A oltre dieci anni dalla nascita della Vietnam International Fashion Week, il Paese continua il percorso che lo sta trasformando da hub produttivo del fashion system globale a protagonista creativo nelle tendenze moda della scena asiatica. Per anni il Vietnam è stato uno dei grandi protagonisti silenziosi dell’industria della moda globale. Un Paese capace di produrre capi di qualità per alcuni dei più importanti marchi internazionali, ma raramente associato a una propria identità creativa. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. A chiusura della 21ª edizione dell’Aquafina Vietnam International Fashion Week di Ho Chi Minh city, quale eredità resta di questi giorni di sfilate, show e talento creativo in passerella? Al di là del semplice evento dedicato alla moda, la settimana della moda si conferma come uno dei principali strumenti attraverso cui il Vietnam sta ridefinendo il proprio ruolo all’interno del sistema fashion internazionale.

Il ruolo di Trang Lê nel fashion system vietnamita

Dietro questa trasformazione c’è anche la visione di Madame Trang Lê, CEO di MultiMedia JSC (la società che organizza l’evento) e figura considerata una delle principali artefici dello sviluppo del fashion system contemporaneo vietnamita. La Vietnam International Fashion Week nasce nel 2014 in un contesto molto diverso da quello attuale: il Paese è già una realtà strategica per la produzione tessile internazionale, ma fatica fatica ad essere riconosciuto come una nazione capace di creare moda nel proprio stile e non soltanto di realizzarla. L’obiettivo del progetto è: creare un ponte tra il Vietnam e il sistema fashion globale, portando designer, media e operatori internazionali in nel Pese e, contemporaneamente offrire ai talenti locali una prima piattaforma capace di valorizzarne il lavoro oltre i confini nazionali.

L’intuizione va oltre l’organizzazione di una Fashion Week: negli stessi anni Trang Lê contribuisce all’introduzione nel Paese di format televisivi come Vietnam’s Next Top Model, Project Runway Vietnam e The Face Vietnam, così da aiutare a formare una generazione di modelle, designer e professionisti del settore, andando a costruire un vero e proprio ecosistema che collega formazione, visibilità mediatica e opportunità professionali.

Manifattura a laboratorio creativo: i numeri di una crescita che continua

La vera novità di questa edizione della Vietnam International Fashion Week riguarda il ruolo che il Vietnam si sta ritagliando nel panorama internazionale della moda. Oggi la sfida è diversa: trasformare la competenza manifatturiera consolidata in una propria identità creativa riconoscibile. Le collezioni presentate durante la 21esima edizione mostrano una ricerca di equilibrio tra apertura internazionale e valorizzazione dell’identità locale. In quattro giorni di sfilate, la Vietnam International Fashion Week 2026 ha ospitato quindici designer e brand provenienti da Vietnam, Italia, Corea del Sud, Singapore e Thailandia. Accanto a nomi consolidati della scena vietnamita come Adrian Anh Tuấn, DMC Đỗ Mạnh Cường e Đặng Trọng Minh Châu, hanno sfilato ospiti internazionali come l’italiano Angelo Cruciani, il singaporiano Frederick Lee e il sudcoreano Chung Chung Lee, confermando la crescente apertura internazionale dell’evento.

Apertura internazionale tra Italia, Singapore, Thailandia e Corea del Sud 

La crescente presenza di media, buyer, professionisti, unitamente alla presenza di ospiti stranieri testimonia il consolidamento di Ho Chi Minh City come uno dei poli emergenti della moda nel Sud-Est Asiatico. A questo, si somma una significativa componente di designer internazionali sulla passerella a conferma della volonta di costruire un dialogo tra culture, mercati e visioni creative differenti.

In questo contesto si inserisce anche la partecipazione del designer italiano Angelo Cruciani, invitato a rappresentare l’Italia all’interno della manifestazione con il suo progetto Angelo. La presenza italiana è stata fortemente sostenuta dal Consolato Generale d’Italia a Ho Chi Minh City, partner dell’evento e rappresentato durante l’inaugurazione dalla Console Generale Alessandra Tognonato, da tempo impegnata nel rafforzamento delle relazioni culturali ed economiche tra Italia e Vietnam. Più che una semplice partecipazione internazionale, la presenza italiana racconta la progressiva trasformazione della Vietnam International Fashion Week in un sistema capace di costruire relazioni istituzionali e opportunità di collaborazione tra realtà creative differenti.

Oltre la passerella

Nel corso delle ultime edizioni, la Vietnam International Fashion Week ha visto crescere la presenza di designer locali sempre più riconoscibili con notevoli abilità nella creazione di linguaggi estetici propri. La sfida, naturalmente, è ancora aperta: se all’inizio il traguardo era dimostrare che il Vietnam potesse essere un creatore di moda, oggi l’obiettivo si è spostato nella direzione più identitaria della costruzione di una firma riconoscibile in un panorama internazionale sempre più competitivo. E forse è proprio questo il lascito più interessante di questa edizione: la sensazione che il Vietnam non stia più cercando semplicemente di partecipare alla conversazione globale sulla moda, ma stia iniziando a trovare una propria voce.

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