La bellezza totemica degli oggetti spesso si nasconde sotto la superficie patinata delle rifiniture stesse, e nel caso particolare delle lampade questa stessa bellezza deve essere in grado di resistere  alla luce spenta, rendendo l’oggetto in sé scultura e veicolo di significato. La rilevanza delle lampade scultoree sembra misurarsi proprio in questa loro caratteristica, innanzitutto artistica ed estetica, e solo successivamente funzionale. La luce diviene così una presenza carismatica che abitano il living con l’autorevolezza di un’opera d’arte contemporanea.

L’architettura dell’emozione domestica: il valore delle lampade scultoree

Il design d’interni contemporaneo vive questo momento di transizione in silenzio ed inesorabilmente, in cui il confine tra galleria d’arte privata e spazio abitativo si dissolve. L’illuminazione finisce di ricoprire il solo ruolo tecnico necessario alla visione per trasformarsi in protagonista assoluto dello spazio, capace di dettare la gerarchia visiva di una stanza. In questo nuovo scenario, il lampadario, la piantana, persino l’abat-jour, occupano lo spazio con la gravità di una statua. Si assiste in questo modo a un ritorno alla materia pura, dove la forma prevale sulla funzione e l’oggetto reclama attenzione anche quando il sole inonda la stanza. La casa diventa il luogo emozionale per eccellenza, un rifugio dove la luce costruisce l’architettura invisibile dei volumi e le lampade scultoree fungono da ancore visive, sostituendo spesso la necessità di quadri alle pareti o di soprammobili preziosi.

appparatus studio lampade - Life&People Magazine

Materiali primordiali e nuove icone 

Questa rinascita estetica passa inevitabilmente attraverso la scelta dei materiali, che abbandonano la freddezza tecnologica per abbracciare texture organiche. L’onice e l’alabastro vivono un momento di straordinario splendore; questi materiali, con le loro venature millenarie e la traslucenza lattiginosa, trasformano la lampada in un monolite geologico. Un esempio lampante si ritrova nelle creazioni di designer come Vincenzo De Cotiis e nelle collezioni di Apparatus Studio, dove la pietra sembra trattenere la luce al suo interno per poi rilasciarla come un respiro antico. Parallelamente, il metallo grezzo, come l’ottone non lucidato, il bronzo ossidato, l’acciaio corten, conferisce agli oggetti un aspetto brutalista e industriale, quasi fossero reperti di un futuro distopico recuperati e nobilitati.

vincenzo de cotiis lampada - Life&People MagazineTuttavia, la delicatezza trova spazio nel grande ritorno della carta di riso, un materiale che evoca immediatamente la tradizione giapponese e la filosofia wabi-sabi. Le iconiche Akari di Isamu Noguchi, vere e proprie sculture di luce progettate a partire dagli anni Cinquanta, vivono oggi una seconda giovinezza, onnipresenti nei progetti di interior più sofisticati. Queste lanterne filtrano la luce, rendendola morbida e tattile, simile alla luce solare che passa attraverso un paravento shoji. 

Design da collezione e fine della decorazione superflua

Il mercato del design da collezione spinge questa tendenza verso l’estremo, proponendo pezzi in edizione limitata che sfidano le leggi della statica. In primis brand come Flos e Artemide, pur operando su scala industriale, collaborano con i fratelli Bouroullec e con lo studio Formafantasma per produrre degli oggetti che siano installazioni artistiche. La lampada WireRing di Formafantasma, ad esempio, riduce l’oggetto al minimo essenziale, trasformando il cavo elettrico in una cintura grafica che taglia lo spazio, un gesto artistico radicale che decostruisce l’idea stessa di lampada.

flos wire ring design - Life&People Magazine

Tom Dixon con la serie Melt gioca sul concetto di ambiguità

Le sfere sono deformate: da spente appaiono come specchi metallici solidi e impenetrabili, ma rivelano un cuore incandescente e psichedelico una volta accese. L’inserimento di lampade scultoree nel living modifica radicalmente la percezione che si ha dell’ambiente. Una lampada da terra imponente, posizionata accanto a un divano in velluto, non necessita di compagnia; la sua presenza è sufficiente a riempire il vuoto, rendendo superfluo l’accumulo di altri oggetti decorativi. La luce diviene così materia plasmabile, capace di scolpire le ombre e di dare profondità agli angoli, mentre l’oggetto che la emana resta lì, ieratico e bellissimo, a testimoniare il gusto di chi abita la casa. La sera, quando la luce artificiale prende il sopravvento, queste sculture si animano, trasformando il salotto in un palcoscenico dove la funzionalità si inchina, finalmente, alla pura bellezza.

 

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