Nella primavera del 1951 Isamu Noguchi, uno dei più famosi scultori giapponesi del Novecento, è diretto a Hiroshima. Decide di fermarsi a Gifu per assistere alla pesca notturna con i cormorani sul fiume Nagara, dove le barche scivolano nel buio mentre bracieri e lanterne di carta ne illuminano il passaggio. Quelle lanterne, “i chōchin“, sono il vanto della città: la washi prodotta da oltre mille anni nella vicina Mino, ricavata dalla corteccia del gelso, si stende su sottili nervature di bambù da artigiani che si tramandano gesti quasi immutati nel tempo. In quegli anni, però, il mestiere è in crisi, schiacciato dalla concorrenza di prodotti economici e le lampade di carta di riso sopravvivono soprattutto come decorazioni o insegne pubblicitarie. Il sindaco di Gifu, che incontra Noguchi durante la visita, gli chiede di aiutarlo a rilanciarlo.

Due prototipi: i primi modelli di lampada di carta

Il giorno dopo Noguchi ha già in mente due idee, che il giornale locale liquida come “deformi”. La novità decisiva è un’altra, al posto della candela sceglie una lampadina, trasformando in un solo passaggio un oggetto secolare in lampada moderna. Le chiama Akari, parola che indica la luce intesa come illuminazione ma evoca anche la leggerezza e le firma con un piccolo timbro rosso che unisce un sole e una falce di luna. Per produrle si affida alla bottega Ozeki, attiva dal 1891, sfruttando una qualità che gli artigiani davano per scontata, ovvero una struttura pieghevole, che consente di spedire ogni lampada appiattita in una busta. Le prime versioni erano spesso colorate, perché in Giappone le lanterne bianche erano associate al lutto.

noguchi lampada carta riso

Perché questa luce e non un’altra?

Noguchi le considerava sculture di luce e il termine spiega ancora oggi il loro fascino. Il punto di partenza è la luce stessa, trattata come una materia da modellare e scolpire; la carta la trattiene, la distribuisce in modo uniforme e la restituisce senza dipingere ombre nette. Dopo giornate trascorse sotto la luce bianca degli schermi e degli uffici, la sera molti cercano proprio questo, un chiarore più vicino a quello di una fiamma, che accompagni il riposo. Con l’ora solare e i pomeriggi che si spengono presto, il bisogno diventa evidente. Noguchi stesso parlava delle Akari come di una sorta di “arte elegante per il popolo”, e un modello piccolo come la 1A, lampada da tavolo dalla sagoma irregolare su sottili gambe metalliche, resta ancora oggi tra i più accessibili della serie.

lampada carta riso

Lucca e Biennale di Venezia: storia delle sculture di luce

Il successo portò presto le imitazioni e Noguchi registrò brevetti in Giappone e negli Stati Uniti. In Italia, tra gli anni Sessanta e Settanta, le Akari furono distribuite da Martinelli Luce di Lucca. Noguchi, intanto, continuò a tornare a Gifu quasi a ogni viaggio in Giappone, fino a portare il catalogo oltre i cento modelli. Nel 1986, scelto per rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia, le mise al centro della sua installazione contro il parere dei curatori, disegnando tredici nuovi modelli. Disse che, in trent’anni, erano state la parte del suo lavoro che gli aveva dato più gioia.

Cultura della leggerezza

Dietro la lanterna c’è un modo diverso di abitare. La casa tradizionale giapponese, in legno e divisa da pannelli scorrevoli in carta come gli shōji, ha privilegiato strutture leggere e flessibili, adatte a un territorio spesso scosso dai terremoti. L’Occidente si è invece abituato alla pietra, alla ceramica dai profili netti, ai lampadari di cristallo, oggetti che affermano ancora oggi la propria solidità. Questa seconda sensibilità lascia spazio sempre più spesso a forma organiche e irregolari, come dimostrano progetti contemporanei quali la Washi Torch dello studio giapponese Yuruliku, una sospensione a forma di torcia realizzata dagli artigiani di Mino con la stessa carta delle lanterne di Gifu.

design contemporaneo lampada

Come allestire le lampade di carta di riso negli spazi domestici?

Le grandi sfere sospese danno il meglio sopra un tavolo da pranzo o al centro del soggiorno, mentre i modelli da terra trovano posto accanto a una poltrona da lettura e quelli da tavolo sulla consolle o sul comodino. Accostarne due o tre di altezze diverse nello stesso angolo crea una composizione più armoniosa. Una lampadina a luce calda, intorno ai 2700 kelvin, e un variatore d’intensità completano l’effetto. La carta si accompagna al legno chiaro, al lino e alla ceramica opaca, è importante tenerla lontano dall’umidità, con il tempo il tessuto può ingiallire, e quella patina – Noguchi lo sapeva – fa parte del suo carattere.

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