C’è un’Italia che non si concede al primo sguardo, che preferisce l’ombra dei viali di provincia alla monumentalità solenne delle grandi capitali del turismo. È l’Italia che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha accolto la sferzata di energia, giovinezza e rottura della Belle Époque, traducendo la linea curva e il motivo fitomorfo in un dialetto architettonico unico: il Liberty. Organizzarsi per un tour dedicato all’Art Nouveau tra le pieghe meno battute della penisola equivale a sottrarsi agli itinerari turistici standardizzati per decodificare il paesaggio urbano attraverso una lente diversa.
Questa architettura di transizione – che in Germania prese il nome di Jugendstil, in Austria di Secessione e in Francia di Art Nouveau – non ha ridisegnato soltanto i centri di Milano, Torino o Palermo. Ha lasciato tracce sublimi e silenziose in distretti industriali, borghi lacustri e cittadine costiere, dove la borghesia illuminata dell’epoca celebrava il proprio successo affidando alla pietra e al ferro battuto il sogno di una modernità totale.
Lo scrigno della Pianura Padana: Busto Arsizio, Gallarate e la Ferrara dei cerchi
Spostandosi a soli quaranta chilometri da Milano, il paesaggio industriale di Busto Arsizio rivela un’inaspettata fioritura di eleganti facciate d’inizio Novecento. La ricchezza economica generata dal tessile si è cristallizzata in capolavori come Casa Colombo, Villa Ferrario e Villa Leone. In via Mameli si incontra persino un singolare monumento realizzato assemblando putti, ghirlande e cornici salvati dalla demolizione di Casa Rena: un frammento di memoria storica convertito in opera d’arte. A pochissima distanza, Gallarate conserva un’atmosfera simile, impreziosita da gioielli d’architettura parzialmente segnati dal tempo ma carichi di fascino, come la sobria Villa Marelli, la ricca facciata di Villa Bossi e, sopra tutte, Villa Rodolfo, caratterizzata da un elegante gioco di mattoni rossi e balaustre in ferro battuto.
Muovendosi verso est, il Liberty cambia vocazione e si fa intimamente geometrico. A Ferrara, la passeggiata si concentra su Villa Melchiorri, edificata nel 1904 su progetto di Ciro Contini. Qui il tema decorativo abbandona la pura foglia d’acanto per sposare l’astrazione del cerchio, un motivo che domina gli stucchi e i cancelli in ferro battuto, trasformando l’edificio in uno degli esempi più raffinati e meno celebrati del modernismo emiliano.
I laghi della Belle Époque: le sponde dorate d’Iseo e di Como
L’acqua è da sempre specchio d’elezione per le architetture della transizione e del tempo lento. Sulle sponde del Lago d’Iseo, Sarnico si impone come la vera capitale del Liberty lacustre, non a caso musa ispiratrice dell’evento annuale Art Nouveau Week. È qui che l’architetto Giuseppe Sommaruga, genio indiscusso del Liberty italiano, ha espresso la sua poetica monumentale e plastica per conto della famiglia Faccanoni, firmando l’asilo infantile, il mausoleo e splendide dimore suburbane. Se Villa Surre apre periodicamente i propri spazi interni per congressi e manifestazioni, basta percorrere a piedi il lungolago per lasciarsi catturare dalla perfetta fusione tra elementi lapidei e rigogliosa natura circostante.
Sull’altro ramo lombardo, alle porte di Menaggio sul Lago di Como, sorge Villa Valsecchi. Questa dimora privata, edificata nei primi anni del Novecento, è un trionfo pastello di figure femminili scolpite in grandi nicchie, rami fioriti in stucco e tralci di vite che sembrano arrampicarsi sulle superfici in pietra, offrendo a chi transita lungo la strada un’istantanea di pura evasione estetica.
L’Art Nouveau Week: il festival della riscoperta estiva
Questo patrimonio sparso e spesso custodito all’interno di proprietà private trova la sua massima accessibilità nel mese di luglio. Dall’8 al 14 luglio 2026 torna infatti l’Art Nouveau Week, il festival internazionale curato dall’associazione Italia Liberty ideata da Andrea Speziali. Durante questa settimana di celebrazione, una fitta rete di visite guidate, conferenze e aperture straordinarie consente di varcare i cancelli di dimore storiche solitamente inaccessibili al grande pubblico.
Tra le tappe più spettacolari del festival merita una menzione d’onore Villa Zanelli, situata direttamente sulla spiaggia di Savona. Questo capolavoro del Liberty ligure, progettato da Gottardo Gussoni insieme a Pietro Fenoglio, mescola suggestioni torinesi e influenze nordeuropee in una struttura sinuosa lambita dal mare, che l’associazione punta a convertire in un polo museale permanente. Poco distante, nell’entroterra savonese, la frazione di Altare custodisce Villa Rosa, straordinaria sede del Museo dell’Arte Vetraia, dove la trasparenza del materiale d’elezione del Liberty si fa storia e cultura industriale.
L’eredità monumentale delle vette e delle coste
Il viaggio tra i capolavori meno noti non può prescindere da due estremi geografici di grande fascino. Sulla sommità del Monte Tre Croci, sopra Varese, svetta il Grand Hotel Campo dei Fiori, una maestosa e silenziosa cattedrale del turismo d’élite firmata anch’essa da Giuseppe Sommaruga. Sebbene la struttura abbia chiuso i battenti negli anni Sessanta, conserva immutata un’atmosfera sospesa e solenne, visitabile grazie a speciali tour su prenotazione che ne svelano i saloni d’antan.
Infine, scendendo sulla costa adriatica, Riccione racconta gli esordi del turismo balneare attraverso le sue eleganti residenze estive. Accanto a Villa Franceschi, oggi Galleria d’arte moderna e contemporanea, spicca Villa Antolini, raffinata dimora marina disegnata dall’architetto Mirko Vucetich. Con le sue linee asimmetriche e i dettagli scultorei rivolti verso l’Adriatico, la villa sussurra ancora le storie di quella borghesia che vedeva nel sole, nel mare e nel Liberty la promessa di un secolo felice.








