganarlo definitivamente, decidendo di battezzarlo per “santificare” un piacere che considerava troppo delizioso per essere lasciato ai soli infedeli. Da quel momento, il caffè iniziò una metamorfosi sociale senza precedenti: dalle prime botteghe veneziane del XVII secolo, luoghi di fervore intellettuale e politico, la bevanda si è capillarmente radicata nel tessuto quotidiano, evolvendo da rito d’élite a pilastro della socialità popolare. L’Italia non si è limitata a consumarlo, ma ne ha codificato il linguaggio universale, inventando la macchina per l’espresso e la moka, trasformando così una bacca etiope in un’icona globale di design e in un cerimoniale domestico irrinunciabile.
A distanza di secoli, è la bevanda più consumata al mondo; ma quali sono i benefici della caffeina?
Come la storia dell’abate e dello yemenita racconta, sicuramente il caffè aiuta a mantenere la concentrazione e a preservare energia; ma c’è molto di più. Secondo uno studio condotto, assumerne fino a 4-5 tazzine al giorno aiuta a ridurre l’insorgenza di malattie croniche e di tumori (discorso diverso per le donne in gravidanza o in allattamento, per le quali il numero di tazzine quotidiane consigliate scende a 2). I ricercatori delle università di Singapore e di Harvard confermano, evidenziando come la caffeina sia naturalmente ricca di antiossidanti e sia in grado di stimolare adeguatamente, se assunta in quantità ragionevoli, il sistema nervoso centrale.

Svolge anche una funzione analgesica, che può supportare positivamente l’effetto degli antidolorifici. Per quanto riguarda invece le malattie neurodegenerative, l’unica sulla quale la caffeina sembrerebbe avere risvolti positivi è la malattia di Parkinson. Come sostenuto da uno studio cinese al momento non sembrano rilevarsi effetti benefici per quanto riguarda l’Alzheimer e le altre forme di demenza senile.
Qual è invece l’effetto della caffeina sulla salute cardiovascolare?
Anche in questo caso, se assunta rispettando le indicazioni dei medici e dei ricercatori, ha come benefici evidenti quello di proteggere dall’ipertensione i suoi consumatori, tenere sotto controllo i livelli di colesterolo ed evitare l’incidenza del diabete di tipo 2. Forse è anche grazie alla cultura del caffè che l’Italia si colloca tra i Peasi più longevi al mondo.








