La Prima non è mai soltanto l’apertura della stagione lirica; è il modo in cui Milano si racconta al mondo con quella naturalezza che le appartiene da secoli, dividendo palco tra arte e società. La prima Alla Scala 2025, andata in scena  come da tradizione ambrosiana nel giorno di Sant’Ambrogio inaugura la stagione 2025/2026: un’opera russa con la direzione musicale del Maestro Riccardo Chailly. Un’edizione pensata per lasciare un segno: da un lato la scelta di un titolo potente, quasi scomodo nella sua modernità; dall’altro una serata in cui la città ha portato a teatro il proprio vocabolario estetico, fatto di misura, omaggi sartoriali e presenze che valgono come simboli.

Lady Macbeth del distretto di Mcensk - Life&People Magazine

L’opera inaugurale: Šostakovič al centro, un coraggio calibrato

Apre la stagione lirica una “Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič”, opera del 1934 rimasta alla storia per la sua carica dirompente e per le censure che l’hanno perseguitata in epoca sovietica. Sceglierla oggi non è un gesto neutro: significa affidare l’inaugurazione ad un racconto in cui il desiderio femminile, la violenza sociale e il peso del potere entrano in scena senza mediazioni, con una scrittura musicale che alterna crudezza e lirismo come se fossero due facce della stessa verità. L’omaggio al compositore, in un anno che ne celebra la memoria, dà alla serata un respiro storico e attualissimo: un’apertura che non si limita a celebrare, ma interroga.

prima alla scala 2025 - Life&People Magazine

Una regia contemporanea che non addomestica la materia

La lettura scenica ha scelto di non smussare i lati feroci dell’opera. L’impianto visivo, teso e quasi claustrofobico, lavora sul contrasto tra ordine sociale e disgregazione interiore, restituendo alla vicenda di Katerina un senso di urgenza che parla anche al presente. Il risultato non è una modernizzazione gratuita, ma un taglio lucido: la tragedia prende forma come un meccanismo inesorabile di desiderio, colpa e conseguenze, e lo spettatore viene portato dentro quella spirale senza scorciatoie consolatorie.

Un cast solido e la direzione del Maestro Riccardo Chailly

che guida l’orchestra con quella precisione luminosa che gli consente di tenere insieme brutalità e ironia šostakoviana, senza perdere mai il filo drammatico. Nei ruoli principali, Sara Jakubiak imprime al personaggio una forza carnale e vulnerabile insieme, sostenuta da un cast compatto, capace di fare della coralità uno dei motori emotivi dello spettacolo. In controluce, la serata ha avuto anche il sapore discreto del passaggio di testimone: un momento di transizione dentro il Teatro che rende questa inaugurazione ancora più significativa, quasi manifesto di direzione futura.

Anna Ferzetti in Giorgio Armani e Pierfrancesca Favino - Life&People Magazine

La risposta del pubblico: undici minuti di applausi e partecipazione vera

Come ogni Prima che conta, anche questa ha visto un pubblico partecipe, applausi prolungati che hanno restituito a questa serata speciale e importante il suo carattere di evento condiviso. Fuori dal teatro, il controcanto civile delle piazze ha ricordato che la Prima è sempre un punto di incontro fra cultura e vita pubblica.

Il glamour milanese: couture silenziosa e volti trasversali

Se la musica dà il tono, la città completa il racconto. Sul tappeto rosso si è visto quel tipo di eleganza che Milano sa produrre: linee nette, palette notturne, velluti profondi, seta liquida, gioielli scelti come luce e non come dichiarazione. Giorgio Armani è il riferimento affettivo e stilistico più percepibile della serata, con look che ne evocavano la sobrietà architettonica e il rigore morbido; accanto a lui, una costellazione di ospiti che mescola cinema, musica e moda — volti istituzionali e presenze pop più contemporanee — a conferma di quanto la Prima oggi parli a pubblici diversi mantenendo intatto il suo baricentro alto. Non è mondanità fine a se stessa: è la forma attuale della ritualità teatrale; è il modo in cui la città, entrando a Teatro, afferma che la cultura non è un altrove astratto, ma una parte viva della propria identità.

lady macbeth - Life&People Magazine

Perché questa “Prima” lascia un segno?

Ogni inaugurazione è unica, ma alcune hanno un peso specifico diverso. La prima Alla scala di quest’anno appartiene a questa categoria perché riesce ad unire insieme tre elementi rari: un titolo complesso e coraggioso, una regia contemporanea ma non compiaciuta, e un momento istituzionale che segna un cambio di fase dentro il Teatro. Inoltre, restituisce il suo senso più autentico: non un’apertura per pochi, ma una sera in cui Milano fa convergere arte, pensiero e stile in un unico gesto. È questo il motivo per cui la Scala resta un rito irripetibile: ogni anno riesce a cambiare pelle senza tradire la propria anima; ieri sera, tra il rosso del velluto, il gelo della piazza e l’urgenza musicale di Šostakovič, quella pelle nuova si è vista benissimo.

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