Per secoli, Ofelia è stata considerata una creatura letteraria potente e ambigua. Nata dalla penna di Shakespeare come personaggio tragico, nel corso del tempo ha superato i confini della scrittura diventando un simbolo visivo e culturale. Il suo volto e il suo corpo sospeso tra la vita e l’abbandono hanno affascinato artisti del passato, sino ad arrivare alla generazione contemporanea di pittori e musicisti. Tuttavia, dietro l’immagine eterea che tutti conoscono, si cela una storia spesso rimossa: quella della donna reale che, seppur non fu colei da cui lo scrittore prese ispirazione, diede forma a quell’ideale, Elizabeth Siddal.

La storia di Ofelia nella tragedia di Shakespeare

Nella tragedia shakespeariana “Amleto”, Ofelia è una figura apparentemente marginale, eppure centrale nella costruzione del dramma. Figlia di Polonio e amata dal principe di Danimarca, Ofelia è intrappolata in un sistema di potere maschile che le nega ogni autonomia. La donna obbedisce al padre, si sottomette al fratello Laerte e viene respinta da Amleto, in un rapporto in bilico tra amore e crudeltà. La sua follia nasce da una sequenza di perdite e umiliazioni che la privano di ogni punto di riferimento.

storia ofelia - Life&People Magazine

Quando Polonio viene ucciso, Ofelia perde definitivamente il controllo della propria identità, trasformando il proprio dolore in un linguaggio fatto di canti, fiori e allusioni simboliche. La sua morte, avvolta nell’ambiguità tra ciò che si suppone essere stato un incidente o un vero e proprio suicidio, avviene fuori scena, come se persino la tragedia le negasse una voce diretta. Proprio questo silenzio finale l’ha resa una delle figure femminili più potenti ed inquietanti di Shakespeare. Ofelia subisce ed incarna il peso di un mondo che la sovrasta. Secoli dopo, questa condizione avrebbe trovato eco nella vita reale di Elizabeth Siddal.

Elizabeth Siddal: una vita fuori dagli schemi vittoriani

Elizabeth Siddal nacque a Londra nel 1829 in una famiglia modesta, lontana dai privilegi sociali dell’Inghilterra vittoriana. Fin da giovane mostrò una sensibilità fuori dal comune, nutrita da letture, disegno e poesia. Il suo aspetto fisico, lontano dai canoni femminili dell’epoca, la rendeva diversa agli occhi degli altri: alta, esile, con capelli rosso intenso e lineamenti marcati.

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Proprio questa differenza, inizialmente marginalizzante, divenne la chiave del suo ingresso nel mondo dell’arte. Scoperta quasi per caso, “Lizzie” (così veniva soprannominata) entrò in contatto con un gruppo di giovani artisti che cercavano di rivoluzionare la pittura britannica. Per loro, la donna era una presenza che incarnava un nuovo ideale estetico, del tutto autentico e completamente antiretorico. Il pittore Walter Deverell fu il primo a convincerla a posare come modella, riempendola di complimenti. Da lì, ebbe inizio la valorizzazione della sua bellezza che, seppur fuori dagli schemi dell’epoca, venne apprezzata dagli artisti che seppero guardarla con occhi puri.

La nascita dell’Ofelia Preraffaellita

Il momento decisivo nella costruzione del mito avvenne quando Lizzie posò per la rappresentazione di Ofelia. Il corpo della giovane donna divenne il tramite attraverso cui l’arte preraffaellita fissò una delle immagini più celebri della storia della pittura. Tuttavia, si trattò di un’esperienza fisica estrema, che mise a dura prova la sua salute. In quell’acqua immobile, tra fiori dipinti con precisione quasi ossessiva, Lizzie viveva a tutti gli effetti la storia di quel personaggio. Il confine tra rappresentazione e realtà si assottigliò fino a scomparire, creando immagine di struggente bellezza che ancora oggi continua ad esercitare un fascino universale per la verità che riesce a trasmettere. Ma perchè Lizzie si sentiva così simile e così vicina alla storia del personaggio shakesperiano?

