La sua è una storia è che si basa sull’espressione di sé, sulla provocazione, sulla creatività, Jean Paul Gaultier voleva ridefinire il concetto stesso di bellezza e genere nella moda. La sua influenza è palpabile ancora oggi, avendo aperto la strada ad una generazione di designer che si spingono oltre i confini, rendendo la moda un luogo più inclusivo, provocatorio e libero. Con le sue creazioni è riuscito a dimostrare che la moda può non essere solamente un’industria, ma una forma d’arte in grado di riflettere e influenzare la società in cui si inserisce.
Jean Paul Gaultier: gli inizi di un genio autodidatta
Soprannominato il terribile bambino della moda francese, Gaultier non si è mai limitato a creare solamente vestiti, desiderava demolire le convenzioni, sovvertire i codici di genere e trasformare la passerella in un palcoscenico di inclusione e ribellione. Lo descrivono come un bambino timido e tenero, nato ad Arcueil, poco fuori Parigi, nel 1952. Figlio unico di padre contabile e madre cassiera, nulla lo predisponeva a entrare nell’ambitissimo circolo degli stilisti che contano. A scuola non studiava, disegnava. Disegnava donne in vestiti fantastici, ispirati dai film che vedeva a casa della nonna materna, Mémé Garrabé, il cui appartamento era come una grotta di Ali Babà traboccante di nastri, rossetti e riviste di moda.
Autodidatta, il giovane Jean Paul ha imparato a cucire e disegnare da solo, inviando i suoi schizzi ai grandi nomi della moda parigina. Il suo talento venne notato dapprima da Pierre Cardin, che lo assunse come assistente, e poi da Jacques Esterel e Jean Patou. Queste esprienze formative gli consentirono di assimilare le diverse tecniche sartoriali. Tuttavia, il suo spirito ribelle non si conformò mai del tutto ai canoni tradizionali. Gaultier lanciò la sua prima collezione nel 1976. Fin da subito, si distinse per un’estetica giocosa, teatrale e sovversiva, rompendo le rigide regole della haute couture.

La rivoluzione della marinière e del corsetto
Se si pensa a Gaultier, due capi iconici vengono subito in mente: la marinière e il corsetto. Rileggendo i classici della couture, ha costruito mille variazioni sul trench, sul blazer, sulle crinoline da sera, ma è con questi due simboli che ha davvero ridefinito l’estetica. La marinière, la classica maglia a righe dei marinai, divenne la sua firma, un simbolo di anticonformismo e un’alternativa chic alla giacca formale. Gaultier ha giocato con questo capo in modi infiniti, rendendolo un’espressione di libertà e di uno stile senza tempo. Il corsetto, invece, era il suo strumento di ribellione più audace. Tradizionalmente un indumento femminile pensato per costringere e modellare il corpo, Gaultier lo libera, conferendogli una nuova aura di potere e sensualità. Il culmine di questa rivoluzione fu il tour di Madonna nel 1990, Blond Ambition, per il quale Gaultier creò il corsetto conico, un’icona che ha ridefinito il concetto di lingerie e femminilità.

Gaultier e l’inclusione: la moda senza confini
Gaultier ha una visione profondamente inclusiva della moda, ne ha sempre sfidato le convenzioni, celebrando la bellezza in tutte le sue forme e sfumature. Fu uno dei primi designer a portare in passerella modelle e modelli di ogni età, colore, dimensione ed orientamento sessuale, persone incontrate per strada oppure dive, anziani, disabili, amanti dei tatuaggi e dei piercing, transessuali. Non è un caso se tra le sue muse si contano Teri Toye, la musicista Beth Ditto e la drag queen Conchita Wurst. Gaultier introdusse poi la gonna per uomo, un capo che ha infranto le barriere di genere e dimostra che l’abbigliamento non abbia regole predefinite. Ha dichiarato di non aver mai voluto scioccare, ma piuttosto mostrare ciò che sentiva giusto in un momento storico.
Quando ha deciso di disegnare la gonna da uomo, è stato perché aveva visto che l’idea di mascolinità si stava evolvendo. Questo a riprova di quanto le sue sono creazioni nascessero dalla reazione spontanea ai mutamenti sociali. Semplicemente, ha sempre creduto che la bellezza si trovi ovunque, anche dove meno te l’aspetti.
Curiosità e influenza duratura
La carriera di Jean Paul Gaultier è ricca di curiosità che ne svelano il genio. Ha usato lattine di tonno e barattoli di plastica per le sue prime creazioni, e le sue linee di fragranze, come i leggendari profumi-busto Classique e Le Male, sono spesso racchiuse in una lattina di conserva, divenuta un simbolo della sua estetica. Il suo spirito giocoso e l’uso di materiali non convenzionali hanno sempre contraddistinto la sua creatività.
Ha esplorato inoltre il teatro, il cinema e la musica. Ha curato quindi i costumi per film iconici come Il Quinto Elemento di Luc Besson e Kika di Pedro Almodóvar, portando la sua visione futuristica e provocatoria sul grande schermo. Dal 2020 ha scelto poi di aprire i suoi archivi a designer d’avanguardia, come Simone Rocha e Glenn Martens, perché rielaborino il suo vocabolario. Questo gesto dimostra la sua generosità creativa e la sua convinzione che la creatività debba essere condivisa e rinnovata. Ha sempre ammirato stilisti molto diversi da lui, come Giorgio Armani e Vivienne Westwood, proprio perché gli hanno permesso di scoprire nuove soluzioni e riflettere. Per Gaultier, la moda non è un’industria basata sulla competitività, ma un’espressione del talento umano che deve essere protetto perché molto vulnerabile.