L’arte contemporanea, per decenni dominata dall’egemonia dell’astrazione e dalle sfide concettuali, sta assistendo a una delle sue resurrezioni più affascinanti. Il fenomeno, confermato anche da eventi di rilievo come l’Art Paris Fair nel 2025, è il ritorno figurativo nell’arte contemporanea, un movimento che non rappresenta una semplice regressione al passato, ma una reinterpretazione profonda dei rapporti tra realtà, percezione e mezzo pittorico. Questo “ritorno” ha un potenziale giornalistico enorme perché ci costringe a chiederci: perché l’uomo ha sentito nuovamente il bisogno di vedere la figura dopo anni di smaterializzazione? La risposta risiede nella capacità del nuovo figurativo di offrire una riconnessione emotiva e narrativa in un mondo sempre più frammentato e digitale.

Canoni e funzione
La pittura figurativa è definita dalla sua adesione al principio di rappresentazione riconoscibile della realtà. I suoi canoni non sono immutabili, ma si basano sulla riconoscibilità di soggetti provenienti dal mondo reale: figure umane, paesaggi, oggetti, scene narrative. L’essenza del figurativo risiede nell’atto di mimesi (imitazione), attraverso il quale l’artista cerca di riprodurre, interpretare o manipolare ciò che l’occhio percepisce.
Mentre i canoni classici (Rinascimento, Barocco) si concentravano sulla prospettiva, l’anatomia ideale e l’equilibrio compositivo, la pittura figurativa contemporanea utilizza spesso gli strumenti della tradizione (olio su tela, disegno meticoloso) per sovvertire o commentare la realtà, non per replicarla. La sua importanza nell’arte è storica: è stata il linguaggio dominante per millenni, veicolo di narrazione religiosa, potere politico e introspezione psicologica. La sua funzione è primariamente narrativa e empatica, permettendo un accesso immediato e viscerale all’opera.

Maestri storici e contemporanei
La storia dell’arte è costellata di giganti del figurativo, da Michelangelo (il cui figurativo era mosso dalla tensione drammatica e dalla perfezione anatomica, come nel ciclo della Cappella Sistina) a Rembrandt (specializzato in un figurativo intimo e psicologico, con una maestria unica nell’uso della luce). Nel Novecento, pur di fronte all’avanzata dell’astratto, il figurativo ha trovato nuove vite:
- Francis Bacon (1909-1992): lavorava su un figurativo esistenziale e distorto, spesso incentrato sulla figura umana isolata e deformata, esprimendo l’angoscia del dopoguerra.
- Lucian Freud (1922-2011): notissimo per i suoi ritratti e nudi in un figurativo di crudo realismo e densità materica, volto a rivelare la psiche più che la sola apparenza.
Oggi, il nuovo figurativo è guidato da nomi come Kehinde Wiley (che attualizza la ritrattistica classica con figure nere contemporanee) e Jordan Casteel (che esplora l’intimità e la vulnerabilità dei soggetti afroamericani in spazi quotidiani), realizzando un figurativo socialmente e politicamente connotato.

Il ritorno epocale: le dinamiche complesse della resurrezione figurale
Il ritorno figurativo nell’arte contemporanea è un fenomeno che trascende la superficialità di un semplice trend ciclico. Esso costituisce una risposta complessa alle dinamiche strutturali e alle tensioni psicologiche della società globale attuale, agendo come una reazione quasi fisiologica a decenni di egemonia concettuale e astratta. Dopo che l’arte ha celebrato la smaterializzazione del concetto (attraverso le performance, l’arte concettuale e le installazioni effimere) e l’astrazione pura (che spesso richiede una complessa decodifica intellettuale), si è manifestata una profonda stanchezza estetica da parte sia del pubblico che, indirettamente, del mercato.
Le opere astratte o puramente concettuali, benché fondamentali per l’evoluzione del linguaggio artistico, hanno progressivamente allontanato una fetta crescente di pubblico, creando una sorta di gap comunicativo. Il figurativo, al contrario, offre un punto d’ingresso immediatamente riconoscibile e un’immediata gratificazione visiva e narrativa, diventando l’ancora di realtà ricercata in un mondo sempre più digitale, liquido e alienante. La figura umana, o il paesaggio riconoscibile, offre una certezza formale che stabilisce un contatto più rapido e meno mediato con l’osservatore.

Motivazioni profonde: empatia, tattilità e crisi identitaria
Le cause di questa resurrezione figurativa sono intrinsecamente legate a necessità umane fondamentali e a specifiche crisi sociali dell’epoca contemporanea, agendo su piani emotivi e materiali:
- Richiesta di empatia e narrazione
L’immagine umana e la scena riconoscibile permettono un’identificazione immediata e un’esplorazione narrativa che l’astratto spesso non consente. In un’epoca caratterizzata da continue crisi identitarie, migrazioni di massa e un’intensa frammentazione sociale indotta dai social media, il figurativo fornisce un campo di battaglia emotivo. L’artista utilizza il corpo — sia esso ritratto nella sua vulnerabilità, nella sua diversità o nella sua celebrazione politica (come nei ritratti di Kehinde Wiley) — per veicolare tematiche di attualità, consentendo al visitatore di accedere all’opera attraverso un linguaggio universale come il volto e l’espressione. L’empatia generata dalla figura umana diventa uno strumento critico e di connessione.
- Reazione tattile all’immaterialità digitale
Un’altra dinamica cruciale è la reazione al digitale. Vivendo in un ecosistema in cui l’immagine è effimera, riproducibile all’infinito e priva di sostanza fisica (il mondo degli schermi e della realtà virtuale), l’estrema manualità e la maestria tecnica richieste dal figurativo assumono un valore quasi sacrale. Il nuovo figurativo celebra il mestiere del pittore: il tocco visibile del pennello, la materia densa del colore, la gestione sapiente della luce e dell’ombra. Questi elementi offrono una reazione tattile e sensoriale all’immaterialità dominante, conferendo all’opera un irrinunciabile valore di permanenza e artigianalità, elementi che il mercato e il pubblico sono nuovamente disposti a premiare.
Il mercato e le gallerie
Le gallerie e i collezionisti hanno reagito con entusiasmo, riconoscendo il potenziale di questo trend. Il nuovo figurativo è percepito come accessibile e profondo allo stesso tempo. Ciò si traduce in un mercato vivace, con opere che raggiungono quotazioni significative, specialmente quelle di giovani talenti che riescono a unire la tecnica classica a un discorso contemporaneo. Questo tipo di pittura è ben accolta dalle fiere d’arte, dove la sua immediatezza e la sua forza visiva generano un grande interesse da parte del pubblico generalista.

La tradizione italiana e il futuro del figurativo
L’Italia, culla della tradizione figurativa per eccellenza, è naturalmente ben posizionata per cavalcare quest’onda. L’eredità di maestri come Tiziano (figurativo cromatico e sensuale) e Caravaggio (figurativo drammatico e realista, giocato sul chiaroscuro) è nel DNA della pittura italiana. Oggi, giovani artisti e collettivi si stanno riappropriando di questa storia non per copiarla, ma per innestarvi il dibattito moderno. Mentre l’arte concettuale aveva relegato la tecnica a un ruolo secondario, il nuovo figurativo italiano celebra nuovamente il mestiere del pittore.
Il futuro del figurativo non sarà una semplice riproposizione del ritratto borghese. Sarà un figurativo critico, stratificato e ibrido, capace di integrare l’estetica dei social media, la fluidità di genere e la critica sociale, pur mantenendo la sua promessa fondamentale: connettere l’osservatore con una narrazione e un’emozione attraverso la forma riconoscibile.








