Apparecchiare la tavola in stile giapponese
non è semplicemente disporre piatti e posate; è un atto di profonda cura estetica e rispetto per il cibo e per gli ospiti. In Giappone, l’allestimento della tavola è elevato al pari dell’arte culinaria stessa. Ogni elemento – dal colore del gres alla forma della ciotola – è studiato per esaltare l’esperienza del pasto, trasformando il momento conviviale in una vera e propria composizione visiva e sensoriale. Non c’è spazio per il superfluo; l’artigianalità, la bellezza e l’armonia guidano ogni scelta, riflettendosi nei materiali naturali e in una palette cromatica meditata che abbraccia il nero, il bianco, le sfumature di marrone e verde, con tocchi di blu e rosso.

Ichiju Sansai e l’orchestrazione dei piatti
La tradizione giapponese
codifica l’allestimento classico nella configurazione nota come Ichiju Sansai, letteralmente “una zuppa e tre piatti”. Questa disposizione essenziale, composta da cinque pezzi tra ciotole e piatti, è la chiave per comprendere la filosofia della tavola nipponica. Immaginare la tavola come un piccolo paesaggio dove ogni elemento ha il suo posto e la sua funzione:
- Ciotole del fundamento: una piccola ciotola per il riso, posta a sinistra, affiancata da una ciotola per la zuppa, disposta a destra.
- I protagonisti: il piatto principale, spesso rettangolare per contrasto visivo, si posiziona in alto a destra, mentre un piattino rotondo secondario trova posto in alto a sinistra.
- L’accento: un piattino rotondo centrale dedicato ai sottaceti o a un piccolo contorno, funge da punto focale.
È fondamentale notare che piatti e ciotole giapponesi sono generalmente di dimensioni contenute, concepiti per essere facilmente afferrati e tenuti in una mano. Essi non sono un servizio uniforme, ma tasselli di un puzzle che, nel loro insieme, creano una sinfonia variegata di forme e altezze.

Stoviglie: la sofisticata dimensione artistica
La vera magia della mise en place giapponese risiede nella capacità di abbracciare la dimensione artistica delle stoviglie. Qui, l’uniformità è bandita: l’armonia è ricercata nel mélange di ciotole, piatti e piattini di svariate fogge. Se si desidera infondere un senso di autentica artigianalità, un set come il servizio di stoviglie fatte a mano con motivo erbe Bea (composto da piatti piani, piatti da colazione e ciotole in gres) firmato Westwing è ideale. Il gres e la finitura fatta a mano celebrano l’unicità e la bellezza dell’imperfezione, in perfetta aderenza con la filosofia del Wabi-sabi.
I colori delle stoviglie non sono casuali, ma storicamente riflettono le stagioni: tonalità calde di rosso per evocare l’inverno, o freschi azzurri e blu che ricordano il mare in estate. Per i piatti da portata, l’uso di contrasti materici è d’obbligo, il set da sushi include un vassoio in ardesia Kasanova offrendo una base scura ed elegante che esalta i colori vivaci del pesce e delle salse, trasformando la degustazione in un’esperienza a regola d’arte.
Le bacchette e il rituale del gusto
Le bacchette, o hashi
, sono l’utensile per eccellenza; più corte di quelle cinesi e coreane sono realizzate in materiali naturali come bambù o legno, spesso impreziosite da decorazioni in lacca. La loro disposizione sul tavolo è un piccolo rituale: devono essere posizionate in orizzontale, parallelamente al bordo del tavolo, sotto le ciotole più piccole, con le punte rigorosamente rivolte a sinistra e appoggiate sull’apposito supporto, l’hashi-oki.
Per i piccoli assaggi o i contorni, un piattino originale come il piatto Karma di Coin può aggiungere un tocco di colore inaspettato (pur rimanendo in palette) e celebrare l’unicità del fatto a mano.
Tovagliati e accessori: essenzialità e contrasto
Tradizionalmente, la mise en place giapponese rinuncia alla tovaglia in favore di tavoli in legno a vista, spesso bassi, utilizzando vassoi Kanelmott di Ikea, che possono fungere da vassoi da portata e come contenitori per pane, frutta o verdure in modo da servire e presentare il cibo. Nelle case, – tuttavia – è concesso un piccolo adattamento:
- Il tessuto: si può optare per una sobria tovaglia in lino bianco o grigio, che non rubi la scena.
- I dettagli: si valorizza il tavolo con tovagliette in bambù o rattan poste sotto i piatti. In alternativa, se avete un tavolo in legno massello che merita di essere esposto, un runner con una stampa in stile orientale è sufficiente per tracciare una linea armonica.
- L’oshibori: Non dimenticare il gesto di accoglienza per eccellenza: stupire gli ospiti con l’oshibori, l’asciugamano umido e tiepido offerto per pulirsi le mani, o con tovaglioli semplici in lino, piegati in forma geometrica che richiami l’estetica orientale.
Il Wabi-sabi e le decorazioni meditate
Le decorazioni devono essere essenziali e devono rispecchiare il principio del Wabi-sabi, l’accettazione e la celebrazione dell’imperfetto. Privilegiare oggetti fatti a mano, con superfici irregolari che narrano una storia. Un singolo, magnifico bonsai può fungere da centrotavola, oppure si può ricreare un piccolo giardino zen in miniatura con vassoio, sabbia bianca e muschio.
Per i fiori, scegliere la via dell’essenzialità con l’Ikebana, l’arte della disposizione floreale: un vaso sobrio e piccolo in stile giapponese, che contenga un solo fiore speciale, rende il tavolo elegante ed al contempo essenziale. L’armonia non risiede nella quantità, ma nella meditata collocazione di ogni pezzo. La mise en place giapponese è un invito ad apprezzare la bellezza della semplicità e a fare di ogni pasto un’esperienza estetica completa. è un’arte sottile, dove ogni scelta è un piccolo omaggio alla perfezione dell’imperfetto.








