Se ci si chiede chi è Virgil Abloh, la risposta va ben oltre il ruolo di designer. Architetto culturale, e di formazione, Virgil Abloh è riuscito a demolire le barriere tra streetwear e alta moda, riscrivendo le regole del lusso e del design per un’intera generazione. Parlare della sua storia significa parlare anche del suo approccio rivoluzionario e democratico ad un’estetica che celebra la diversità e l’inclusività. E’ riuscito a ridefinire il settore, rendendolo più aperto e culturalmente rilevante. Solamente guardando oltre i suoi abiti, si comprende quello che è stato il suo impatto culturale, un’eredità silenziosa che continua a vivere nel modo in cui pensiamo, creiamo e ci esprimiamo attraverso la moda.
Virgil Abloh: dagli studi di ingegneria alla moda
La storia di Virgil Abloh segue un percorso atipico. Si laurea in ingegneria civile, e consegue poi un master in architettura. Fu proprio durante i suoi studi che la sua visione si forgiò profonfamente. L’edificio principale del campus, la Crown Hall della Facoltà di Architettura dell’Illinois Institute of Technology, fu disegnato da Ludwig Mies van der Rohe, maestro del modernismo. Seguendo la filosofia dal less is more, aveva deciso di progettare una costruzione in acciaio e vetro, in grado di catturare nella sua semplicità l’apertura a infiniti nuovi usi. Uno spazio senza colonne interne, che rappresenta quella fusione tra vita quotidiana e straordinario che nutrirà lo stile Abloh.
Una formazione unica la sua che ha ovviamente influenzato il suo approccio al design. Per lui, il capo aveva in sé molto più di semplice tessuto, era innanzitutto una struttura da decostruire e ricostruire, architettura indossabile, da ripensare in termini di funzionalità e forma.
La nascita dello stile personale: la fondazione del marchio Off-White
La carriera di Virgil Abloh prese una svolta decisiva con un esperimento di moda artistica: Pyrex Vision nel 2012. Acquistando capi di stock della collezione Rugby di Ralph Lauren e felpe della Champion per 40 dollari, li modificò apponendovi serigrafie e il numero “23” di Michael Jordan. Questa linea, venduta a 550 dollari, fu concepita come sperimentazione autoriale di breve durata. Il suo scopo era porre l’accento sul rilievo dell’espressione giovanile, e il successo di questo primo passo segnò l’inizio della sua storia nell’abbigliamento.
Con la fondazione del suo brand, Off-White, nel 2013, Virgil Abloh si consacra come stilista nel pantheon della moda. Divenuto rapidamente un fenomeno globale, Off-White fondeva l’alta moda con elementi iconici dello streetwear. Il nome stesso del brand rimanda infatti a quella zona grigia tra bianco e nero, un punto ibrido dove far emergere un dialogo tra alta moda e streetwear. Il brand ha saputo parlare ad una generazione che cercava uno stile che fosse accessibile, lussuoso e concettuale, cementando la fama di Abloh di designer rivoluzionario.
Louis Vuitton: il lusso sotto nuova luce
L’apice della carriera viene raggiunto con la nomina a Direttore Creativo menswear di Louis Vuitton nel 2018. Si trattò di una decisione di portata epocale, dal momento che inserire uno stilista rinomato nel mondo streetwear significava anche riconoscere la forza trainante nel mondo dell’alta moda dello streetwear stesso. La moda, per Abloh, trovava la sua essenza più autentica nella strada, un luogo di coesistenza sociale a prescindere da ogni costrutto, la sua direzione creativa per la Maison francese fornisce forse la risposta più eloquente.
Al contempo, l’architettura rimaneva il suo linguaggio principe. Un esempio lampante la collezione Autunno-Inverno 2021-22, la cui presentazione partì dalle montagne innevate della Svizzera per entrare in uno spazio concettuale architettonico che diviene luogo non-luogo del coesistere. Omaggio all’architetto Mies van der Rohe, l’allestimento, fatto di marmi e geometrie, accoglieva abiti che arrivavano a esprimersi in vere e proprie miniature di edifici.
Un’eredità di inclusività e libertà creativa
Abloh è riuscito nella missione di democratizzare il lusso, portando sulle passerelle di Louis Vuitton un’energia nuova e vibrante. Introducendo elementi grafici, silhouette oversize e colori audaci, ha inseritoil linguaggio del brand nella sensibilità estetica giovanile. Le sue sfilate erano veri e propri eventi culturali che celebravano la diversità e l’inclusività, con un casting di modelli di ogni etnia e provenienza. Le collaborazioni con artisti e amici poi, la partnership con il rapper Kanye West, hanno contribuito a rendere Louis Vouitton punto di riferimento per una nuova generazione di consumatori, dimostrando come il lusso possa essere accessibile e culturalmente rilevante senza rinunciare alla sua esclusività.
Merita menzione la sua filosofia del 3%. Il designer sosteneva che per creare qualcosa di nuovo bastasse apportare una modifica minima, del 3%, a un design già esistente; questo approccio, che celebrava la cultura del remix e la creatività come un gioco, ha spinto generazioni di creativi a vedere il potenziale in ogni cosa, trasformando il familiare in inatteso. Abloh aveva poi anche usato la sua posizione di privilegio per dare voce a creativi neri e altre minoranze, usando la sua piattaforma per promuovere un’industria più equa e rappresentativa. La sua enfasi sull’inclusività non era una strategia di marketing, ma una parte integrante della sua visione, un’eredità che continua a vivere ancora oggi.
