L’universo estetico di un uomo che ha fatto del “rosso” non solo un colore, ma un’emozione di stato, non poteva esaurirsi tra le pieghe di un abito di seta. Con la recente scomparsa del “Maestro”, avvenuta a 93 anni, il mondo della moda non ha perso solo uno stilista, ma l’ultimo vero “Imperatore” di un’eleganza che non accettava compromessi con la mediocrità. Le dimore e le ville di Valentino Garavani non sono state semplici residenze, ma estensioni fisiche della sua visione estetica e di bellezza: teatri barocchi, musei privati e rifugi eremitici dove il culto per il bello diventava disciplina quasi religiosa. Per lui il lusso non era ostentazione, ma necessità vitale, un perimetro di protezione contro il disordine del mondo esterno.

Il culto del bello: manifesto esistenziale
“Amo la bellezza, non è una colpa”.
In questa celebre ammissione risiede la chiave di lettura di tutto il patrimonio immobiliare dello stilista. Valentino non abitava le sue case; le curava come collezioni di Alta Moda. Il legame tra il couturier e le sue dimore era viscerale: ogni arredo, ogni porcellana imperiale o dipinto del Rinascimento doveva dialogare con la stessa armonia di un drappeggio su un manichino. La sua estetica, fatta di equilibrio classico e opulenza misurata, ha influenzato la scelta di palazzi storici che potessero contenere il suo immenso archivio di passioni; frequentare le sue residenze significava entrare in un “cerchio magico” composto dall’inseparabile socio e compagno di vita Giancarlo Giammetti e da una corte internazionale di icone.

Villa Letizia e Castello Wideville: i santuari della riservatezza
Roma era il cuore pulsante del suo impero, e, Villa Letizia, sull’Appia Antica, – dove si è spento – ne rappresentava il sacrario più intimo. Immersa in un parco monumentale, questa residenza è simbolo della sua proverbiale riservatezza: un luogo dove il caos della capitale sfumava nel silenzio degli affreschi e delle sculture antiche; qui, Valentino amava ricevere gli amici di una vita, lontano dai flash che lo avevano celebrato per decenni.
Ma è nel Castello di Wideville, vicino Parigi, che il suo sogno di grandeur ha trovato la massima espressione. Acquistato nel 1995, questo maniero del XVII secolo è diventato palcoscenico di feste leggendarie. Arredato in stile ottocentesco con audaci incursioni di arte cinese imperiale, il castello si circonda di giardini alla francese con oltre mille varietà di rose. In queste sale hanno camminato Elizabeth Taylor e Anne Hathaway, quest’ultima ospite d’onore durante i festeggiamenti per il suo addio alle passerelle, atmosfere che ricreavano un romanzo di Dumas.

Il cosmopolitismo dell’arte: Londra, New York e lo yacht TM Blue
Lo spirito di Valentino era però globale. A Londra, nel quartiere d’élite di Holland Park, diede vita ad un palazzo che è inno al collezionismo: basti pensare che le pareti ospitano ben cinque opere di Pablo Picasso. Questa fame di arte non era relegata alla terraferma; sul suo yacht, TM Blue (acronimo dei genitori Teresa e Mauro), tra gli arredi nautici spuntarono nientemeno che quadri di Andy Warhol. L’attico di New York su Park Avenue era invece il suo osservatorio sulla modernità, un nido sospeso con vista mozzafiato dove lo stile europeo incontrava l’energia della metropoli americana, frequentato abitualmente dalla sua amica Jackie Kennedy, che proprio in Valentino trovò l’artefice della sua immagine più iconica.

VALENTINO GARAVANI CHALET ST. MORITZ 1974
Il surrealismo bianco: Gstaad e il ritiro toscano
Se Villa La Vagnola, residenza a Cetona del grande stilista, riprogettata dal genio di Renzo Mongiardino, rappresentava il suo amore per la campagna senese e il fascino della storia italiana, lo Chalet Gifferhorn a Gstaad ne era il regno invernale. Nelle Alpi svizzere, Valentino trascorreva le festività natalizie circondato da un surrealismo colto. Gli interni dello chalet celebri per le sculture zoomorfe di Claude e François-Xavier Lalanne: le famose “pecore” d’arredo che animavano il salotto; è qui che si rifugiava con gli amici più cari, Madonna o la principessa Marie-Chantal di Grecia, erano ospiti alle sue cene a lume di candela e il candore della neve richiamava la sua indimenticabile “Collezione Bianca” del 1968.
Il legame tra Valentino Garavani e Capri non è stato un semplice capitolo mondano, ma una lunga consuetudine fatta di gesti, incontri e rituali, era il suo “buen retiro”. Nella residenza, lo stilista viveva il suo incanto mediterraneo circondato dalla natura e dagli amici; ogni stanza, ogni giardino vista mare di Villa La Cercola ha raccontato per decenni la stessa storia: quella di un uomo che non ha mai smesso di cercare la perfezione, lasciando un’eredità che supera il tessuto ma un’idea che la dimora non sia solo un tetto, ma cornice suprema della propria dignità estetica.








