Mentre Milano chiude la propria settimana con l’interrogativo su quale sia il peso dell’eredità sartoriale delle grandi Maison, la capitale francese affronta invece un enigma più tecnico. La sfida si concentra su come togliere peso a un abito pur preservandone intatta l’autorità formale. Le tendenze moda viste alla Paris Fashion Week appena conclusa – collezioni Primavera Estate 2027 – delineano quindi una ricerca ossessiva verso una leggerezza quasi aspirazionale. Questo obiettivo respinge categoricamente l’idea di semplificare i tagli: alleggerire un’architettura tessile, in questo scenario, esige un rigore e una dose di lavoro superiori rispetto alla mera creazione decorativa.


Tendenze moda Paris Fashion Week: la leggerezza esercizio tecnico
Nelle scuderie della Garde Républicaine, Nadège Vanhée intitola la sua collezione per Hermès La forma dell’Aria e svincola pelle e tessuti dalla forza di gravità. Sono simbolo della sfilata un abito smanicato che si scompone in tagli verticali realizzati al laser. Persino le Birkin e Kelly, destrutturate e appiattite, diventano sottili buste da portare a mano.
Un principio analogo, declinato con un’attitudine opposta, pervade la sfilata di Rick Owens al Palais de Tokyo. Qui robuste cinghie industriali in nylon, concepite per il trasporto di merci, vengono affidate alle mani di tessitori comaschi per rinascere sotto forma di una preziosa double duchesse. Accanto a queste sculture, giacche dall’aspetto a millefoglie prendono vita dall’applicazione manuale di migliaia di cerchi in tulle riciclato.

Sulla passerella di Chanel, Matthieu Blazy introduce lo smocked tweed, un’inedita lavorazione elasticizzata capace di rendere la giacca morbida ed estensibile quanto un capo in maglia.

A chiudere la settimana nella Cour Carrée del Louvre, Nicolas Ghesquière dà alla sua collezione Louis Vuitton un titolo che è quasi un programma, Ergonomia, e capovolge il senso del termine trasformandolo in una struttura aerea messa al servizio del corpo in movimento; giubbotti biker e bomber scamosciati privati di ogni pesantezza e una bandiera a scacchi che si smaterializza in strascichi impalpabili.
L’archivio si apre per essere ripensato
La seconda tendenza riguarda il modo in cui le Maison hanno trattato la propria storia, scegliendo quasi sempre di toccarla – e viverla – invece di esporla solamente. Da Chanel la modella che apre lo show stringe tra le mani la vera borsa 2.55 appartenuta a Gabrielle Chanel nel 1955, concessa in via eccezionale dagli archivi del Patrimonio, mentre da Schiaparelli il direttore Daniel Roseberry recupera i ricami vegetali che Elsa aveva nel 1941 per schernire le restrizioni belliche, riproponendo ravanelli e cime di rapa su velluti e camicie trasparenti.


Saint Laurent compie la stessa operazione in scala architettonica, ricostruendo sotto la Torre Eiffel il Salon Impérial dell’Hôtel InterContinental, la sala in cui Monsieur Yves faceva sfilare le proprie collezioni di alta moda dal 1976. Anche Alessandro Michele per Valentino ribalta il concetto e intitola la collezione Antibiblioteca, dedicando la collezione ai libri non ancora letti e quindi, per analogia, al guardaroba delle possibilità che non abbiamo ancora indossato.

Le palette: oro, magenta e colori del tramonto
La tavolozza cromatica della stagione si scinde in due visioni contrapposte. Da un lato trionfa la devozione per una singola nuance, dall’altro prende invece forma una fluidità di colore. Anthony Vaccarello ipnotizza il pubblico con cinquantanove uscite, di cui quarantanove totalmente immerse nell’oro. L’esplorazione sfiora il pallido e il brunito, accarezza i bagliori bizantini e la ricchezza rinascimentale, per poi cedere il passo a un nero abissale nel gran finale.
Hermès insegue invece l’evoluzione della luce diurna: la sfilata scivola dall’avorio e dal blu verso la vitalità dell’arancio, di tonalità tabacco ma soprattutto del geranio vermiglio. Valentino sceglie invece la saturazione assoluta, accendendo la scena con fucsia e magenta intervallati da lampi di rosa cipria e verde smeraldo. Schiaparelli intraprende un percorso inverso, ancorandosi saldamente a un’austera triade composta da Schiap black, bone e butter. Una purezza interrotta da fulminei accenti d’archivio, dominati dall’intensità del blu martin pescatore.
La vittoria delle calzature basse
C’è poi un dettaglio che vale una tendenza intera, perché da Chanel trionfano le flat shoes, da Hermès sfilano sandali bassi di ispirazione gladiatore e ciabattine infradito e da Schiaparelli compaiono babouche comode e mule dal tacco basso, tutte scelte che restituiscono naturalezza al passo. Fanno eccezione Saint Laurent, con i sandali vertiginosi dai tacchi avvolti da serpenti e Rick Owens, i cui calzari monumentali sollevano le modelle sopra il fumo della passerella.
A chiudere la settimana è stato però un gesto più che un abito, quando sulle note di Charlotte Gainsbourg, e dopo dieci anni alla guida di Saint Laurent, Anthony Vaccarello ha raggiuntoil pubblico per il saluto finale e ha consegnato a suo figlio Luca le chiavi della maison. Se sia un congedo o soltanto una celebrazione del decennale, per ora, nessuno lo ha ancora confermato.









