Pochi oggetti raccontano immediatamente chi siamo come gli occhiali che indossiamo. Infatti, accessori così banali, integrati nella vita di tutti i giorni possono anticipare la nostra storia: un dettaglio, un colore o semplicemente una forma che incornicia il viso, orienta la percezione che la gente ha di noi. Ma oggi, nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale, anche oggetti semplici, si trasformano in accessori hi-tech. Realtà aumentata, software integrati e tecnologie sempre più raffinate, aprono la strada agli smart glasses, l’ultima frontiera dell’occhialeria. Disegnati come semplici occhiali da sole o da vista, questi dispositivi hanno in realtà al loro interno un universo tecnologico che cambia radicalmente il modo di vivere la quotidianità. Da semplici accessori medici o estetici, gli occhiali diventano un importante strumento che muta il nostro approccio con il reale. Foto, video, assistente vocale, tutto può essere documentato attraverso essi. Ma quanto costa questa innovazione tecnologica alla nostra privacy?
La tecnologia è wearable: smartphone e occhiali hi-tech
“Il mondo non è cambiato, ma il tuo modo di viverlo sì”
Una promessa, quella di un modo nuovo di vivere la vita. Una dichiarazione di intenti che apre ad una vera e propria rivoluzione. Non si crea una nuova realtà, ma si integra quella in cui viviamo con strumenti che possano semplificare anche con i gesti più semplici. Non servono più gli smartphone per fare foto, video, registrare contenuti o persino chiedere informazioni, bastano un paio di occhiali ,e, come in un film di spionaggio, questi accessori sono oggi in grado di catturare ogni momento della nostra vita quotidiana.
Che siano da sole o da vista, dal design classico o più particolari, gli Smart Glasses stanno spopolando tra gli utenti della Gen Z e oltre. Ad aumentarne la desiderabilità, non sono solo le indubbie prestazioni tecnologiche, ma soprattutto la loro capacità di adattarsi al nostro corpo, diventando parte quasi invisibile della quotidianità. Rispondere ad una chiamata, immortalare un momento e chiedere indicazioni, diventano grazie a questi accessori gesti immediati, rendendo la tecnologia un accompagnatore invisibile di ogni nostro gesto.
Oggetti tech e accessori fashion: i brand abbracciano l’innovazione
In tale contesto, il design assume un ruolo centrale. Gli smart glasses, oltre ad essere strumenti utili e ricercati, diventano oggi anche accessori sempre più fashion e attenti alle tendenze del momento. Molti brand si sono infatti cimentati in questo nuovo modo di fare occhialeria, abbracciando l’innovazione e rendendola sempre più vicina al proprio stile. Primo fra tutti, il colosso ExilorLuxottica che ha creato appositi laboratori per la brevettazione e sviluppo di tali tecnologie. Il gruppo infatti, forte della partnership con Meta, ha lanciato il progetto Smart Eyewear Lab: una fucina creativa dedicata allo sviluppo di questa nuova genrazione di occhiali.
50 milioni di euro investiti e più di cento ricercatori ed ingegneri coinvolti, il gruppo italo-francese si mostra aperto ad una nuova frontiera dell’occhialeria ed il lancio di inizio anno, dimostra l’intenzione di rendere questi accessori sempre più accessibili. Questa nuova collezione segna un ulteriore passo avanti, consentendo di raggiungere sempre più persone, un’indubbia rivoluzione che mira a diventare popolare anche tra i più scettici.
Smart Glasses: tecnologia e controllo, quali sono i limiti etici di questi dispositivi?
Ma è proprio quando la tecnologia diventa invisibile, che si assottiglia quel confine sottile tra innovazione e privacy. Se da un lato gli Smart Glasses semplificano la vita dell’utente consentendogli di avere informazioni senza ricorrere allo smartphone, dall’altro consentirebbero di riprendere chiunque entri nel nostro campo visivo senza il suo consenso. La questione ha preoccupato molti attivisti e istituzioni, ponendo chiari interrogativi su quanto, una tecnologia sempre più veloce, possa impattare sulla vita delle persone; ciò che si richiede sono norme chiare e mirate, che tutelino la zona grigia lasciata da questi accessori. Servirebbe quindi una chiara regolamentazione legislativa che tenga conto delle norme comunitarie e internazionali e che garantisca non solo gli utenti primari ma anche chi interagisce con gli stessi. Dunque l’interrogativo sorge spontaneo: siamo davvero pronti ad accogliere una tecnologia che non si limita a semplificarci la vita ma la vive insieme a noi?








