Né introversi, né estroversi: chi sono i cosiddetti bambini e ragazzi “otroversi”? Nel complesso emisfero della crescita adolescenziale emerge un nuovo termine che descrive una tendenza comportamentale atipica e, per questo motivo, difficilmente inquadrabile nelle altre categorie. I giovani definiti otroversi si distinguono per un atteggiamento introspettivo, che privilegia l’individualità, spesso disinteressandosi delle attività sportive collettive che tanto permeano l’immaginario sociale dell’età adolescenziale. L’essenza di questa categoria di persone risiede nella passione verso hobbies solitari: dalla lettura di testi filosofici alla contemplazione del paesaggio urbano, fino alle passioni artistiche o tecniche. Tuttavia, questa tendenza può essere interpretata dai genitori come un segno di isolamento o di avversione sociale. D’altro canto, dal punto di vista psicologico e sociologico, si parla di attitudine verso una maturità precoce.

Valori e qualità degli otroversi: una ricchezza da proteggere
Altruismo, ascolto, autonomia, capacità di stare con se stessi e di comprendersi: sono queste alcune delle caratteristiche che contraddistinguono i giovani otroversi. Attraverso l’esperienza individuale, essi attuano un processo interiore di ricerca, identità e di comprensione del mondo, che si manifesta attraverso la riflessione e la meditazione piuttosto che per mezzo di azioni condivise. Gli otroversi sono saggiamente selettivi, scegliendo con attenzione con chi e come investire le proprie energie. Il loro rallentare non equivale ad evitare ma a sentire profondamente ogni sensazione, elaborare, comprendere gli altri e se stessi.

Talvolta, i genitori temono la presenza di un disagio interiore inespresso. Gli studiosi rispondono alle preoccupazioni affermando l’urgenza di comprendere i propri figli, abbandonando gli stereotipi secondo cui in adolescenza o si è estroversi e vivaci, o si è asociali. In un’epoca caratterizzata da un costante bombardamento di stimoli e da una pressione sociale a conformarsi, possedere l’istinto e la competenza di fermarsi, ascoltare e pensare dovrebbe essere considerata una risorsa. Altre peculiarità degli otroversi includono l’essere “pensatori originali”, preferire l’autenticità al conformismo e prediligere le relazioni profonde a quelle effimere. Qualità e valori inestimabili non da criticare o da temere, ma da custodire con cura.

Dalla ferita ad un nuovo inizio: la risposta empatica al trauma
Il termine “otroverso” è stato coniato dallo psichiatra newyorkese Rami Kaminski, il quale ha chiarito che la definizione reale è più complessa di ciò che appare e si collega ad una dimensione psichica profonda. Kaminski ha evidenziato come questi individui, nonostante provino avversione verso le dinamiche di gruppo, siano abili a rivolgersi al mondo esterno anche in condizioni ostili. La loro forza risiede nella capacità di trasformare il trauma in altruismo, di sublimare le ferite in dedizione agli altri. La psicoanalisi fornisce strumenti interpretativi fondamentali, quali riparazione, mentalizzazione ed elaborazione del lutto. Tutti questi processi consentono a questa categoria di giovani di reinvestire l’energia psichica in nuovi legami e progetti di vita.

Criticità e strategie di intervento: come sostenere i propri figli?
L’attenzione, tuttavia, deve essere rivolta anche al modo in cui vengono condotte le attività in solitaria. Infatti, se quest’ultime abbandonano la sfera dell’autoesplorazione salutare diventando un rifugio esclusivo, allora si potrebbe andare incontro ad alcune criticità. Le più diffuse riguardano il rischio di isolamento sociale, la difficoltà di integrare le proprie inclinazioni in un contesto di relazioni più ampie e il possibile senso di alienazione rispetto a un mondo che privilegia la partecipazione attiva. I segnali d’allarme possono manifestarsi attraverso sbalzi d’umore, aggressività, insonnia, calo del rendimento scolastico, fino ad arrivare a casi più estremi, come l’uso di sostanze.
La chiave per risolvere questo disagio consiste nell’osservare i propri figli, ascoltarli, mostrare loro interesse verso le proprie passioni, parlare con loro, tollerare il distacco insieme ai silenzi e agire con gradualità. Un rapporto basato sul rispetto dell’altro e sulla fiducia può favorire un percorso di crescita equilibrato, in cui la loro ricchezza interiore si possa tradurre in un punto di forza per sé e per la società.

I ragazzi otroversi rappresentano un’opportunità per la società contemporanea?
La risposta è complessa. Sicuramente, il loro talento innato di introspezione, di ascolto e di trasformazione del dolore in risorsa umana sono elementi che meritano essere compresi, coltivati e valorizzati. In una società dominata dal motto “mordi e fuggi”, il loro esempio di calma, riflessione, autenticità e profonda sensibilità può diventare un faro su un futuro umanamente più ricco.








