La tanto attesa serata dei duetti e delle cover del Festival di Sanremo ha offerto uno dei momenti più densi della 76° edizione. Ieri sera, il palco dell’Ariston è diventato un banco di prova in cui i 30 artisti in gara, affiancati dal loro personale ospite, sono stati chiamati a misurarsi con la storia. La vittoria se l’è aggiudicata uno tra gli accostamenti più discussi: quello di Ditonellapiaga con Tony Pitony, con la cover di The lady is a tramp. Un’esibizione quasi da musical contemporaneo, che per un attimo ha trasformato l’Ariston in un palcoscenico di Broadway. Al di là del verdetto finale, il vero patrimonio della scorsa notte sono stati gli incontri artistici che hanno sperimentato generi ed epoche. Gli artisti hanno regalato al pubblico una sequenza di interpretazioni sorprendenti, commoventi e, in alcuni casi, divisive.

serata duetti e cover sanremo 2026 - Life&People Magazine

Duetti e cover che hanno lasciato il segno nella quarta serata

Sayf, Alex Britti e Mario Biondi conquistano l’Ariston a ritmo groove

Il secondo posto di Sayf, affiancato da Alex Britti e Mario Biondi sulle note di  Hit the Road Jack, è stato uno dei momenti di maggiore compattezza musicale. La chitarra di Britti ha tessuto una trama perfetta per accogliere la vocalità profonda di Biondi, aggiungendo spessore e calore. Sayf, con la sua maturità interpretativa, ha evitato forzature, inserendosi con naturalezza in un contesto ben distante dalle sue coordinate abituali. L’insieme ha dato vita ad un’unione fluida tra generazioni diverse, suggellata da un consenso convinto della platea.

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Arisa e il Coro del Teatro Regio di Parma: solennità e intensità

Sul terzo gradino del podio si è collocata Arisa, sostenuta dal Coro del Teatro Regio di Parma nella solenne Quello che le donne non dicono. La scelta di un accompagnamento corale d’impronta lirica ha ampliato l’orizzonte dell’esibizione, divenuta quasi sacrale. Come di consueto, Arisa ha modulato la voce abilmente, alternando delicatezza e potenza in una progressione drammaturgica di forte impatto. Il coro, compatto e avvolgente, ha  attraversato la sala con una palpabile intensità.

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Bambole di Pezza e Cristina D’Avena: un incontro inaspettato ma iconico

Tra le proposte più sorprendenti della serata si è distinta quella delle Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, che hanno duettato sulla canzone Occhi di gatto, aggiudicandosi il quarto posto in classifica. L’operazione avrebbe potuto scivolare nella semplice citazione nostalgica; al contrario, si è rivelata una scelta di gran gusto e, per certi versi, persino ironica. L’energia elettrica della girl band si è fusa dolcemente con la riconoscibilità della voce di D’Avena, generando un contrasto dinamico e, talvolta, rock ‘n’ roll. Il pubblico ha premiato il loro coraggio di mettersi in gioco e di divertirsi senza rinunciare ad una solida credibilità musicale.

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Tredici Pietro e Gianni Morandi: continuità generazionale

Il quinto posto ha visto protagonista Tredici Pietro insieme a Gianni Morandi, Galeffi e Fudasca, che hanno cantato assieme sulla canzone Vita. Il duetto con il padre ha costituito uno dei momenti più commoventi dell’intera serata. Un passaggio di consegne tra epoche differenti della canzone italiana, un gesto di supporto e affetto da parte di un padre verso il proprio figlio. Morandi ha portato sul palco la sua inconfondibile presenza; Tredici Pietro ha risposto con un’interpretazione integrante il proprio linguaggio urban in una cornice più tradizionale. Ne è scaturita una sintesi credibile e travolgente.

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Sal Da Vinci e Michele Zarrillo: “Cinque giorni” dal grande pathos

L’intesa tra Sal Da Vinci e Michele Zarrillo ha dato vita ad una rilettura intensa e profondamente melodica di Cinque giorni, che li ha portati dritti al sesto posto. L’arrangiamento progressivo ha accompagnato le voci dei due artisti senza sovrastarle, lasciando spazio ad un crescendo da pelle d’oca. Sal Da Vinci ha portato sul palco una presenza scenica “calda” e teatrale, mentre Zarrillo ha impreziosito l’esecuzione con il suo timbro morbido e noto a tutta Italia.

