Chi non ricorda Audrey Hepburn di fronte alle vetrine di Tiffany, mentre sorseggia caffè e dà un morso alla brioche di tanto in tanto? O la scalinata di Cenerentola a Parigi, dove l’attrice sfoggia abiti che sembrano raccontare un frammento della sua personalità? Se pensiamo ad Audrey Hepburn, l’immagine di Hubert de Givenchy la segue in automatico, e non è un caso. Per anni, è stata molto più di una cliente o di un’attrice: è stata sua musa.
Come per Hepburn, lo stesso è accaduto con Twiggy, il volto che ha cambiato la moda degli anni Sessanta portando con sé la nascita di un’idea di femminilità rivoluzionaria o con Lady Diana, che ha lasciato un’impronta così forte da ispirare ancora oggi stilisti di tutto il mondo. A renderle così influenti non è stata soltanto la loro bellezza, ognuna di loro ha portato un cambiamento: la femminilità essenziale e sofisticata di Audrey Hepburn ha ridefinito l’eleganza, Twiggy ha rotto lo stereotipo della donna degli anni Cinquanta e Lady Diana ha reso il guardaroba un mezzo di comunicazione, raccontando la propria evoluzione attraverso gli abiti.
Gli stilisti hanno sempre cercato nelle proprie muse non solo un volto da vestire, ma una donna in grado di rappresentare lo spirito dell’epoca e, per molto tempo, il mondo della moda ha posto l’accento sul rapporto tra stilista e musa. Oggi, però, quello stesso rapporto sembra essersi trasformato e una domanda sorge spontanea: esistono ancora le muse? Oppure designer e stilisti cercano ispirazione in modo diverso dal passato?
Più che una donna, un’idea di femminilità
Chi in modo marcato, chi in modo meno evidente, ogni grande stilista sembra aver riconosciuto in un’ideale di figura femminile il potenziale per dare forma alla propria visione creativa. Coco Chanel immaginava una donna che fosse libera dalle costrizioni del tempo, Jean Paul Gaultier giocava con i confini della femminilità, mettendo sistematicamente in discussione le convenzioni. Miuccia Prada, al contrario, ha trasformato la complessità della donna contemporanea in linguaggio fatto di intelligenza e ironia.
Tutti modi diversi di interpretare l’identità femminile; la musa diventava punto d’incontro tra un ideale e la realtà ne prendeva corpo grazie a lei. Lo stilista riconosceva in un volto la propria visione e, al contempo, quella stessa donna la arricchiva con la propria personalità, continuando ad alimentare un processo creativo in evoluzione.
Quando la musa diventa persona reale
Negli anni più recenti, qualcosa è cambiato drasticamente: se prima il centro della scena era dominato dalla musa irraggiungibile oggi non è più così. Al suo posto, prendono sempre più spazio donne con identità decisamente più complesse e meno idealizzate. Miuccia Prada e Maria Grazia Chiuri raccontano spesso di progettare i loro capi pensando prima di tutto a donne reali, alle loro esigenze, alla portabilità di quello che scelgono di indossare ogni giorno, a come lo vivono ed alle innumerevoli contraddizioni della società attuale. L’ispirazione non e più esclusiva di personaggi considerati eccezionali, ma è frutto di acuta osservazione del contesto e volontà di intrecciare visione e realtà.
Le figure femminili cambiano con la società
Anche per questo motivo, le donne che ispirano la moda cambiano nel tempo: negli anni Cinquanta dominava l’eleganza composta di Grace Kelly, negli anni Sessanta Jane Birkin ha portato alla ribalta uno stile spontaneo e disinvolto, mentre oggi è la ragazza della porta accanto a dettare nuove idee di stile. Oggi convivono modelli molto diversi tra loro, segno di una società che riconosce una pluralità di modi di essere donna e così, ancora, i modelli di femminilità continueranno ad evolversi di pari passo con i cambiamenti sociali.
Forse è proprio questa l’aspetto più interessante della moda: più che creare ideali di figure femminili, le interpreta. Ogni collezione racconta un cambiamento culturale, una nuova sensibilità o un desiderio collettivo e, per questo, le donne che ispirano stilisti e designer non sono mai semplicemente muse, ma specchio dell’epoca in cui vivono; in fin dei conti, osservare chi ispira la moda significa osservare in che modo cambia il nostro immaginario.








