Una collezione Chanel dell’autunno 1999 conteneva una gonna a tubino in cashmere marrone, con doppie tasche sui fianchi e chiusura posteriore a zip e bottoni: ventisette anni dopo venne battuta all’asta come pezzo vintage sebbene nessuno la definirebbe datata. Il motivo è semplice: ci sono capi che sopravvivono alle mode perché non cercano di dominarle e lasciano che a farsi notare sia la donna che li indossa. La gonna longuette in maglia appartiene a questa famiglia; attraversa i decenni senza cambiare quasi nulla di sé; rappresenta forse un’uniforme nel senso più nobile del termine e Novembre è il mese in cui riesce ad esprimere al meglio la propria estetica.
Storia della gonna longuette: la Ligne H di Christian Dior
Il 3 novembre 1954, a Blenheim Palace, Christian Dior mostra alla principessa Margaret la collezione che pochi mesi prima aveva diviso il pubblico parigino, la famosa Ligne H. Dior appiattisce quindi il busto, libera la vita e allunga la gonna, dritta e sottile sotto il ginocchio. La stampa si chiede presto se quella H stia per heavenly o per horrid; i francesi la ribattezzano invece haricot vert (tr. “fagiolino”) per via della silhouette allungata. La collezione segna dunque la fine ufficiale del New Look e l’atto di nascita della pencil skirt moderna. Il nome italiano arriva più tardi, all’inizio degli anni Settanta, quando dopo la stagione della minigonna gli orli tornano a scendere e la longuette diventa misura di un’idea e del suo tempo.

I tessuti dell’Autunno: lana, camoscio e velluto
Lana vergine e misto cashmere donano alla gonna longuette il suo peso inconfondibile, una caduta densa che trattiene la forma senza tuttavia irrigidirla. Il camoscio si inserisce abbinato a stivali e borse, portando una superficie opaca, quasi assorbente. Il velluto a coste sottili, sopra una giacca o un paio di ballerine, aggiunge infine profondità che cambia con la luce.
Anche il colore ha un suo peso specifico e personale che richiede attenzione negli abbinamenti. La palette segue sicuramente le tonalità cioccolato, cammello, antracite e grigio fumo, componendo una tavolozza rassicurante; proprio per questo basta una sola nota dissonante a renderla viva. Una borsa verde acido, un guanto lime, una cintura fluorescente sopra il bruno della lana sono quelle piccole insubordinazione che in passerella si vedono da qualche stagione e aggiungono carattere ad outfit altrimenti troppo classici e nostalgici.

Modelli di gonna longuette: pencil skirt, maxi e morbida
La pencil skirt resta sicuramente scelta più rigorosa e famosa; stretta sui fianchi, dritta fino a sotto il ginocchio, discende dalla Ligne H. Altra interpretazione della longuette è la maxi gonna che scende larga e cambia la grammatica stessa del passo che si fa più lento e più ampio allo stesso tempo. In lana diventa colonna indifferente al vento, e, sotto un cappotto lungo cancella ogni interruzione fra spalla e suolo. La gonna morbida, appena svasata, è invece la più indulgente; il mohair intrecciato alla lana dona una superficie quasi vaporosa mentre la la linea a campana concede spazio al movimento senza dimenticare la compostezza – tratto fondamentale della gonna longuette.
C’è un paradosso nel nome stesso di questa gonna: nel 1970 Women’s Wear Daily lanciò la gonna a metà polpaccio chiamandola «longuette», un francesismo che l’industria impose velocemente. Le donne americane, ancora fedeli alla minigonna, risposero con petizioni, boicottaggi e comitati dai nomi battaglieri – FADD, Fight Against Dictating Designers -. Raramente la moda racconta con tanta chiarezza il proprio tempo, la longuette sopravvive come scelta che si rinnova ogni stagione pur rimanendo fedele all’idea di eleganza che emana.








