C’è una domanda che negli ultimi anni circola nei backstage delle sfilate, e nei brainstorming delle campagne pubblicitarie: chi è Paloma Elsesser? La risposta non è mai semplice, e proprio per questo è interessante. Paloma non è “solo” una top model, è un simbolo, una rivoluzione estetica, una presenza che incarna una nuova idea di bellezza. In un’industria che troppo a lungo ha imposto standard rigidi, spesso irraggiungibili e quasi sempre omologanti si è imposta cambiando la narrazione e occupando spazi fino a ieri inaccessibili.
Nata a Londra nel 1992 da madre afroamericana e padre cileno-svizzero, cresciuta a Los Angeles e poi trasferitasi a New York, Paloma Elsesser è frutto di una multiculturalità che traspare non solo dai suoi tratti somatici, ma anche dal suo approccio alla moda: fluido, critico, autentico. Inizia il suo percorso come modella “non convenzionale”, ma oggi è una delle figure più richieste dalle maison più prestigiose: Fendi, Lanvin, Alexander McQueen, Valentino.
Musa e attivista senza etichette
Quando nel 2016 Pat McGrath, la celebre make-up artist britannica, la sceglie come volto della sua linea beauty, qualcosa cambia. Da quel momento, Paloma inizia a conquistare copertine, passerelle e campagne con un carisma difficile da ignorare. Eppure, non si è mai celata nel ruolo della “plus-size model”, un’etichetta che considera limitante, se non dannosa. La sua bellezza sfugge alle definizioni: Paloma è potente, intensa, magnetica e soprattutto, reale.
Ciò che la rende figura così rilevante non è solo il suo aspetto, ma la sua voce. Ha parlato pubblicamente di salute mentale, di rappresentazione corporea, di discriminazione e di quanto sia faticoso esistere in un corpo che non risponde agli standard dominanti. Ha trasformato la sua visibilità in strumento politico, ogni suo gesto, ogni sua parola, ogni sua foto è un’affermazione di libertà.
Un nuovo paradigma estetico
Nel dicembre 2020, Paloma fa storia diventando la prima modella “curvy” ad apparire su una copertina di un importante magazine, un’immagine potente, simbolo di cambiamento in atto, nonostante le resistenze ancora forti all’interno del sistema. Lo shooting, realizzato da Annie Leibovitz, non è solo momento iconico per la carriera della modella, ma segnale chiaro al pubblico: la moda sta cambiando pelle. Non è un caso che Paloma Elsesser sia oggi una delle modelle preferite da stilisti come Pierpaolo Piccioli, che in lei vede quella grazia contemporanea in grado di rendere l’haute couture meno elitaria e più universale. Nelle ultime stagioni ha calcato le passerelle di Ferragamo, Ganni e Marni, indossando look che esaltano, senza camuffare, le sue forme perché non cerca di adattarsi all’abito, ma è l’abito che si adatta a lei e questo, nel fashion system, è un gesto rivoluzionario.

Una nuova femminilità
In un’epoca in cui il corpo femminile è costantemente sotto scrutinio – sui social, nelle pubblicità, nei media – offre un’alternativa concreta e desiderabile. Il suo corpo non è più “l’eccezione alla regola”, ma la nuova normalità e la sua femminilità, mai stereotipata, riesce a unire vulnerabilità e forza, introspezione e sensualità. Intervistata più volte sul suo rapporto con la moda, ha ammesso quanto sia complesso conciliare carriera e accettazione di sé. Oggi la sua figura rappresenta proprio questo: il superamento dell’autocensura, la libertà di piacersi anche quando il mondo sembra suggerirti il contrario, ed è proprio in questa tensione che Paloma trova la sua forza comunicativa.
Paloma e la Gen Z
Il legame tra Paloma Elsesser e le nuove generazioni è forte, viscerale, sincero, non è solo una questione di immagine, ma di messaggi. Parla lo stesso linguaggio della Gen Z, quello fatto di inclusività vera, di impegno concreto, di autenticità, è seguita, imitata, ascoltata. Il suo feed Instagram è una finestra su una femminilità libera, intelligente e ironica, un luogo in cui convivono red carpet e riflessioni profonde, beauty look impeccabili e denunce contro il body shaming, ecco perché non è semplicemente una modella: è una narratrice.
Racconta il presente, ma lo fa con sguardo rivolto al futuro, un futuro in cui la moda – finalmente – smetta di essere un club per pochi e diventi un linguaggio aperto, in grado di parlare a (e con) tutti. Una delle voci più potenti del nostro tempo in un settore dove l’immagine conta tutto ha riportato al centro il contenuto, ha dimostrato che si può essere sensuali e politiche, iconiche e militanti, bellissime e imperfette, ha ridato valore a parole come inclusione, rappresentazione, identità e, soprattutto, ha aperto una porta che non potrà più essere chiusa.