In un momento storico in cui il concetto di brand ambassador è spesso ridotto a numeri, visibilità e algoritmi, la scelta di Jacquemus di affidare un ruolo simbolico a Liline — conosciuta ormai come Nonna Liline — appare gesto controcorrente, profondamente consapevole. Non è provocazione né operazione nostalgica, ma dichiarazione culturale che parla il linguaggio dell’emozione, della memoria, della verità. La decisione di legare il nome del brand ad una figura così lontana dai canoni tradizionali dell’industria è una riflessione sul senso stesso della rappresentazione oggi. La chiave di lettura non è l’ironia, come qualcuno potrebbe pensare, ma la coerenza. Jacquemus non ha mai costruito il proprio universo su un’idea di perfezione distante; al contrario, ha sempre lavorato su un’estetica intima, radicata, profondamente umana. In questo contesto, la scelta di Nonna Liline non è un’eccezione, ma una naturale estensione del racconto.
Le origini del Brand
Fin dalle prime collezioni, Simon Porte ha inserito nel suo lavoro riferimenti personali, geografici, affettivi. La Provenza, la famiglia, l’infanzia, la memoria contadina sono sempre stati elementi centrali di una struttura narrativa. La moda, nel suo universo, non è mai stata esercizio di distacco, bensì di avvicinamento: Liline incarna perfettamente questa visione. Non rappresenta un’idea astratta di eleganza, ma una presenza reale, riconoscibile, capace di evocare immediatamente calore, tempo, vissuto. In un’epoca in cui l’immagine è spesso costruita per sottrazione di identità, la sua figura restituisce complessità, profondità, storia.

L’età: valore narrativo
Uno degli aspetti più interessanti di questa scelta è il modo in cui ribalta il rapporto tra moda e tempo. Tradizionalmente, l’industria ha privilegiato la giovinezza come unico spazio di desiderabilità. Jacquemus, invece, introduce l’età come valore narrativo, non come limite. Nonna Liline ne è dimostrazione, la sua presenza comunica stabilità, continuità, autenticità, non interpreta un ruolo, non recita una parte: è esattamente ciò che è, ed è proprio questa assenza di costruzione a rendere il messaggio potente in un sistema che vive di immagini levigate, l’imperfezione diventa linguaggio.
Oltre il concetto tradizionale di ambassador
Definire Liline come brand ambassador nel senso classico del termine sarebbe riduttivo. Non promuove un prodotto, non incarna una strategia di posizionamento basata sulla desiderabilità aspirazionale, diventa simbolo, punto di connessione emotiva tra il brand ed il pubblico. Jacquemus utilizza Liline per raccontare un’idea di moda che non separa la creazione dalla vita, una scelta profondamente contemporanea che parla ad una generazione stanca di finzioni e sempre più attenta alla verità delle storie.

Una risposta silenziosa all’omologazione
Nel panorama attuale, molte operazioni di comunicazione finiscono per assomigliarsi. Stessi volti, stessi codici, stesse estetiche ripetute. Jacquemus, scegliendo Nonna Liline, rompe questo schema e dimostra come la differenza non risieda nell’eccesso, bensì nella precisione. Una scelta che apre anche ad una riflessione più ampia sul ruolo della moda oggi e la capacità di creare legami autentici. Liline diventa così ponte tra il mondo del brand e quello delle persone reali, senza filtri.
Un’immagine che resta
Ciò che rende questa scelta particolarmente efficace non è un’immagine destinata a scorrere velocemente, ma a depositarsi nella memoria. Nonna Liline non è tendenza, ma presenza in un sistema che consuma immagini ad una velocità impressionante, Jacquemus sceglie la profondità ed il racconto.








