Pochi eventi risuonano nell’immaginario fashion italiano con la potenza e l’eleganza di Pitti Immagine Uomo, l’osservatorio internazionale della moda maschile che riporta ogni anno le tendenze del settore. Nata nel 1976 come fiera destinata a far conoscere l’eccellenza italiana nel mondo, oggi Pitti è conglomerato di creatività che mostra al mondo l’evoluzione del menswear tra sartorialità ed heritage. Situato nell’esclusiva location della Fortezza da Basso, l’evento si è aperto a circa 15mila visitatori provenienti da tutto il mondo e più di diecimila buyer, con un’affluenza dal Sud-Est asiatico e dalle zone scandinave in visibile crescita.
Il menswear abbandona rigidità e scopre fluidità e morbidezza
La kermesse, alla sua edizione numero 110, apre le porte ad uno stile maschile più fluido: si abbandonano le aderenze, in favore di pezzi all’insegna di morbidezza e comodità. Da silhouette rilassate, accompagnate dagiacche sartoriali, fino ad arrivare a bermuda in materiali leggeri e confortevoli come lino e seta. Il futuro della moda guarda alla praticità e versatilità, pur restando ancorata alla raffinatezza tipica del Made in Italy, con uno stile più intraprendente ed in linea con i cambiamenti dei nostri giorni. Ci si rivolge ad un uomo che va oltre le mura del proprio ufficio ed accetta le sfide di un mondo sempre più versatile e veloce.
Tra linee morbide, dettagli sartoriali e materiali di ispirazione orientale, è la giacca a farla da padrona. Antonio Marras diventa così esempio emblematico di questa tendenza, rendendo la sua boutique fiorentina un atelier aperto al pubblico in cui osservare il processo di creazione e personalizzazione dei classici blazer, liberandoli dalla propria convenzionalità. La giacca istituzionale si slega dai canoni tradizionali di eleganza e colori neutri e diventa una tela per liberare la propria personalità in una collezione peoplecentric. L’uomo di Marras diventa così il fulcro stesso del prodotto.
“E’ uno stile leggermente sportivo, disinvolto, ma si deve essere vestiti bene”
spiega Brunello Cucinelli, sintetizzando la filosofia di quest’anno. L’uomo di Pitti 110 è curioso, più aperto a contaminazioni provenienti da vari luoghi e contesti. È un uomo all’avanguardia, amante della scoperta, la cui eleganza non viene abbandonata ma trasmutata in contesti più dinamici e contemporanei.
Il debutto di Simone Rocha e la mascolinità tenera
Pochi nomi disegnano l’uomo con una sensibilità delicata e autentica come Simone Rocha. La stilista irlandese, nota per il suo stile volutamente anticonvenzionale, a metà strada tra l’onirico e il reale, ha debuttato al Pitti Uomo, presentando al mondo il suo ideale di menswear. Come il protagonista di un romanzo romantico, il soggetto della Rocha, riscrive totalmente i canoni della mascolinità: tra piume, fiori ricamati e gonne voluminose, la designer mostra al mondo un uomo deciso ma sensibile, che abbraccia la propria emotività in un contesto sospeso tra l’onirico e il reale.
Un design fluido ma moderno, leggero e memorabile, gentile ma deciso. I giochi di luce, accompagnano il suo passaggio, svelando man mano ricami, volumi e trasparenze, con un utilizzo magistrale del layering. Rocha trasforma il corpo maschile in una fucina di sperimentazione dove determinazione e poesia si incontrano, in una sfilata che mostra tutto il suo estro visionario.
Pitti apre una finestra sul futuro: sperimentazioni e nuove contaminazioni
Pitti Uomo 2026 è un ricettacolo di nuovi talenti ed innovazioni, senza mai abbandonare le radici dell’artigianalità classica. Tra tailoring ammorbidito, capi pragmatici e sperimentazioni avanguardistiche, la fiera si mostra come un inno al futuro, senza perdere d’occhio l’heritage. Dal CustomEasy di Maurizio Brocchetto, che ha regalato ai presenti un’esperienza immersiva, fino agli spazi di ricerca ed alle mostre dedicate ai talenti emergenti, la fiera è stata un melting pot di creatività, culture e visioni internazionali.
Un’importante menzione va infine alla collaborazione con la Copenaghen Fashion Week che ha portato la moda scandinava, essenziale e sofisticata, sulle passerelle toscane, in un preannunciato successo. Una mascolinità più urbana e concreta, in contrasto con quella di Rocha, ma non per questo meno autentica. Ciò che Pitti 110 ha mostrato al mondo è la prova lampante che il menswear non è più ancorato ai rigidi canoni del passato ed è sempre più aperto all’innovazione ed alla contaminazione. Ed in un mondo interconnesso, non potrebbe essere altrimenti.