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LDA & AKA 7even con Tullio De Piscopo: ritmo e contaminazione

Di tutt’altra atmosfera l’esibizione che ha unito LDA e AKA 7even con Tullio De Piscopo, i quali si sono presi la posizione numero sette della classifica. In questo caso il centro gravitazionale della performance Andamento lento è stato il ritmo, sostenuto dalla presenza energica e carismatica di De Piscopo, protagonista di una prova percussiva incisiva. La cover è stata rivisitata con elementi pop e urban uniti ad una base ritmica orecchiabile. LDA e AKA 7even hanno dimostrato capacità di adattamento, modulando le proprie linee vocali su un tessuto musicale più strutturato, senza perdere quella loro tipica freschezza. Un incontro curioso, che ha trovato nella pulsazione ritmica il proprio punto di convergenza.

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Nayt e Joan Thiele: parola d’ordine? Introspezione

Più raccolta e suggestiva la proposta di Nayt insieme a Joan Thiele, che hanno scelto di puntare su un registro intimista e su un arrangiamento essenziale de La canzone dell’amore perduto. L’esecuzione si è sviluppata in una dimensione quasi cinematografica. Le due voci, maschile e femminile, si sono accompagnate con discrezione, evitando sovrapposizioni eccessive e lasciando spazio a pause e silenzi. Ne è nato un momento di grande eleganza, che ha scelto la via della sottrazione per colpire nel profondo, al punto da aggiudicarsi l’ottavo posto della graduatoria finale.

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Intreccio tra pop e jazz con Dargen D’Amico

Nono in classifica, Dargen D’Amico ha presentato Su di noi, condividendo il palco con Pupo (che nel 2026 festeggia i cinquant’anni di carriera) e con il trombettista Fabrizio Bosso. L’arrangiamento ha valorizzato le sfumature jazz grazie agli interventi della tromba, mentre la componente melodica ha trovato un punto d’equilibrio in Pupo. Dargen ha mantenuto il suo stile narrativo, inaugurando l’esibizione con un esplicito richiamo alla tregua dalla guerra. La performance si è poi arricchita di un articolato mash-up: sulla base musicale s’innesta lo strumentale del brano tradizionale ebraico Gam Gam, mentre vengono intrecciate alcune parole pronunciate da Charlie Chaplin nel film Il grande dittatore del 1940. Il finale si carica di ulteriore intensità con il richiamo alle parole di Papa Francesco e al suo appello a non rassegnarsi alla guerra.

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Luché e Gianluca Grignani: voci e vissuti diversi a confronto

A chiudere la top 10, l’incontro tra Luché e Gianluca Grignani sulle note di Falco a metà ha regalato una performance segnata da timbriche differenti, intrecciate in un dialogo carico di inquietudine e profondità. Grignani ha messo in campo la sua cifra interpretativa ruvida e appassionata; Luché ha risposto adattando al primo la sua presenza con un controllo misurato.

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Oltre la top 10: nostalgia e cortocircuiti pop

Il filo rosso che ha unito molte performance è stato l’effetto sorpresa. Oltre a quelle dei Big giunti in top 10, sono state numerose le interpretazioni di grande intensità; hanno fotografato la molteplicità di traiettorie artistiche oggi presenti nell’industria musicale nazionale: dal cantautorato più classico alle declinazioni urban, dalle suggestioni soul alle incursioni orchestrali. Sul versante internazionale, Elettra Lamborghini ha riportato sotto i riflettori le Las Ketchup, rispolverando Aserejé in una chiave volutamente sopra le righe.

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Non sono mancati omaggi alla grande tradizione cantautorale. Francesco Renga e Giusy Ferreri hanno proposto Ragazzo solo, ragazza sola, versione italiana di Space Oddity di David Bowie. La memoria di Lucio Dalla è stata evocata da Tommaso Paradiso insieme a Gli Stadio con L’ultima luna, una delle prove più convincenti della serata per coerenza ed intensità. Tra gli altri momenti significativi, l’omaggio alla comicità milanese di J-Ax con Cochi Ponzoni, Paolo Jannacci, Paolo Rossi e il duo Ale e Franz; l’incontro tra Patty Pravo e il ballerino Timofej Andrijashenko in un tributo ad Ornella Vanoni; infine, la rilettura energica di The Riddle da parte di Raf con The Kolors. Tra operazioni riuscite e azzardi meno convincenti, la notte dei duetti e delle cover di Sanremo continua a rappresentare il volto più libero e sperimentale del Festival, quello in cui la musica diventa anche gioco e, talvolta, sorprendente reinvenzione.

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