È uscito “Parthenope”, l’ultima fatica cinematografica del regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Un magnifico concentrato della cultura napoletana, per la seconda volta consecutiva unica vera musa ispiratrice del cineasta più importante della storia recente italiana, protagonista per 136 minuti delle inconfondibili ed ipnotiche inquadrature dal vangelo secondo Sorrentino. La pellicola è un’esperienza immersiva che abbraccia la storia, la musica e, soprattutto, l’arte del costume partenopeo dell’ultimo secolo. In questo contesto, il lavoro di chi veste i personaggi si rivela più che mai cruciale, indispensabile per trasmettere la complessità e l’anima vibrante di Napoli attraverso gli abiti indossati nel film Parthenope.

La magia dei costumi
Ogni outfit presente in “Parthenope” è un pezzo di un bellissimo e grandissimo mosaico. I colori, le trame e i materiali utilizzati riflettono non solo l’epoca storica in cui è ambientato il film, ma anche l’identità culturale del capoluogo campano, tutt’ora pressoché intonsa. Il costumista Carlo Poggioli si è occupato di “vestire” la sceneggiatura di Sorrentino in collaborazione con Saint Laurent: lo stesso ha più volte descritto il suo processo creativo come una sorta di dialogo con la città stessa. I costumi non sono semplici abiti, ma narrazioni visive che parlano della vita, della speranza e delle sfide dei personaggi immersi in uno degli scenari più suggestivi sulla terra.
La scelta dei colori è particolarmente significativa: Napoli è nota in tutto il mondo per i suoi vivaci colori pastello che caratterizzano i suoi panorami. Il blu del mare, il giallo caldo dei palazzi che riflettono i raggi del sole del sud, ma anche il rosso dei coralli che abitano i fondali: tutti questi elementi sono stati sapientemente tradotti in tessuti e design. Gli abiti in “Parthenope”, dunque, fungono da riflesso del paesaggio urbanistico ma anche naturale, creando un legame indissolubile tra i personaggi e l’ecosistema in cui operano.
Simbologia e tradizioni
Oltre alla indiscutibile bellezza estetica, gli abiti del film Parthenope sono altresì intrisi si simbolismo. Ad esempio nell’utilizzo strategico degli accessori, che richiamano le tradizioni locali, come il famoso corno napoletano, che simboleggia protezione e fortuna; un tipo di attenzione, secondo il sottoscritto, che ne arricchisce la narrazione visiva, offrendo al pubblico una ulteriore chiave di lettura per connettersi ancora più profondamente con la cultura napoletana.

Dettagli che cambiano, come gli abiti che scandiscono il tempo che passa nel corso della storia: in “Parthenope” ritroviamo una Napoli vintage, a cavallo degli anni 70′ e 80′, a fare da sfondo all’evoluzione di una storia umana intrigante. Quella della protagonista, interpretata dalla delicata e seducente Celeste Dalla Porta, che veste colori vivaci, accesi come il sole che da sempre riscalda la sua città. La bellissima Parthenope, nata in mare baciata dalle onde del golfo, come una ideale Venere a cui nessuno riesce a resistere.
Man mano che la protagonista cresce e matura
anche gli indumenti che indossa sbiadiscono in favore di tonalità più leggere e meno appariscenti. Più “nordiche”, verrebbe da dire, visto il trasferimento affrontato dalla stessa nelle fasi finali del lungometraggio. Crescita personale, sicuramente, ma anche affermazione di sé. E chi meglio di Stefania Sandrelli poteva interpretare l’eleganza e la conoscenza così profonda di sé se non una diva per eccellenza come lei.
Il costumista, in concerto con il reparto scenografico nella sua interezza, ha saputo quindi far riflettere il percorso affrontato da Parthenope nell’intero arco narrativo attraverso gli outfit; ogni scelta di design è una finestra sull’animo dei protagonisti, un bellissimo quadro dipinto sulla tela d’eccezione formata dal duo Dalla Porta-Sorrentino.
Un dialogo con il pubblico
Un aspetto questo, che rende “Parthenope” un’opera multidimensionale, dove la moda e l’arte si compenetrano e arricchiscono la narrazione cinematografica. La cura dei costumi in quest’ultimo film di Sorrentino si fa a mio giudizio portavoce di un linguaggio potente che trasmette emozioni, racconta storie, rivelando la complessità di una città che, come i suoi abitanti, è in continuo fermento e trasformazione.
L’arte e la maestria di una costumista di livello come Carlo Poggioli non risiede solo dunque nella creazione degli abiti, ma nel riuscire a “vestire” una narrazione che celebra un posto magico e complesso come lo è Napoli, rendendo ogni scena un’opera a sé stante. Riuscire a emergere attraverso la moda in uno scenario incantevole come quello partenopeo, in grado di rapire l’occhio del pubblico ad ogni inquadratura, è una lavoro complesso ma che la casa di moda francese e la troupe che ha lavorato al film hanno magistralmente portato a termine, rendendo il film un vero e proprio concentrato di bellezza per la gioia degli occhi dei cinefili più esigenti.








