Nei Musei Vaticani, al Pio-Clementino, la statua di un giovane atleta tende il braccio destro in avanti; su di esso passa sopra uno strumento ricurvo. Si tratta dell’Apoxyomenos, copia romana di un bronzo che il greco Lisippo aveva realizzato nel IV secolo a.C. Ritrovata nel 1849 durante uno scavo a Trastevere, il nome viene da un verbo greco che significa detergere. L’opera in marmo bianchissimo mostra proprio questo passaggio: un uomo che si pulisce e lo fa senza acqua e senza sapone. All’originale era tanto affezionato l’imperatore Tiberio che, si racconta, lo fece spostare dalle Terme di Agrippa alla propria camera da letto. A distanza di oltre due millenni dall’antica Grecia, il gesto è cambiato meno di quanto si pensi: l’olio doccia continua a pulire la pelle e a proteggerla.

Prima del sapone, l’olio per la pelle

Lo strumento nelle mani dell’atleta è chiamato strigile ed è un raschietto di metallo che, nel mondo greco e romano, accompagnava le visite in palestra e alle terme, vero fulcro della socialità antica. Prima delle gare gli atleti erano soliti ungersi di olio – spesso d’oliva – per poi rimuovere quella miscela di olio, sabbia e sudore facendo scorrere lo strumento lungo braccia e gambe. Il corredo comprendeva spesso anche una spugna e piccoli vasetti per gli unguenti. Secondo Plutarco, storico e filosofo greco, gli Spartani usavano spesso semplici canne per l’operazione, a riprova della loro frugalità. L’abitudine resistette a lungo, questo perché il sapone, di origine barbarica, si sarebbe diffuso soltanto nella tarda antichità.

marmo antico apoxymenos © Marie-Lan Nguyen

Photo © Marie-Lan Nguyen

L’olio nell’antichità

Ciò che lo strigile raccoglieva aveva perfino un nome: i Romani lo chiamavano strigimentum, i Greci gloios. Era un impasto di sudore, olio e pelle morta che veniva gettato a terra o addirittura contro le pareti. Le cronache classiche restituiscono una visione pragmatica e affascinante della cura del corpo, tanto che si trasformava questo elemento di scarto in un bene di prestigio. Plinio il Vecchio descrive questa miscela densa come rimedio per lenire infiammazioni e rigonfiamenti articolari. I medici dell’epoca ne studiano le proprietà per formulare unguenti mirati, mentre le essenze raccolte dalla pelle degli atleti più celebri dominano gli scambi commerciali. Un’usanza che oggi appare distante tuttavia il principio di fondo svela una continuità con il presente.

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La rivoluzione dell’olio doccia nella cosmetica moderna

L’olio da doccia contemporaneo riprende quell’intuizione con gli strumenti della cosmetica moderna. Il principio è la detersione per affinità: i grassi sciolgono sebo e impurità, che sono a loro volta grassi. In questo modo la detersione non priva la pelle dei suoi lipidi naturali; a contatto con l’acqua la formula diventa un’emulsione lattiginosa che si risciacqua facilmente – al posto dello strigile basta l’asciugamano. I dermatologi interpellati da NBC Select lo considerano un’alternativa più idratante ai bagnoschiuma tradizionali, grazie alla maggiore presenza di oli come mandorla e cocco. È particolarmente indicato anche per la pelle secca nei climi freddi – da ricordare comunque che esistono anche proposte di detergenti delicati che ottengono risultati simili.

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Perché torna la tendenza? Come usare l’olio doccia nel quotidiano?

Con l’arrivo dell’autunno, l’acqua più calda e il riscaldamento acceso assottigliano sensibilmente il film idrolipidico e per questo la pelle del corpo comincia a tirare. Spesso, poi, la crema post-doccia viene saltata perché in bagno fa freddo, ed è proprio qui che l’olio da doccia mostra il suo vantaggio: il velo protettivo che lascia sulla pelle compensa, almeno in parte, quel passaggio mancato. L’olio va quindi steso su pelle bagnata e deve essere massaggiato finché non diventa lattiginoso. Dopo il risciacquo con acqua tiepida, in una doccia breve, meglio tamponare con l’asciugamano anziché strofinare. Le pelli sensibili possono orientarsi su formule senza profumo, quelle molto secche su oli più ricchi; chi teme l’effetto unto troverà nelle texture leggere un buon compromesso.

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