La discussione sulla fecondazione assistita infiamma da giorni il dibattito politico e sociale italiano. Un tema spartiacque, in grado come pochi di accendere ed evidenziare ulteriormente le differenze di vedute, già ben note e consolidate, tra l’elettorato di destra e quello di sinistra. Il senato ha approvato con 84 voti favorevoli e 58 contrari la proposta di legge, promossa da Fratelli d’Italia, volta a rendere la gestazione per altri (GPA) un “reato universale”, punibile dunque anche se consumatosi al di fuori dei confini nazionali. Le coppie o i singoli individui che abbiano regolarmente adottato all’estero tramite “utero in affitto”, previo pagamento di ingenti somme di denaro, saranno perseguibili giuridicamente e rischiano multe davvero salate, nonché un periodo di reclusione che va dai 6 mesi ai 2 anni.
Compravendita di bambini per molti, garanzia del diritto alla genitorialità e all’adozione per altri: il tema della procreazione assistita intercetta il bisogno primario di sentirsi genitori. Una esigenza certamente molto diffusa, svolta cruciale nel processo di autodeterminazione di ciascun individuo, rivendicata a gran voce da chi non ha la possibilità di soddisfarla per vie tradizionali. La materia è diventata negli anni uno degli argomenti più sensibili afferenti al mondo LGBTQ+, da subito fortemente critico nei confronti del provvedimento del governo italiano, definito dai suoi più alti esponenti come “medievale” e “atroce propaganda”.
In Italia l’adozione è disciplinata
dalla legge n.184 del 1983, nonché dai suoi emendamenti del 1998 e del 2001. I requisiti fondamentali per accedere a questo istituto sono chiaramente delimitati: la norma non concede la possibilità alle coppie omogenitoriali di prendere a carico un minore, tanto meno di affidarsi a una madre surrogata che porti avanti la gravidanza in loro vece. La regolare richiesta di adozione va inoltrata al Tribunale dei Minori competente e integrata con tutta la documentazione necessaria. L’ufficio giudiziario, nelle figure professionali di psicologi e assistenti sociali, procederà poi a stilare una relazione che certifichi la completa idoneità della coppia ed il via libera ad adottare.

Accogliere un bambino nella propria casa è forse uno dei gesti più nobili e totalizzanti che una famiglia possa compiere. Tuttavia, rivolgersi a banche del seme e degli ovuli, selezionando scientificamente tratti somatici e caratteristiche del nascituro in base alle proprie preferenze, macchia forse indelebilmente un processo magico e straordinario come quello di diventare genitori. Una deriva eccessivamente capitalistica, che mercifica persino il miracolo della vita, oggetto di transazioni e mercato, ancor più controversa se si considerano i milioni di bambini che ogni anno aspettano soltanto di essere amati, abbandonati a loro stessi in strada o negli orfanotrofi.
Tra le critiche più feroci mosse verso la GPA,
vi è anche la presunzione di sfruttamento della povertà e dell’indigenza economica delle donne. Ragazze in cerca di soldi “facili”, disposte a farsi impiantare nell’utero un ovulo fecondato e portare avanti una gravidanza per nove mesi per poi non rivedere mai più il bambino che portavano in grembo. Un vero e proprio “lavoro”, una visione della maternità surrogata fredda ed impossibile da accettare per chi considera la vita come un miracolo divino, dono sacro ed inviolabile.

L’effettiva applicabilità della legge contro la gestazione per altri, inevitabilmente, è rapidamente divenuta oggetto di forte dibattito giuridico ed ideologico. Se questa può, da un lato, rappresentare un importante incentivo per spingere gli aspiranti genitori ad adottare i bambini bisognosi già nati, scoraggiandoli dall’ordinarne di altri “preconfezionati”, non si può certo negare la genitorialità alle persone omosessuali, desiderose di accedere agli stessi diritti già garantiti alle famiglie cosiddette “tradizionali”.
Come dimostrato ampiamente dalla scienza,
l’unica prerogativa fondamentale per la crescita di ciascun bambino è quella di vivere in un ambiente sano, protetto, e riscaldato dall’amore dei suoi genitori. Qualora anche le coppie queer presentino tutti i requisiti e superino regolarmente le prove di idoneità psicofisiche previste dal nostro ordinamento giuridico, così come avviene in moltissimi paesi in giro per il mondo, allora anche questi dovrebbero poter esercitare il sacrosanto diritto di adottare e mettere su famiglia, a prescindere dal loro specifico orientamento sessuale.








