Esiste un’ampia mappatura di cosa visitare in Sicilia che prescinde dalle spiagge affollate e dalle rovine “cartolina” battute dal turismo di massa. Quando ci si allontana dal perimetro costiero, l’isola svela un’ossatura antica, fatta di dorsali montuose, altipiani dorati e silenzi interrotti solo dal vento. Il Cammino di San Giacomo in Sicilia rappresenta proprio questo: una diagonale di 130 chilometri che attraversa l’interno della regione, collegando la maestosa Basilica di Caltagirone al Santuario normanno di Capizzi, adagiato sui rilievi dei Nebrodi. Un itinerario teso come un arco tra tre province — Catania, Enna e Messina — che permette al viaggiatore di ritrovare la dimensione originaria del viaggio a piedi, unendo archeologia, foreste di conifere e tradizioni orali che affondano le radici nel Medioevo.
Caltagirone, Piazza Armerina: le scale della devozione e i mosaici
L’itinerario prende il via da Caltagirone, capitale della ceramica d’arte celebre per la monumentalità della scalinata di Santa Maria del Monte. Dalla Basilica dedicata all’Apostolo Giacomo — la cui devozione si intreccia alla leggendaria visione del Gran Conte Ruggero durante la riconquista normanna del 1090 — i passi muovono verso l’interno. Uscendo dall’abitato, il percorso attraversa il centro agricolo di Mirabella Imbaccari per poi snodarsi lungo antichi tracciati ferroviari dismessi e piste bianche che solcano la rigogliosa campagna circostante.
Il guado di piccoli corsi d’acqua e la presenza di sorgenti naturali scandiscono il ritmo della marcia fino a raggiungere Piazza Armerina. In questa fase dell’itinerario, la meraviglia non si esaurisce nella celebre Villa Romana del Casale, patrimonio UNESCO rinomato per la complessità dei suoi mosaici dorati e policromi, ma prosegue nell’accoglienza diffusa che le strutture ricettive locali riservano ai pellegrini lungo la via, offrendo punti di sosta rigeneranti e sapori schietti.
La Riserva di Rossomanno e i Pupi Ballerini: l’intreccio tra natura e mito
Lasciate le pietre storiche di Piazza Armerina, la rotta punta verso nord-est penetrando nella Riserva Naturale Rossomanno-Grottascura-Bellia. Il paesaggio cambia repentinamente: l’argilla dei campi lascia il posto all’ombra densa degli eucalipti e dei pini, saturi di profumo resinoso e attraversati da sentieri freschi e riparati dal sole. Proprio nel cuore del bosco emergono le Pietre Incantate, fornamazioni calcaree modellate dall’erosione note nella tradizione popolare come “Pupi Ballerini”, che la leggenda vuole essere danzatori pietrificati per aver profanato un luogo sacro durante una notte di Carnevale.
Poco più avanti si incontra la Croce di Ferro, un punto di sosta altamente simbolico lungo il percorso dove i viaggiatori adagiano piccole pietre dipinte portate da casa, lasciando un segno tangibile del proprio passaggio prima di proseguire verso il borgo d’altura di Assoro. Qui, l’architettura del Palazzo della Signoria e la Basilica di San Leone regalano uno spaccato architettonico unico sul Medioevo feudale dell’entroterra.
L’ascesa ai Nebrodi: tra architetture rupestri e la “Compostela Siciliana”
Superata la Piana del Dittaino e i suoi campi dorati, il cammino ritrova la quota risalendo lungo l’ex tracciato ferroviario che conduce a Nicosia, la scenografica “Città dei 24 Baroni”. Lungo questo tratto, il paesaggio svela le sue profonde stratificazioni storiche attraverso palmenti rupestri scavati direttamente nella roccia, antichi bevai e abbeveratoi in pietra, testimoni silenziosi di un’economia contadina millenaria legata alla coltura della vite e del grano.
L’ultima frazione di cammino richiede uno sforzo fisico maggiore, ma regala panorami di una bellezza dirompente: i sentieri risalgono con decisione i crinali dei Monti Nebrodi fino a toccare i 1.200 metri d’altezza, offrendo scorci che spaziano a trecentosessanta gradi fino alla maestosa mole dell’Etna. La meta finale è Capizzi, nota nell’ambito dei percorsi jacopei internazionali come la “Compostela della Sicilia”. Il suo Santuario custodisce preziose reliquie e una venerata statua di San Giacomo che, durante i secolari riti del 26 luglio, la popolazione porta in processione battendola ritualmente contro le mura cittadine, in un gesto dal forte valore simbolico e identitario.

Guida pratica al cammino: logistica, stagioni e gastronomia
Per chi desidera intraprendere questa traversata di 130 chilometri articolata in sei tappe principali, la pianificazione rappresenta un elemento chiave. Raggiungere il punto di partenza a Caltagirone è agevole grazie ai collegamenti con l’aeroporto di Catania Fontanarossa, mentre per il rientro dal borgo montano di Capizzi è consigliabile verificare in anticipo gli orari dei bus locali per Nicosia ed Enna.
Le stagioni migliori: la primavera e l’autunno offrono condizioni ideali. Le fioriture dei campi tra aprile e maggio o i colori caldi di ottobre rendono le camminate piacevoli. L’estate richiede di affrontare il caldo partendo all’alba con una scorta d’acqua di almeno due litri, mentre l’inverno può presentare fango e corsi d’acqua in piena nelle tratte di fondovalle.
Punti d’acqua e ristoro: nonostante la presenza di storiche fontane e sorgenti, alcune tappe attraversano aree naturali isolate. È fondamentale monitorare le mappe aggiornate e fare rifornimento nei paesi di tappa come Valguarnera Caropepe, Assoro e Nicosia.
I sapori dell’entroterra: il viaggio a piedi diventa anche un’esperienza gastronomica autentica. La cucina locale propone piatti contadini generosi: il pane di grano duro cotto a legna, i formaggi stagionati dei Nebrodi, i salumi artigianali e i dolci della tradizione arabo-normanna a base di miele e mandorle ricompensano pienamente la fatica della giornata.
Un itinerario completo che dimostra come la vera essenza della Sicilia risieda ben oltre la linea della costa, custodita da comunità locali che accolgono ogni viandante con il calore della propria storia.








