Il periodo storico in cui viviamo è segnato da un gran numero di emergenze. Tra queste, quella climatica occupa un ruolo centrale e si va a legare inevitabilmente alla transizione energetica. Per porre rimedio, l’uomo torna ad ammirare la più antica ingegneria del pianeta: la fotosintesi clorofilliana. Come noto da miliardi di anni, le piante trasformano acqua, luce solare ed anidride carbonica in energia chimica, producendo ossigeno come scarto di un processo fondamentale, che sta alla base della vita sulla Terra. Un fenomeno tanto silenzioso quanto essenziale per la nostra sopravvivenza, che è arrivato persino ad ispirare la comunità scientifica. Quest’ultima è rimasta talmente affascinata da questo meccanismo al punto di decidere di spingersi oltre e tentarne l’emulazione attraverso la fotosintesi artificiale. Questa tecnologia emergente nasce in Giappone ed entro pochi anni potrebbe rivoluzionare il nostro modo di produrre energia pulita: che cos’è nello specifico e come funziona?

fotosintesi artificiale - Life&People Magazine

Una nuova sfida per fermare il cambiamento climatico

La “fotosintesi artificiale” non è altro che un settore della scienza che mira a replicare in laboratorio la procedura naturale delle foglie. Gli studiosi stanno sviluppando sistemi capaci di servirsi della luce solare per convertire acqua ed anidride carbonica in sostanze chimiche utili, in modo del tutto sostenibile e pratico. In particolare, il Paese del Sol Levante ha avviato per primo le ricerche, con l’obiettivo di creare una strategia di decarbonizzazione in grado di ridurre le emissioni nette a zero entro il 2050. Sebbene questa nuova invenzione tecnologica risulti interessante, l’imitazione artificiale è costretta a fronteggiare sfide complesse, come l’attuale scarsa efficienza, il costo elevato dei materiali e la difficoltà di progettazione di sistemi che operino in modo stabile.

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Il funzionamento del ciclo

Il principio alla base della fotosintesi artificiale s’ispira ad uno dei sistemi più straordinari della natura. Esso consiste nella capacità di alcuni materiali semiconduttori di catturare la luce solare ed utilizzare l’energia raccolta per separare le molecole d’acqua nelle sue due componenti più preziose, quali idrogeno e ossigeno. Il ciclo si completa nel momento in cui l’idrogeno prodotto viene riunito ed utilizzato come combustibile, restituendo solo acqua come prodotto di scarto. È come se la luce del sole diventasse l’unica passe-partout che sblocca l’acqua, scindendola nei suoi “mattoncini” chimici. Il risultato dal valore inestimabile è un gas che può essere raccolto e utilizzato come fonte di energia pulita. Quando lo si impiega per generare elettricità, l’unico “rifiuto” che si ottiene è a zero impatto ambientale: niente fumo, niente CO₂, niente inquinamento, solo acqua. Una promettente frontiera tecnologica al servizio dell’umanità, che dimostra come scienza e natura possano collaborare per costruire un futuro migliore.

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Una corsa globale

Quello che sembrava solo un sogno fantascientifico adesso non lo è più. Insieme al Giappone, ad investire nella ricerca sulla fotosintesi artificiale ci sono Stati Uniti, Germania, Cina e Corea del Sud. La sfida di questa rivoluzione verde guidata dall’Asia va oltre la scienza, toccando anche il settore economico, politico ed ambientale. Il Giappone risponde in maniera proattiva a queste urgenze e, con la sua tradizione di ricerca avanzata, potrebbe essere davvero il primo Paese a portare questa nuova tecnologia fuori dai laboratori e all’interno della società. Questo innovativo campo di frontiera che unisce chimica, fisica, ingegneria e visione si sta facendo spazio come un nuovo settore dove la natura fa da maestra, e la tecnologia è sua allieva. Non sappiamo ancora se il Giappone riuscirà a replicare su scala industriale ciò che le foglie fanno con semplicità millenaria ma, se dovesse accadere, avremo il privilegio di assistere ad una delle più grandi conquiste scientifiche dell’epoca contemporanea.

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Il futuro dell’energia sostenibile

Altro grande obiettivo del futuro sarà quello di rendere questo processo non solo tecnicamente fattibile, ma anche accessibile su larga scala. La fotosintesi artificiale rappresenta, infatti, un’occasione unica per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente, l’energia ed il progresso. L’impatto umano sugli ecosistemi è sempre più invasivo e diventa una vera e propria necessità quella di imparare dalla natura stessa. La diffusione di questa nuova tecnologia non può essere prorogata, potrebbe divenire un simbolo di speranza, di capacità di cambiare rotta, ma anche di responsabilità. Diventa doveroso, dunque, imparare a saper ascoltare la voce silenziosa della natura, interpretarla con accuratezza e tradurla in soluzioni che rispettino la vita sul pianeta che ci ospita.

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