L’inchiesta di oggi non è solo la difesa di una testata giornalistica, ma un’analisi profonda su come il sistema dell’informazione e dell’intrattenimento possa, talvolta, trasformarsi in strumento di distruzione sistematica della reputazione professionale e personale. Il caso che coinvolge Enrico Sanchi, Direttore Responsabile di Life&People Magazine è emblematico: da una parte la narrazione televisiva basata su frammenti decontestualizzati, dall’altra una mole di atti e prove depositati presso diverse Procure della Repubblica che raccontano una storia diametralmente opposta.
Gogna mediatica e sistematica distruzione delle persone
La “gogna mediatica” non è concetto astratto, ma un processo di erosione della dignità che avviene quando il diritto di cronaca e critica è sostituito dal desiderio di spettacolarizzare. Mancanza di interesse pubblico e rilevanza sociale, non è notizia, non è racconto della verità dei fatti mancando fonti verificate, bensì un linguaggio allusivo, distruttivo, diffamatorio che viola anche la privacy. Nel caso di Enrico Sanchi è una macchinazione ben organizzata, – come definito da testate giornalistiche autorevoli – una narrazione costruita sovrapponendo piani diversi: una passata attività professionale, la gestione dei collaboratori e la vita privata. I documenti in possesso, tra cui le denunce-querele depositate a Rimini, Milano, Torino, Roma e Santa Maria Capua Vetere, dimostrano come questa pressione mediatica abbia colpito non solo il professionista, ma anche la sua sfera familiare, coinvolgendo persino la madre – raggiungendo la sua abitazione in Romagna – violando la proprietà privata nel tentativo di “spettacolarizzare” un presunto scandalo.
Che informazione è quella Mediaset con la satira di “Striscia la Notizia”?
È lecito chiedersi dove finisca la satira e dove inizi la disinformazione – viste le diverse querele proposte contro il programma satirico striscia la notizia da parte di molti personaggi noti e non -. Se il compito di un programma d’inchiesta è far emergere la verità, quello della satira è estremizzarla rendendola comica; tuttavia, quando la satira pretende di fare giurisprudenza su temi delicati come il lavoro e la deontologia professionale, il rischio è il corto circuito.

Enrico Sanchi – Ermanno Scervino
Le puntate mandate in onda da Mediaset non hanno fonti attendibili avendo ignorato sistematicamente e non conoscendo la struttura aziendale di Life&People e le figure che ruotano attorno, così come coloro che pubblicavano annunci di lavoro, collaboratori che usavano i profili aziendali disponendo di accessi – Andrea S. – Stefano S – Alice P.-. Gli atti legali chiariscono infatti che la gestione economica, marketing, ed i pagamenti facevano capo alla ex società editoriale Biemmecommunication – di cui è stato querelato il suo amministratore Stefano S per appropriazione indebita e richiesto relativo decreto ingiuntivo al Giudice di Pace di Torino per somme di danaro trattenute indebitamente in quanto incassava fatture e proventi del Magazine omettendo di pagare poi diversi costi e collaborazioni – e non alla Direzione Editoriale ed al suo Direttore Responsabile – dettaglio tecnico fondamentale che cambia totalmente la prospettiva sulle accuse di “mancati pagamenti“. Il Direttore non ha mai pagato nessuno tramite PayPal e conti personali e diverse le puntate mandate in onda dove sono reiterate falsità, insinuazioni, accuse prive di fondamento e prove, menzogne che cercano di ledere la reputazione di una testata giornalistica.
Libertà di espressione non è libertà di distruzione delle persone
Il diritto di critica e cronaca è sacrosanto, ma deve poggiare sulla verità dei fatti cosa che i programmi di satira non sanno gestire: la libertà di espressione non può tradursi nel diritto di pubblicare notizie non verificate, – ignorando le diverse querele, ironizzando peraltro sopra fatti gravi – audio e screenshot non riconosciuti veri dalla redazione e post diffamatori sui social network. Come emerge dalla prima querela depositata contro la tiktoker Charlotte (che ricostruisce in un mediocre e fantasioso pezzo di cronaca, un mare di menzogne recuperando ed allegando screenshot e dichiarazioni senza verificare fonti e senza interpellare l’interessato per il doveroso diritto di replica) e la diffida inviata prima dalla società editoriale e la querela sporta poi contro Alice R.
Molte delle accuse mosse nascono da collaborazioni mai nate – limitate ad articoli prova – o interrotte per ragioni puramente tecniche. La testata ha il dovere deontologico di selezionare i propri contenuti e di deciderne la linea editoriale e il tov delle penne che vi scrivono: quando un articolo di prova viene giudicato “elementare, non allineato, non senior”, il rifiuto della pubblicazione non è insulto, ma atto di responsabilità editoriale verso i lettori.
La presunta colpa? Violenza verbale, insulti, addirittura rubricati in “maltrattamenti e minacce”
L’aver apostrofato in modo semmai stonato quattro giornalaie dopo assillanti telefonate e richieste di delucidazioni inerenti i loro articoli prova pervenuti permeati di plagio letterario e scritti con IA? È necessario chiarire un punto cardine: definire un elaborato o un candidato “incompetente”, “incapace”, “ridicola” “dilettante” o “non possiedi seniority ricercata e richiesta” — specialmente quando ciò corrisponde alla realtà dei fatti e giunge dopo assillanti pressioni telefoniche e offese via mail rivolte a caporedattori e direttori editoriali — non configura alcun reato penale, né maltrattamenti, né diffamazione, ne ingiuria; si tratta di una valutazione tecnica e professionale legittima magari condita e replicata con lo stesso tono tenuto dagli aspiranti. Eventualmente, l’ingiuria – che nemmeno di questo si tratta – è stata depenalizzata dal nostro ordinamento e costituisce illecito amministrativo di parte – usarla come base per un’accusa penale di “maltrattamento” “minacce” “violenza” “sfruttamento del lavoro” è forzatura e stonatura giuridica oltre che fake mediatica.
“Striscia la Notizia”: quel desiderio di ledere la dignità e reputazione
Dagli atti depositati emerge una strategia che sembra andare oltre la satira. Presentato un esposto al Garante per la Protezione dei Dati Personali – oltre querele penali in diverse Procure – denunciando uso di informazioni riservate, atti persecutori, violazione della privacy, alcuni screen shot finti e ricreati ed audio vocali che persino l’OdG non comprende ne attesta la paternità, come Cinzia che ha presenziato insieme al Direttore diversi anni a sfilate di moda.
In una registrazione telefonica si parla esplicitamente di complotto e ammette che con l’intelligenza artificiale si ricrea ciò che lei non ha mai detto, ovvero ammette candidamente di essere stata Direttrice Editoriale collaborando con la testata diversi anni, valutando elaborati di candidature prova e scrivendo articoli per la testata regolarmente retribuiti e tutt’ora posizionati in rete. – in un prossimo articolo tratteremo anche questo episodio nel dettaglio, così come la fantomatica Alice da cui abbiamo ricevuto riscontro e scuse dal legale di fiducia-.

