Maximilian Davis, per la collezione primavera-estate 2027 di Ferragamo, sceglie di rifarsi alla serietà e al rigore della donna degli anni ’40. Non è un caso la scelta da parte del direttore creativo di presentare la sfilata presso la Triennale di Milano, luogo profondamente legato a quegli anni. Durante la Milano Fashion Week, la sfilata propone una riflessione sul rigore delle uniformi e dei capi d’abbigliamento da lavoro di un decennio storico importante. L’atmosfera che si respira in passerella è di una composta austerità, mixata a un forte senso di eleganza sofisticata, trasformando il racconto sartoriale in una meticolosa esperienza visiva.

La versatilità come punto di forza per Maximilian Davis
Se si vuole comprendere davvero la scelta stilistica di Davis, non basta soffermarsi sulla semplice descrizione dei vestiti proposti, bisogna andare oltre e capire il suo punto di partenza. Maximilian Davis sceglie di aprire la passerella milanese con spalline marcate, gonne a matita a vita alta e tasche ispirate al mondo militare. Proporre questo tipo di rigidità geometrica non è soltanto frutto di semplici abbinamenti, ma si pone l’obiettivo di richiamare un’epoca in cui il decoro dell’abbigliamento influenzava la postura e la condotta sociale delle donne che entravano a far parte del mondo del lavoro. Dettagli come la posizione di una tasca o il taglio stretto di un capospalla indicano una versatilità non meno importante. A confermare questa caratteristica è la scelta di portare in passerella la modella curvy americana Paloma Elsesser, dimostrando come il rigore delle linee possa modellare ed esaltare la bellezza di tutte le fisicità.

Metamorfosi della cintura: definizione della vita al mini bustier sul seno
Sicuramente tra le scelte più originali di questa Fashion Week, c’è la reinterpretazione di Davis della cinta. Ritroviamo da un lato le doppie cinture a risaltare il punto vita femminile, definendo proporzioni e silhouette, dall’altro lato Davis stravolge completamente l’uso tradizionale dell’accessorio. La cinta diventa un mini bustier a fascia adagiato sul seno, per mettere in risalto le forme femminili. Un elemento di protezione militare come la cinta diventa quindi un dettaglio fetish e quasi erotico, creando un dialogo tra contenzione e audacia.

Il gioco di layering sartoriale
La stessa logica concettuale traspare anche nel guardaroba maschile, dove l’abito tradizionale si sottopone ad un processo di stratificazione. Al classico abito, Davis integra il gilet utility d’ispirazione lavorativa. Proposto in verde salvia, con le sue tasche a soffietto e le zip a vista, si accosta alla camicia beige con cravatta azzurro polvere, creando un curioso contrasto ottico. A chiudere la silhouette in un’eleganza non convenzionale, i pantaloni ampi a vita alta color kaki e il mocassino lucido. Attraverso questo gioco di layering, il gilet diventa un capo versatile, accompagnato da camicie in pelle e cravatte, sia con che senza giacca.

Ls scarpa invisibile e le nuove icone genderless
La sezione dedicata agli accessori è da sempre la massima espressione di creatività della maison. Davis, per questa collezione, rievoca la genialità del suo fondatore, riportando in passerella l’iconica scarpa Invisibile firmata Ferragamo, inventata nel 1947, che si rivelò essere un successo e valse al designer il Neiman Marcus Award, considerato l’Oscar della moda. La zeppa F viene riletta in chiave contemporanea e presentata su tacchi curvi, come se fluttuasse in passerella. Quanto alle borse, Maximilian rimette in scena la Hug Bag con la sua classica chiusura ad abbraccio, si rinnova solo nei materiali e nella lavorazione e viene proposta al guardaroba maschile da portare a mano. Accanto a essa fa il suo ingresso la Cara Bag, introdotta in occasione della sfilata Autunno-Inverno 2026, porta avanti la tradizione di Ferragamo nella lavorazione della pelle e nella struttura architettonica che la caratterizza.



Il rigore si dissolve e la luce esplode: l’uscita trionfale di Anok Yai
Se lo show si apre con serietà, rigore e una palette cromatica scura, il percorso narrativo sfocia in una vera e propria catarsi visiva. Spalline ampie, cinture in vita e silhouette composte fanno spazio a chiffon, gomma traslucida, trasparenze e una pioggia di paillettes.

La luce diventa la protagonista della passerella e a sigillare questo passaggio ci pensa la modella americana Anok Yai che chiude la sfilata con un abito lungo a collo alto e maniche lunghe, completamente ricoperto di paillettes.
La vestibilità semi-aderente ma fluida del vestito accompagna lo spacco profondo e sensuale sulla gamba sinistra. La chiusura dello show rappresenta la definitiva liberazione dal rigore degli anni ’40 per giungere a una vitalità e una luminosità sfavillanti.