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Musa ispiratrice e artista

Ridurre Elizabeth Siddal al ruolo di musa significherebbe negarle una parte fondamentale della sua identità. Lizzie, infatti, fu anche un’artista autonoma: disegnava, dipingeva e scriveva poesie di grande intensità. Nei suoi versi emerge una voce spesso malinconica, attraversata da un senso di precarietà esistenziale che sembra anticipare il suo destino. Eppure, il contesto culturale e sociale dell’epoca non era pronto a riconoscere pienamente il talento femminile, né tantomeno la sua condizione psicologica instabile. Per questo motivo, il suo disagio mentale rimase nell’ombra assieme alle sue opere, schiacciate dalla fama degli uomini che la circondavano. In particolare, la sua carriera e la sua vita vennero soffocate dalla figura dominante di Dante Gabriel Rossetti, con il quale nacque una tormentata relazione d’amore.

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Amore e distruzione: il legame con Rossetti

La relazione tra Lizzie Siddal e il pittore e poeta britannico Rossetti fu intensa, passionale, ma anche profondamente squilibrata. Lui la idealizzava come incarnazione vivente della sua poetica; lei, fragile e bisognosa di riconoscimento, ne subì il carisma e l’instabilità. Il loro rapporto oscillò tra adorazione ed abbandono, tra promesse e allontanamenti, contribuendo a logorare ulteriormente la salute fisica e psicologica di Lizzie. Il matrimonio arrivò tardi e portò una gravidanza, che però si concluse con un atroce aborto. Così, segnata dal lutto, Lizzie cadde in depressione e divenne dipendente da farmaci. La sua terribile condizione di salute psicologica la portò a compiere il suicidio a soli 32 anni, quando era nuovamente incinta. Elizabeth morì giovane, lasciando dietro di sé una scia di rimpianto ed un’immagine cristallizzata nel dolore.

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La vera tragedia dietro il mito

La morte di Elizabeth Siddal suggellò definitivamente la sovrapposizione tra la donna reale e la figura di Ofelia. Come il personaggio shakespeariano, anche Lizzie fu intrappolata in una narrazione che non le lasciava spazio per salvarsi. La sua storia è emblematica di una condizione femminile in cui sensibilità e talento diventavano spesso una condanna, più che una risorsa. Eppure, proprio questa tragedia ha reso la sua figura immortale, trasformandola in un simbolo che continua ad interrogare il nostro rapporto con l’arte, con l’amore e con il sacrificio spesso richiesto a chi crea bellezza.

Dall’Ottocento a oggi: Ofelia nella cultura pop

Nel presente, la figura di Ofelia continua a trovare voce grazie alla musica. “The Fate of Ophelia“, hit globale di Taylor Swift ispirata all’eroina ritratta da John Everett Millais, ha riportato al centro del dibattito culturale questa immagine, reinterpretandola come metafora di vulnerabilità e riscatto.

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La canzone, uscita ad ottobre 2025 e diventata in poche settimane un fenomeno virale anche su Tik Tok, ha acceso l’interesse di una nuova generazione verso la storia che si cela dietro il dipinto. Il risultato è stato sorprendente: le sale della Tate Britain a Londra si sono riempite di visitatori attratti dall’opera e dal desiderio di conoscere la donna reale che ne fu il cuore pulsante.

Il riscatto di Ofelia

La vera storia di Ofelia è una riflessione ancora attuale sul prezzo dell’idealizzazione, sulla visibilità negata e sul potere dell’arte di attraversare il tempo. Elizabeth Siddal, per troppo tempo silenziata, oggi si riscatta e viene ascoltata. Grazie alla sensibilità degli artisti contemporanei e ad una generazione più consapevole del valore della salute mentale, la sua immagine muta che galleggia sull’acqua adesso ha una voce che riemerge dalle profondità.

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