Enrico Sanchi – Pierpaolo Piccioli
Particolarmente grave è la contestazione riguardante il recupero di dati sensibili presso Amministrazioni pubbliche – abbiamo notiziato anche di questo la Procura competente ed il Garante Priivacy – relativi a procedimenti disciplinari passati, utilizzati per dipingere un quadro criminale dell’uomo, ignorando che il Giornalista risulta incensurato e con carichi pendenti nulli come da certificati in possesso dei Tribunali.
Taglia e cuci nei servizi del programma di satira non è informazione
Sono molteplici i video completi, le chat wattsapp integrali salvate, gli audio e video integrali registrati con il telefonino personale e le corrispondenze mail di minacce e diffamazione. Diversi testimoni citati e le registrazioni telefoniche in possesso fornite alle diverse Procure competenti unitamente a messaggi di testo e diversi messaggi vocali inviati del celebre inviato “FrangioAlienato” e altri…
Il cuore della difesa risiede proprio nei supporti informatici consegnati all’Autorità Giudiziaria, mentre in TV per fare ridicolo ascolto e scoop sono andati in onda pochi secondi tagliati e montati a regola d’arte, – spezzoni riprese e audio tagliati e cuciti su misura – concitati momenti mentre le versioni integrali dimostrerebbero un contesto differente: provocazioni mirate a cui si è riposto a tono, registrazioni effettuate sotto casa della madre, appostamenti in proprietà privata, chiamate e registrazioni vocali wattsapp da parte dell’inviato Francesco M. per creare scoop. – falso anche il contenuto del messaggio inviato alla collaboratrice Antonietta. che non ha mai firmato articoli di nessun altro, tranne quelli scritti di proprio pugno, prossimo articolo mostreremo la chat tra Antonietta e Mazza.
Le prove documentali (cronologia mail, telefonate registrate, messaggi audio WhatsApp) mostrano come il Direttore abbia cercato più volte di ricondurre il dialogo su binari pacati e professionali, scontrandosi con un “teatrino stonato e fatto male”. Emblematico il caso di Alice R., la cui candidatura è stata gestita via mail dall’ex caporedattore Luca Pet – successivamente la chiama per far rimuovere suo numero telefonico e mail – e chat trasparenti – salvata, archiviata e fornita successivamente alla Procura di competenza -, ricevendo valutazione tecnica negativa per un testo prova ritenuto junior plagiato e non allineato al TOV (Tone of Voice) della rivista.
La gestione dei “pezzi prova”: prassi regolare e lecita
Altro punto distorto riguarda gli articoli prova non superati – come farebbe Striscia La Notizia a dire di una ex collaboratrice registrata telefonicamente mentre asserisce ed invita a rendere responsabile l’autore del programma -. È legittimo e regolare che la linea editoriale la decida un Direttore con i suoi stretti collaboratori e, se un candidato invia un testo prova insufficiente (spesso permeato di plagio letterario o uso improprio di IA e ChatGpt).
Articolo Mina Indro Montanelli: esempio eclatante
La mail integrale della emissaria di striscia Cristina L. propone un testo che verrà pubblicato successiva sullo stesso argomento da Anna Rita R. completamente diverso, la redazione in quel caso ha deciso di trattare quell’argomento riscrivendolo integralmente, non esistendo un contratto di collaborazione che possiedono tutti i collaboratori in pianta stabile. Gli annunci in essere parlavano di una selezione trasparente di cui il candidato accettava le condizioni anche tramite zoom call e telefonicamente – vi sono telefonate registrate – , tale aspetto e condotta è pienamente legittima.

