La moda è, da sempre, la grammatica della superficie, un linguaggio costruito sull’epidermide e sull’irripetibilità del corpo. Per generazioni, l’immaginario del lusso ha trovato nel carisma umano la sua verità, nelle modelle, icone che potevano persino definire una stagione. Oggi tuttavia questa impronta umana rischia di dissolversi nell’astrazione di un codice: l’ascesa dei modelli interamente generati dallintelligenza artificiale sembra essere l’inizio di una profonda crisi identitaria per le campagne moda, un dibattito etico che pone il valore dell’efficienza digitale contro l’irripetibile autenticità del volto umano. Le piattaforme digitali e le grandi Maison adottano con crescente rapidità questi virtual human, avatar perfetti e plasmabili che popolano le pubblicità. L’attrattiva è immediata e potentissima, abbattemdo i costi di produzione ed eliminando la logistica complessa degli shooting globali. Il modello AI è eternamente giovane, immediatamente disponibile, capace di incarnare qualsiasi ideale estetico senza cachet né scandali. L’efficacia è misurabile in un contenuto che può essere generato e modificato in tempo reale, un sogno di controllo assoluto per i dipartimenti marketing.

L’illusione dell’inclusività dell’intelligenza artificiale nelle campagne moda

La vertigine etica si manifesta nel momento in cui la perfezione algoritmica annulla il valore della fragilità umana. Il lusso, nella sua accezione più alta, è una profonda celebrazione dell’unicità, del difetto che rende l’oggetto -ed il soggetto- prezioso. L’IA, al contrario, lavora per medie statistiche, generando l’ideale di bellezza più condiviso. Si crea quindi un paradosso per cui il lusso, sinonimo di esclusività, viene rappresentato da un’immagine che è infinitamente replicabile.

intelligenza artificiale e campagne moda - Life&People Magazine

La controversia si acuisce sul piano dell’identità culturale e dell’inclusività. Un esempio eclatante in questo senso è quello di Shudu Gram, presentata come la prima supermodella digitale”e caratterizzata da tratti somatici afroamericani. Se da un lato il modello garantisce un’immagine di diversità, dall’altro solleva un dibattito sull’appropriazione culturale digitale. La rappresentazione infatti non coincide con la partecipazione: si crea una simulazione di inclusività che sottrae opportunità reali a modelle, creativi e professionisti appartenenti alle comunità raffigurate. È il nuovo volto del diversity washing, patinato e finto.

Il sacrificio della materia nella moda

La sfida digitale scivola inevitabilmente nel terreno del lavoro, inteso come intero ambiente produttivo. Dietro ogni campagna c’è un’ecosistema di artigiani, fotografi, stylist, ritoccatori, modelle, direttori creativi. La capacità dell’intelligenza artificiale di emulare uno scatto d’autore e di azzerare la necessità di un corpo fisico innesca una paura concreta di estinzione delle professioni. Il mestiere del modello, un tempo definito dalla sua aura, rischia di essere ridotto a un set di dati e variabili.

the fabricant intelligenza artificiale - Life&People MagazineL’impatto si estende al concetto stesso di prodotto; l’azienda di design olandese The Fabricant ne è un esempio. Concentrandosi sullalta moda digitale, produce abiti che non esistono fisicamente, sono invece come file da indossare su avatar. Questo modello di business elimina completamente la necessità di tessuti, sarti, fotografi e persino modelle per la fase di presentazione del prodotto, ridisegnando radicalmente la catena del valore. Il lusso è storicamente un’esperienza tattile e olfattiva, legata al peso del tessuto, alla precisione del taglio. Se l’abito è un file e chi lo indossa un algoritmo, ci si chiede cosi resta del valore irripetibile del gesto umano.

Il futuro non codificabile dell’intelligenza artificiale nella pubblicità

L’autenticità percepita, elemento chiave della narrazione pubblicitaria, è la vera vittima della trasformazione. Se una borsa di alta sartoria è il risultato di ore di lavoro e di gesti esperti, il volto che la espone deve raccontare una storia altrettanto vera. Un consumatore maturo, abituato a decifrare il linguaggio visivo, distingue ancora facilmente la verità di uno sguardo dal rendering impeccabile. I brand che scelgono la strada del virtuale rischiano di compromettere la loro promessa di valore profondo, sostituendo la verità con una replica iper-realistica e, per questo, vuota.

the fabricant modelle ai- Life&People MagazineTuttavia, l’industria mostra segnali di resistenza. Alcuni marchi storici mantengono una ferma adesione all’elemento umano, comprendendo che l’aura non si può codificare. La moda, nella sua essenza più elevata, è arte concettuale e pensiero in movimento. E un pensiero, per essere radicale e inatteso, ha bisogno di una mente, di un corpo e di un’anima.

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