Una vera aristocratica dello stile sa che il peccato peggiore non è l’eccesso, bensì la noia. Se l’inverno impone un’estetica sottrattiva, fatta di linee essenziali e silenzio cromatico, la moda primaverile avverte invece l’urgenza di tornare a divertirsi, mescolando l’improbabile con l’assoluto. Servono stampe floreali audaci, pietre colorate incastonate su macro-bijoux e un’attitudine profondamente bohémienne per scardinare le regole del buon gusto borghese. Trionfa così il massimalismo gioioso, incarnato alla perfezione dalla figura che ha insegnato a Parigi come trasformare l’eccentricità in arte. Per comprendere appieno l’origine di questa corrente, occorre domandarsi prima di tutto chi era Loulou de La Falaise, e in che modo il suo spirito ribelle continui a permeare le visioni dei designer contemporanei.

Loulou de la Falaise: l’anticonformismo di un’icona

Nata in Inghilterra in un intricato albero genealogico di nobiltà e genio artistico, Louise Vava Lucia Henriette Le Bailly de La Falaise nutre nella sua anima una grazia indisciplinata. La madre, Maxime, lavora come modella per Elsa Schiaparelli, mentre il padre vanta nobili origini francesi. Trascorre l’infanzia in rigidi collegi svizzeri e britannici che plasmano velocemente una donna pronta a sfuggire alle convenzioni borghesi del tempo. Si immerge subito nella Londra pulsante degli anni Sessanta: matrimoni precoci con aristocratici irlandesi, legami profondi con i Rolling Stones e frequentazioni newyorkesi nella Factory di Andy Warhol diventano il palcoscenico su cui la giovane creatrice costruisce una sua identità visiva inimitabile.

loulou de la falaise yvesa saint laurent - Life&People MagazineL’incontro con Yves Saint Laurent a Parigi, in una domenica del 1968, segna invece la nascita di un sodalizio creativo – ed al contempo emotivo – che andrà a definire lo stile dell’epoca. Loulou rifiuta infatti categoricamente le regole del bon-ton, preferendo una via alternativa. Inventa pertanto un’eleganza caotica, dove mescola stampe floreali audaci, turbanti esotici e colori saturi che sfidano la gravità visiva dell’alta moda parigina; la sua figura androgina si veste di sete leggere, tuniche e pantaloni fluidi, trasformando l’eccesso in forma suprema di eleganza intellettuale. Sposa poi Thadée Klossowski, figlio del celebre pittore Balthus, formando una coppia iconica che anima le notti parigine con grazia decadente. I due vivono sospesi tra feste e lunghe fughe nei giardini di Marrakech, trasformando la quotidianità in una performance artistica continua.

musa boho chic lolou de la falaise - Life&People Magazine

L’eleganza caotica e la rivoluzione degli accessori Yves Saint Laurent

Nel 1972 Loulou diviene direttrice accessori per Saint Laurent ed infonde leggerezza e un tocco di esotismo bohémien nelle creazioni del couturier. Mitigandone il lato più prevedibile e quadrato, spinge il design verso orizzonti inesplorati. La sua è una visione del gioiello che capovolge l’alta gioielleria, specialmente borghese, proprio grazie alla predilezione per il lato etnico e vintage. Utilizza, per questo obiettivo estetico, smalti accesi, paste di vetro colorate, legno grezzo, cristallo di rocca e pietre semipreziose.

gioielli massimalismo colore - Life&People Magazine

Nascono così sautoir pensati per accompagnare il movimento delle bluse in seta, orecchini a clip oversize a forma di fiori esotici e massicci bracciali rigidi, sua firma stilistica. Il lavoro febbrile di Loulou, che spesso la trattiene in atelier fino a notte fonda, trasferisce un frammento della sua anima ribelle in ognuno dei pezzi che crea. Sarà questa sua dedizione assoluta al design che la spingerà nel 2003 -ad un anno dal ritiro di Yves Saint Laurent- ad aprire una boutique personale a Parigi, in Rue de Bourgogne. Tra le mura del suo spazio indipendente, il suo spirito si riconosce nelle collezioni esclusive di macro-bijoux, che celebrano il massimalismo ed una personale raffinatezza selvaggia.

Il ritorno del boho-chic nelle tendenze moda contemporanee

L’eredità di questo approccio estetico trionfa sulle passerelle odierne, celebrando spesso una donna che rivendica la propria libertà. Gran parte dello spirito boho-chic visibile nelle collezioni trova infatti la sua genesi proprio in Loulou de La Falaise. Segue questa linea Chemena Kamali nel suo acclamato debutto alla direzione creativa di Chloé, portando in scena un vocabolario intriso di questa energia, proponendo un tripudio di balze impalpabili, zeppe e gioielli scultorei in oro battuto. Sulla stessa lunghezza d’onda si muove Anthony Vaccarello da Saint Laurent, che rilegge costantemente i codici della storica musa. Il designer accosta bracciali rigidi sovrapposti e orecchini smisurati per illuminare completi fluidi, declinati nelle calde tonalità della terra e delle spezie. Anche le più recenti visioni di Gucci esplorano questo massimalismo stratificato, unendo inaspettati pattern floreali ad accessori metallici vistosi per consacrare un’estetica opulenta.

loulou de la falaise anni 70 - Life&People Magazine

L’antidoto al minimalismo per la nuova stagione calda

La celebre collezione Ballets Russes del 1976 di Yves Saint Laurent, pesantemente influenzata dall’immaginario di Loulou, risuona ancora oggi nelle tuniche ricamate e nelle ampie gonne contadine riproposte dai grandi marchi. La moda invoca proprio questo distacco dalla prevedibilità, ispirandosi ad un’icona che non temeva la mescolanza di tessuti leggeri con pietre dure, l’accostamento del viola ametista al verde smeraldo.

loulou de la falaise saint laurent - Life&People MagazineL’insegnamento di questa figura senza tempo invita a osare, a sovrapporre collane su camicie di chiffon, a cingere la testa con drappi colorati, a fare del proprio abbigliamento un manifesto di gioia pura. L’estetica bohémienne di Loulou de La Falaise rappresenta una dichiarazione di indipendenza stilistica contro l’omologazione che celebra una bellezza che trova la propria perfezione nell’irregolarità.

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