Prima di Cannes, prima di Berlino, prima di qualsiasi altro festival cinematografico al mondo, c’era Venezia. La storia del Festival del Cinema di Venezia inizia il 6 agosto 1932, quando sulla terrazza dell’Hotel Excelsior al Lido viene proiettato “Il dottor Jekyll ” di Rouben Mamoulian, primo film mai presentato in quella che allora si chiamava Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica. Il conte Giuseppe Volpi di Misurata, con il contributo dello scultore Antonio Maraini e del critico Luciano De Feo, inventa qualcosa che non esisteva ancora: un festival dedicato interamente al cinema come forma d’arte. La laguna divenne presto uno dei baricentri dell’eleganza globale, luogo magnetico in cui le dive potevano sfoggiare abiti luminosi, definendo un glamour liquido destinato a sopravvivere al tempo.

Perché Venezia è diventata così importante?

Il prestigio secolare della kermesse trascende il mero dato anagrafico per radicarsi in una vocazione precisa, quella di farsi specchio lucido del grande schermo. Il festival anticipa infatti da sempre con esattezza linguaggi visivi e correnti estetiche prima della loro consacrazione popolare; proprio per questo il Leone d’Oro, giunto alla sua forma definitiva nel 1954, celebra ancora oggi il coraggio autoriale più puro agendo come un precisissimo sismografo culturale, capace di registrare fibrillazioni politiche e le complesse dinamiche sociali del presente.

storia festival cinema venezia - Life&People Magazine

La prima controversia estetica: il potere della settima arte

Bastò una sola edizione perché la Mostra si guadagnasse la sua prima polemica: nel 1934, il film cecoslovacco Estasi di Gustav Machatý mise in scena il primo nudo integrale non solo del festival, ma del cinema stesso. La protagonista è una giovanissima Hedwig Kiesler, che diventerà celebre al mondo come Hedy Lamarr. Il film ottenne via libera grazie a Mussolini, conosciuto dall’attrice tramite il marito, un commerciante d’armi. Tra gli spettatori in sala quella sera c’era un giovanissimo Michelangelo Antonioni, che ricorderà per anni il silenzio teso della platea e “un brivido correre per la sala”. La stessa edizione premiò, con un certo contrasto morale, anche una giovane Katharine Hepburn per Piccole donne.

Rashomon e l’apertura al mondo: storia e cinema a Venezia

Se c’è un film che ha cambiato per sempre la percezione del cinema asiatico in Occidente, è Rashomon di Akira Kurosawa, Leone d’Oro 1951. La sua struttura narrativa rivoluzionaria vince a Venezia ed apre le porte del mercato occidentale al cinema giapponese, dimostrando concretamente il potere della Mostra di lanciare cinematografie intere, non solo singoli autori.

rashomon akira kurosawa - Life&People MagazineTra il 1963 e il 1966 la Mostra vive una delle sue stagioni più identitarie, con quattro Leoni d’Oro consecutivi assegnati a registi italiani: Francesco Rosi,  Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti e, nel 1966, La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Quest’ultimo film, con la sua messa in scena quasi documentaristica sulla resistenza algerina al colonialismo francese, trascende il suo valore estetico per diventare un documento politico ancora oggi citato e discusso, come dimostra la sua presenza recente anche in film di Paul Thomas Anderson.

battaglia di algeri pontecorvo festival cinema venezia - Life&People Magazine

Quando la Mostra diventa terreno di scontro sociale

Il ruolo della Mostra come specchio delle tensioni culturali non si è mai esaurito, come evidente nel 2002, quando il Leone d’Oro venne assegnato a The Magdalene Sisters di Peter Mullan. Il film è un atto d’accusa durissimo contro i metodi rieducativi degli istituti femminili gestiti da suore irlandesi, tanto da scatenare molte polemiche internazionali. Nel 2004 è Vera Drake di Mike Leigh, storia di un aborto clandestino nell’Inghilterra degli anni Cinquanta, a portare sul Lido un tema ancora divisivo – lo stesso tema che tornerà a vincere nel 2021 con La scelta di Anne di Audrey Diwan.

joker storia festival cinema venezia 2019 - Life&People Magazine

L’era contemporanea: Joker e la rottura dei confini

Negli ultimi anni la Mostra ha continuato a sorprendere, ridefinendo sempre più spesso i propri confini. Il Leone d’Oro a Joker di Todd Phillips, prima pellicola tratta da un fumetto a vincere il massimo riconoscimento, genera nel 2019 un dibattito acceso sulla legittimità del cinema popolare in un contesto d’autore, accolto comunque da un’ovazione di oltre otto minuti alla premiere.

nomadland chloe zao - Life&People MagazineIn piena pandemia è invece Nomadland di Chloé Zhao a conquistare il Lido prima di dominare anche gli Oscar. Nel 2022, All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras diventa il secondo documentario nella storia a vincere il Leone d’Oro. Vittorie che confermano come Venezia sappia ancora riconoscere e premiare l’eternità di una visione.

Condividi sui social