Nella sale italiane oggi arriva il film “Brunello, il visionario garbato”, la nuova opera cinematografica di Giuseppe Tornatore dedicata all’imprenditore e stilista umbro Brunello Cucinelli, fra i più rappresentativi del panorama italiano contemporaneo. La pellicola, presentata in anteprima mondiale a Roma il 4 dicembre, arriva nei cinema di tutta Italia oggi, domani, e l’11 dicembre. Un appuntamento imperdibile per chiunque desideri conoscere la storia di un uomo che ha trasformato un sogno personale in un modello culturale. Il film, infatti, racconta qualcosa di più di una biografia, proponendo un viaggio dentro un’idea di impresa che intreccia bellezza, responsabilità sociale e rispetto per la dignità umana.
Il desiderio di narrare la propria storia
Brunello Cucinelli racconta spesso di aver visto un numero incredibile di documentari dedicati a figure ormai scomparse; quanto deve essere stato frustrante per quei protagonisti non poter più replicare, correggere o semplicemente aggiungere qualcosa alla loro storia? Da qui l’idea, più ironica che vanitosa, di voler raccontare la propria vicenda ora, con la possibilità di metterci parola. Questo pensiero lo ha confidato al regista Tornatore, con cui ha scelto Saul Nanni per interpretare il sé adolescente: un ragazzo dai capelli lunghi e morbidi, lo sguardo gentile, i pantaloni a zampa e un cappotto color cammello che svolazza mentre sfreccia in moto.

Un film che supera il genere biografico
Fin dalle prime sequenze, la pellicola presenta un approccio narrativo guidato da un equilibrio raffinato tra ricostruzioni sceniche, testimonianze e una fotografia che sembra voler catturare l’essenza del paesaggio umbro tanto quanto l’intimità del suo protagonista. Lo spettatore si trova davanti al racconto di un uomo che ha fatto del proprio vissuto la radice di un pensiero imprenditoriale unico. Il ritmo è pacato, volutamente contemplativo; la trama alterna la voce dell’imprenditore maturo ai momenti che evocano la sua infanzia, la giovinezza incerta, la determinazione ostinata di chi cerca un modo per riscattare, insieme a sé stesso, l’ambiente da cui proviene. Le scene dedicate ai suoi primi anni sono costruite con grande sensibilità, impregnati dal desiderio di far emergere la dimensione più fragile e umana del protagonista.
Radici contadine e filosofia del lavoro: la storia di Brunello Cucinelli
Nato in Umbria nel 1953 e cresciuto in una famiglia di agricoltori, Bruno (così lo chiamavano in paese) impara presto il valore della fatica e il peso della dignità negata. L’esperienza di vedere il padre trattato con poca considerazione sul luogo di lavoro segna profondamente la sua idea di giustizia e diventerà, negli anni, la base del suo approccio imprenditoriale. Giovane assetato di conoscenza, Cucinelli cresce nutrendosi di filosofia, letteratura e pensiero umanista. Egli costruirà nel tempo un’educazione personale e trasversale che diventerà la sua cifra distintiva. Da ragazzo frequenta bar e circoli di paese, osserva la vita e ascolta storie; una formazione informale ma preziosa, che gli regala un’intuizione fondamentale: “La vera ricchezza è l’umanità delle persone”.

La scommessa vincente del cashmere
La svolta arriva negli anni ’80, quando decide di investire su un materiale allora poco sfruttato nel mercato italiano: il cashmere. In pochi anni, quel progetto che sembrava temerario diventa una realtà internazionale. eppure, il cuore della sua storia è ciò che accade a Solomeo. Lì, Cucinelli costruisce il “Borgo dell’Armonia”, come ama definirlo; recupera edifici, restaura il teatro, crea luoghi di bellezza aperti alla comunità. Il lavoro organizzato nel rispetto dei ritmi umani, le persone trattate con gentilezza ed il profitto viene messo al servizio di un ideale più grande. Così nasce quello che lui stesso definisce “Capitalismo Umanistico”: un modo di fare impresa che unisce etica, cultura e prosperità.

Il senso di un film necessario
Il film dedicato al “Re del cashmere” arriva in un momento storico in cui il tema dell’etica del lavoro è più urgente che mai. L’opera restituisce una domanda fondamentale: è possibile, oggi, coniugare bellezza, impresa e dignità? La risposta che emerge è più complessa di quanto sembri. La regia sceglie di raccontare la figura di Cucinelli senza mitizzarla né ridurla a icona commerciale; Tornatore lo mostra come uomo, con le sue incertezze e la sua poesia. Tuttavia, il vero protagonista di questo prodotto cinematografico è il tentativo, non sempre facile e non sempre perfetto, di costruire un modello di futuro basato sull’armonia tra lavoro, cultura e territorio.

Perché vedere il docu-film al cinema?
Il racconto, parla di passato che non si dimentica e di futuro che si costruisce con cura, immerge lo spettatore in una storia profondamente italiana, ma universale nei suoi valori. Un film per gli amanti del design, della moda, ma anche filosofia di chi è semplicemente attratto dalle vicende di uomini capaci di trasformare la propria vita in un’opera. È una storia che resta nella mente e invita a domandarsi quale sia il proprio modo di lasciare un segno nel mondo. Attraverso la gentile forza del grande esempio di Brunello Cucinelli, il film ricorda quanto sia essenziale rimanere fedeli ai propri valori e alla propria verità.