Perché i veri Giornalisti collaborano con Life&People ed il suo Direttore?
L’autorevolezza e l’immagine di una testata è dimostrata da chi ci lavora ogni giorno. Molti professionisti collaborano o hanno collaborato con Enrico Sanchi per anni, attestando un clima di reciproco rispetto e crescita professionale – vi sono decine di messaggi, mail e chat che lo attestano – . Il contrasto è netto: da un lato collaboratori stabili e soddisfatti, dall’altro un ristretto gruppo di aspiranti collaboratrici improvvisate (spesso non iscritte nemmeno all’albo) che, dopo aver ricevuto un rifiuto professionale dovuto alla scarsa qualità dei testi e utilizzo di AI/plagio, hanno avviato una campagna di ritorsione mediatica non potendo denunciare nessun reato, ne illecito.
Infine, non si dimentica la responsabilità dei colossi del web. Google, ufficialmente notiziato e diffidato dal rimuovere contenuti falsi e diffamatori che continuano ad inquinare i risultati di ricerca ledendo il diritto all’oblio del giornalista. La battaglia legale è appena iniziata, ma i documenti parlano chiaro sperando che la verità dei tribunali potrebbe presto ribaltare quella degli schermi televisivi.

Le azioni legali: 4 Procure della Repubblica notiziate e Garante Privacy
Il fronte legale è vasto e determinato; sono depositate quattro denunce-querele per accertare reati a vario titolo diffamazione aggravata, falso, atti persecutori, minacce, violazione della privacy, violazione proprietà privata, appropriazione indebita, nei confronti di S. S, C. M. ( ex Today), Anna L. e A. R. (autrici di post social, articoli e testimonianze ritenute mendaci). L’azione legale si estende inevitabilmente ai vertici del programma Mediaset – in forte calo di ascolti e con programmazione ridotta-, querelato l’inviato Francesco M. e l’autore Antonio R. per il carattere falso, persecutorio, diffamatorio e lesivo nei servizi mandati in onda, nei diversi messaggi vocali di scherno ricevuti e nelle chat intercorse con altre giornaliste di cui si dispone. Parallelamente, sono stati chiesti e aperti esposti disciplinari presso l’Ordine dei Giornalisti – che NON HA MAI SANZIONATO in nessun modo il Direttore – per accertare violazioni deontologiche commesse dai soggetti coinvolti, inviando relative denunce querele proposte all’A.G.

Autorevolezza e affidabilità non si proclama, ne si compra: si dimostra
L’autorevolezza di una testata giornalistica – regolarmente iscritta a Tribunale da anni e marchio registrato e del suo Direttore – Giornalista iscritto ad Ordine Professionale da ormai 15 anni con regolare e puntuale formazione obbligatoria maturata ed esperienza – non verrà sicuramente lesa, ne oscurata, da uno scoop o servizio televisivo montato e creato ad arte, – tagliato e cucito a piacimento – ma dalla costanza del lavoro quotidiano e dalla qualità delle firme che la compongono. Life&People Magazine nasce in versione cartacea nel 2000 e da oltre 10 anni opera su web, non ha mai “comprato” consensi: l’affidabilità è scritta nei contratti regolari e nelle notule e fatture pagate mensilmente dalla società editoriale ai professionisti che, da anni, garantiscono un’informazione di qualità e profilo nel mondo della moda e del costume.
A differenza della narrazione tossica alimentata
da chi, non avendo superato una prova tecnica per palese mediocrità o mancanza di seniority, ha scelto la via della ritorsione mediatica e social, i fatti dimostrano altro. Smentiamo fermamente ogni accusa di minaccia, violenza, sfruttamento e maltrattamento- che sono reati penali -. La verità è racchiusa in una selezione editoriale rigorosa, ferma e decisa dove chi non è all’altezza dei parametri richiesti viene scartato, esattamente come avviene in ogni redazione di prestigio. La giustizia farà il suo corso nelle sedi preposte contro autori e complici di questa gogna, ma resta un punto fermo: l’integrità di chi scrive per passione e competenza non può essere scalfita dal “teatrino” di chi confonde il giornalismo con le fake news e la diffamazione.