I prodotti per la skincare sono infiniti: da tempo questa pratica di ascolto e cura della propria pelle non è semplice routine quotidiana, trasformandosi, piuttosto, in un vero e proprio codice culturale. I passaggi tradizionali che prevedono detergente, crema idratante e protezione solare non sono più step di routine della cura del viso, ma sono stati surclassati da rituali lunghi e articolati, che arrivano a comprendere dieci o più prodotti. Oggi, milioni di persone condizionate ogni mattina e ogni sera da una precisa sequenza di sieri, acidi esfolianti, essenze, tonici, maschere e trattamenti mirati. La chiamano skincare cosmeticoressia, l’eccessiva attenzione al limite del compulsivo verso prodotti cosmetici e trattamenti di bellezza. Un cambiamento raccontato non solo da vendite record del settore beauty, ma diventato narrazione costante sui social media: hashtag come #skincare, #glassskin e #skintok raccolgono miliardi di visualizzazioni.

Quanto è diffuso il fenomeno della cosmeticoressia?

Questo fenomeno contribuisce, più o meno volontariamente, alla diffusione di un nuovo ideale estetico: una pelle perfettamente liscia, luminosa, uniforme e apparentemente priva di pori. Pur non essendo una diagnosi clinica riconosciuta, questo fenomeno è un indicatore significativo di come il rapporto con il proprio corpo stia cambiando, soprattutto tra gli appartenenti alla Generazione Z e alla Generazione Alpha. La skincare non è più un gesto di benessere, ma viene visto come un investimento necessario per raggiungere uno standard estetico sempre più irraggiungibile. L’ascesa del social TikTok ha per protagonista una sezione dedicata, la cosiddetta SkinTok, che ha ridefinito il modo di parlare di cosmetici. Su questi schermi creator e influencer mostrano routine estremamente dettagliate, recensioni di prodotti sempre nuovi, ma anche confronti tra ingredienti (molto spesso senza nessun titolo per farlo) e risultati drastici ottenuti nel giro di poche settimane.

ossessione skincareE sono gli stessi brand a lanciare prodotti che danno accesso a chiunque ad attivi che vanno saputi usare. L’ha fatto The Ordinary, che per sua politica è un brand senza fronzoli e false promesse, dando spazio a niacinamide, retinolo e acido salicilico. Brand come Drunk Elephant, CeraVe, La Roche-Posay e Rhode hanno costruito una parte della propria popolarità proprio attraverso la viralità delle piattaforme digitali. Questo ha doppia causa: da un lato cresce la consapevolezza sugli ingredienti e sulla salute della pelle. Dall’altro aumenta, però, la convinzione che ogni minima imperfezione richieda un prodotto specifico.

La pressione social della pelle perfetta

Questo genera una forte pressione, che si manifesta negli utenti sempre più giovani: non a caso negli ultimi anni sia dermatologi che pediatri hanno espresso preoccupazione per il crescente interesse di bambini e preadolescenti verso un mondo fatto di principi attivi e prodotti non adatti alla loro età. Contenuti, quasi sempre approvati dai genitori, in cui ragazzi acquistano sieri anti-età o creme al retinolo hanno alimentato un dibattito internazionale sulla cosiddetta “Sephora Kids“. Sono i giovanissimi che affollano i negozi della catena Sephora alla ricerca dei prodotti più popolari sui social, dimostrando come il consumo beauty sia sempre meno guidato da un bisogno reale e sempre più dall’appartenenza a una comunità digitale.

prodotti beauty iconici -Life&People MagazineAlla base della cosmeticoressia agiscono dinamiche psicologiche ben note: l’algoritmo spinge immagini impeccabili, spesso perfezionate attraverso filtri o ritocchi digitali, cancellando l’immagine della pelle come realmente invece è. Secondo la teoria del confronto sociale, elaborata dallo psicologo Leon Festinger, le persone tendono a valutare se stessi attraverso il paragone con gli altri. Se questo confronto avviene continuamente con volti idealizzati e apparentemente perfetti, si rischia di sviluppare una percezione distorta del proprio aspetto. Ogni rossore, poro dilatato o piccola imperfezione diventa un problema da correggere, contribuendo ad un’ossessiva ricerca della versione migliore di sé.

Esistono effetti collaterali all’eccessiva cura

Questa rincorsa alla perfezione può produrre l’effetto opposto: l’utilizzo eccessivo di acidi esfolianti, retinoidi o prodotti troppo aggressivi o non adatti rischia di alterare la barriera cutanea. Il risultato sono irritazioni, dermatiti e sensibilizzazioni, tanto che molti dermatologi sottolineano come una skincare efficace sia spesso molto più semplice di quella proposta online. Meglio l’utilizzo di pochi prodotti che rispondono alle reali esigenze individuali, generalmente sufficienti per avere la pelle sana. Questo fenomeno, la cosmeticoressia, racconta però qualcosa che va oltre il beauty: la nostra è una società caratterizzata da incertezza economica, accelerazione digitale e continua esposizione pubblica.

beauty tech tendenze bellezza - Life&People MagazineControllare la propria immagine è una delle poche illusioni rimaste, ovvero quella di poter esercitare un potere concreto. Per questo la skincare è così rassicurante: seguire una routine rigorosa significa mettere ordine, dedicarsi tempo, illudersi di poter prevenire l’invecchiamento e correggere qualsiasi difetto. Resta un confine sottile tra cura di sé e ossessione: ascoltare e tutelare la propria pelle è un gesto positivo quando nasce dal desiderio di benessere, ma diventa problematico quando il valore personale finisce per dipendere dalla capacità di raggiungere un ideale estetico irrealistico. L’ossessione per sé non è soltanto una moda passeggera, ma uno specchio del nostro tempo: il benessere sempre più misurato attraverso ciò che appare, dove la ricerca della perfezione rischia di trasformare anche il più semplice gesto quotidiano in prestazione.

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