Distinguersi sul red carpet non equivale sempre a scegliere un abito inedito: talvolta un salto nel passato, riapre gli archivi di una maison e porta sotto i riflettori un vestito che ha già una sua storia alle spalle. Nella 83esima edizione della Mostra del Cinema abiti vintage al Festival di Venezia sono tornati alla ribalta; abbiamo visto un abito Giorgio Armani indossato da Kendall Jenner, mentre Irina Shayk ha recuperato un Givenchy ed un Dolce&Gabbana, due capi iconici appartenenti a momenti storici differenti. Chiamare vintage abiti del genere diventa riduttivo, poiché gli archivi stanno riacquistando valore sui red carpet internazionali, non soltanto nostalgia e memoria da conservare, ma patrimonio che recupera centralità e nuova luce.

Festival del Cinema: il red carpet guarda indietro per andare avanti

Negli ultimi anni, gli abiti vintage sul red carpet sono diventati risorsa interessante tanto per gli stylist, quanto per le star, e Venezia ha confermato quanto un capo del passato possa ricevere altrettanta attenzione di un custom dress realizzato appositamente per la première.

Virna Toppi Trussardi archivio Life&People MagazineLa moda vive tradizionalmente un susseguirsi di stagioni e nuove collezioni e, mentre il sistema produce novità, la scelta di alcune celebrity nel ricercare un capo del passato tocca in primis una questione di esclusività. Sfilano decine di star che indossano le collezioni più recenti delle grandi maison: è chiaro che recuperare un capo d’archivio distacca fortemente dalla simultaneità della stagione. Ma c’è dell’altro: un abito d’archivio porta con sé una storia, il ricordo di una passerella e, in certi casi, l’immagine di un’altra donna che l’ha indossato.

Kendall Jenner, Irina Shayk: look che hanno riaperto gli archivi

Tra gli abiti d’archivio a Venezia, Kendall Jenner ha riportato sul red carpet una creazione d’archivio di Giorgio Armani, invece di affidarsi alle collezioni contemporanee, infatti il suo look ha trovato ampio spazio di discussione tra i media. Ma è stata Irina Shayk ad aver trasformato il recupero di una storia all’interno della storia. Al Lido ha indossato una giacca Givenchy della collezione autunno-inverno 2015-16 di Riccardo Tisci, pezzo appartenente ad uno dei periodi più riconoscibili dello stilista alla guida della maison.

abiti vintage festival cinema Shayk giacca Givenchy Life&People Magazine Stretta sul busto come un corsetto, aperta sui fianchi e ricoperta di cristalli, Shayk non ne ha ricostruito lo styling, ma ha scelto di abbinarla a pantaloni sartoriali ampi e fluidi, andando a modificare le proporzioni originali. Nella scelta del look c’è anche un personale omaggio al lavoro del designer, dal momento che la modella e Tisci sono legati da un rapporto di lunga data. Poche ore dopo la modella ha riportato il tempo nel 2003, indossando un tubino nero della collezione primavera-estate Dolce&Gabbana. Super aderente e attraversato lateralmente da un’allacciatura che lascia scoperto il fianco, lo stesso abito era stato indossato in passerella da Gisele Bündchen.

abiti vintage festival cinema Irina Shayk tubino Dolce e Gabbana Life&People Magazine Anche in questo caso, Irina Shayk ha sostituito il choker con la scritta “SEX” dello styling originale con un un collier argentato, mantenendo la sensualità del look. Il risultato? Non più Gisele del 2003, ma Irina Shayk che nel 2026 utilizza lo stesso abito, ma lo ricolloca in un’immagine differente, andando oltre il semplice revival.

Vintage o archive dressing? Non sono esattamente la stessa cosa

Se un vestito appartiene ad una collezione di vent’anni fa, la definizione di vintage non è sbagliata anche se, a voler essere precisi, si parla di archive dressing. La differenza sta nella provenienza e nella storia del capo: la giacca Givenchy del periodo di Riccardo Tisci appartiene ad un preciso periodo creativo della maison, così come l’abito Dolce&Gabbana scelto da Irina Shayk porta con sé l’estetica della collezione 2003 e l’immagine di Gisele Bündchen che lo aveva indossato in passerella. L’archivio è come una biblioteca: non si cerca qualcosa di “vecchio”, ma il capo giusto all’interno di una storia già scritta e, nel momento in cui viene indossato di nuovo, il capo valorizza una storia ulteriore che apre un altro capitolo.

Perché le star preferiscono un abito già visto?

Se il red carpet è uno dei luoghi in cui moda e celebrità producono novità, allora per quale motivo scegliere qualcosa che appartiene ad una stagione conclusa? Prima di tutto, la moda d’archivio offre rarità, poiché un capo che non è più presente nelle collezioni attuali riduce la possibilità di incontrare qualcosa di simile nello stesso contesto e consente allo stylist di personalizzare la selezione.

abiti vintage festival cinema Gisele Bundchen dress Dolce e Gabbana Life&People MagazinePoi, è una questione di heritage: indossare una creazione storica equivale ad attingere sia all’estetica sia alla memoria di una maison, riportando sotto i riflettori il nome del designer, l’anno della collezione e la modella che indossò la creazione. Il caso del tubino nero indossato dalle due modelle Shayk-Bündchen, in due epoche differenti lo dimostra perfettamente: l’abito stupisce, ma se le immagini del 2003 e del 2026 vengono affiancate, il look acquista un ulteriore livello di lettura. Infine, la scelta di abiti d’archivio tocca il tema del riuso e della sostenibilità, anche se da solo non spiega il successo dei vestiti vintage al Festival di Venezia, contano anche esclusività, storia della moda, riconoscibilità e potenziale narrativo.

Il passato diviene nuovo lusso?

Gli archivi delle maison sono sempre stati luoghi di conservazione per custodire abiti, bozzetti, tessuti e testimonianze del lavoro di un designer, ma oggi quel patrimonio sta diventando visibile anche all’esterno. Il passato diventa tempo attraverso cui ricordare novità e Venezia ha dimostrato come una creazione proveniente dall’archivio di una grande maison può generare tanta attenzione quanto un vestito appena uscito dall’atelier. Questa è la la forza dell’archive dressing, che dimostra quanto cambiare non significhi cancellare ciò che è venuto prima; in un’industria costruita intorno all’idea del nuovo, il gesto innovativo è esattamente riaprire una porta che sembrava chiusa.

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