È una delle maison più longeve e iconiche al mondo e continua, a distanza di oltre un secolo, a ridefinire i codici estetici della moda contemporanea. La sua grammatica visiva, immediatamente distinguibile, ha attraversato epoche, generazioni e linguaggi stilistici senza mai perdere la propria identità. Al centro della storia del marchio Burberry c’è la capacità di trasformare un semplice motivo a quadri in un segno culturale globale. In un secolo il brand si è reso simbolo dell’ heritage britannico, ma senza mai perdere lo status di desiderio contemporaneo. La sua stampa check, nata come dettaglio funzionale all’interno dei trench coat, è ancora oggi emblema di appartenenza, lusso e riconoscibilità.
E se il trench, simbolo della maison, nasce come indumento militare, oggi lo ritroviamo sulle passerelle internazionali: reinventato attraverso silhouette moderne, ma anche con layering sofisticati e contaminazioni streetwear. Dalle maglie jacquard agli accessori, ai coordinati più audaci, questo pattern continua a dialogare con il presente senza rinnegare la propria tradizione, è questa tensione costante tra memoria e innovazione a creare un equilibrio raro: più che una stampa, un linguaggio identitario, che racconta l’evoluzione stessa del lusso contemporaneo.
La storia di Burberry parte dai quadri
Nel 1856 Thomas Burberry
era un giovane apprendista di un commerciante di tessuti appena ventunenne, e aprì il suo primo negozio a Basingstoke, nell’Hampshire. Il suo scopo era chiaro: fare in modo che la gente potesse muoversi liberamente all’aperto, utilizzando capi che potessero sfidare il clima inglese senza sacrificare il comfort. In quest’ottica nasce nel 1879 la gabardine, era un tessuto rivoluzionario, impermeabile ma traspirante, pensato proprio per resistere alle intemperie. La praticità di questo tessuto attira l’attenzione della Royal Army, che affida a Burberry la produzione di capi in gabardine, destinati all’esercito impegnato nella Seconda Guerra Boera. Con la Grande Guerra si consacra il marchio nella storia del costume: sarà il Ministero stesso a commissionare un soprabito da campo, pensato per unire funzionalità e resistenza; una data storica, che segnerà la nascita del trench coat, il “cappotto da trincea”.

Ogni dettaglio concepito con logica militare precisa
Le spalline indicavano il grado degli ufficiali, gli anelli metallici a forma di D servivano per agganciare l’equipaggiamento, la mantellina posteriore drenava la pioggia, la cintura proteggeva dalle intemperie, e la piega sul retro garantiva libertà di movimento in sella o durante la corsa. Il cappotto, da indumento militare divenne simbolo di eleganza britannica, trovando la sua consacrazione istituzionale nel 1955. Quell’anno fu la Regina Elisabetta II a concedere a Burberry il Royal Warrant, ovvero il titolo di fornitore ufficiale della famiglia reale, un riconoscimento della semplicità, della qualità e della durabilità dei suoi capi. La Sovrana indossò Burberry per tutta la durata del suo regno, rispettando fedelmente la vocazione originaria del marchio. Quel decreto reale non fu un semplice attestato di fornitura: sancì l’identificazione definitiva tra Burberry e l’idea stessa di britannicità, elevando un marchio nato nelle trincee a rango di patrimonio nazionale.

Affermazione del brand nel panorama della moda attuale
Oltre lo scopo militare, il brand ha continuato ad affermarsi sempre più, fino alla consacrazione definitiva arrivata tra gli anni Novanta e Duemila. In quegli anni la stampa esce dall’interno dei capi per conquistare sciarpe, cappelli, borse e accessori, trasformandosi in un simbolo immediatamente riconoscibile della moda britannica. Tanto che, ancora oggi, il check rappresenta uno degli asset più forti della maison. Lo stesso Thomas Burberry non ha mai concepito il trench in un colore diverso da quello originale, concetto profondamente acquisito dal CEO Joshua Schulman, che ha riportato l’attenzione sui codici fondativi del brand.
È tuttora un fenomeno culturale che va oltre la passerella. Nel tempo è stato adottato dalle sottoculture britanniche, dalla cultura pop e persino dalla moda street, ha vissuto momenti di enorme esposizione mediatica e fasi alternate di minimalismo estetico da parte della stessa maison. Questa oscillazione tra esclusività e cultura di massa ha contribuito a renderlo uno dei pattern più copiati e riconoscibili al mondo. Attualmente il check è simbolo divisivo ma potentissimo: per alcuni incarnazione del lusso britannico, per altri esempio perfetto di come un motivo “tradizionale” possa continuamente rigenerarsi e restare rilevante nel panorama della moda contemporanea.

Quando la forza di una Maison risiede nella sua storia
La forza del marchio Burberry
risiede nella capacità di far convivere tradizione e contemporaneità attraverso continue reinterpretazioni creative. Se Christopher Bailey aveva trasformato il check in linguaggio romantico e digitale, Riccardo Tisci lo aveva successivamente destrutturato in chiave streetwear e luxury urban culture. Oggi il Direttore Creativo Daniel Lee riporta invece il focus su una britishness più autentica. Richiami alla campagna inglese, tailoring aristocratico e outerwear sofisticato sono alcuni degli elementi scelti per questo rebranding. Nelle ultime collezioni la celebre stampa ricompare su cappotti jacquard, stivali equestri, maxi-sciarpe e knitwear dalla costruzione più morbida, a dimostrazione che il pattern resta terreno fertile per la sperimentazione estetica, senza perdere il legame con il proprio archivio storico.








