Vi è un aforisma, spesso attribuito con ironia a Pablo Picasso, il quale afferma che il buon artista copia, mentre il grande artista ruba. Questa dichiarazione, arguta e provocatoria, racchiude una profonda verità sull’essenza della creatività, smantellando la romantica illusione del “genio ex nihilo“, ovvero colui che crea dal nulla. In nessun campo questa verità è più palpabile e strutturale che nell’architettura.

Il segreto della buona architettura non risiede nell’invenzione

di un linguaggio totalmente nuovo e avulso dalla storia, ma nell’abilità critica e selettiva di studiare, assimilare e, infine, reinterpretare radicalmente gli archetipi e le soluzioni del passato. L’architetto non è un creatore isolato, ma l’anello di congiunzione in una catena ininterrotta di rimandi formali, tecnici e concettuali. La storia dell’architettura è, in tal senso, una conversazione millenaria. Se alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento i grandi progettisti compivano il Grand Tour per nutrirsi delle vestigia classiche – riproponendo esplicitamente templi greci, archi di trionfo e rivisitazioni del Pantheon (si pensi ai Capitol Building americani o alla gloriosa, ma poi demolita, Pennsylvania Station di New York) – l’avvento del Modernismo non ha affatto interrotto questa consuetudine; ha semplicemente cambiato il registro della citazione, rendendola più astratta e concettuale.

Segreto buona architettura Torre Velasca - Life&People Magazine

L’astrazione del classico e i furti del razionalismo

Persino i movimenti più determinati a rifondare i principi dell’architettura in chiave moderna, come il Razionalismo, non poterono fare a meno di evolvere il linguaggio preesistente, spesso attingendo a fonti geograficamente e temporalmente distanti. Il caso di Giuseppe Terragni è illuminante. Sebbene fosse tra i più ortodossi della sua generazione nel perseguire la purezza formale, il suo capolavoro comasco, il Novocomun (1928), mostra un’impressionante affinità con l’angolo vetrato cilindrico del circolo operaio progettato quasi contemporaneamente dal costruttivista russo Golosov. Che il rimando fosse conscio, inconscio o parte di un Zeitgeist tecnico condiviso, l’analogia formale sottolinea come le grandi idee raramente fioriscano in isolamento.

Villa Malaparte - Life&People MagazineSimilmente, nel dopoguerra, quando l’architettura moderna sembrava aver codificato le sue leggi, maestri come Mies van der Rohe dimostrarono che il minimalismo non era un vuoto, ma una sublime sintesi del Classicismo. I suoi padiglioni di acciaio e vetro, come la Neue Nationalgalerie di Berlino, posti su podi di pietra, sono l’astrazione perfetta e definitiva del tempio dorico periptero, spogliato di ogni ornamento e ridotto alla sua essenza strutturale. L’architettura in questo caso non copia la forma, ma ne cattura l’anima archetipica.

archittetura Atene - Life&People Magazine

Citazione colta e memoria del Vernacolo

Il “furto” eccellente si manifesta in modo ancora più intrigante quando il riferimento storico è utilizzato per contestualizzare il linguaggio contemporaneo o per riaffermare la memoria urbana. A Milano, la controversa Torre Velasca (progetto dei BBPR) rappresenta un manifesto di questa intenzione. Scegliendo di allontanarsi dal purismo internazionale (il parallelepipedo di vetro e acciaio), i BBPR reinterpretarono la tipologia della torre medioevale lombarda – in particolare, la vicina Torre di Filarete al Castello Sforzesco, che avevano restaurato – per dare al grattacielo un senso di radicamento storico. La Velasca non è un’imitazione, ma un’astrazione funzionale di una torre civica, dove l’allargamento in sommità rievoca le caditoie difensive.

Segreto buona architettura Zaha Hadid - Life&People MagazineUn altro esempio paradigmatico è l’opera di Luigi Moretti, modernista atipico che amava citare il Barocco e Michelangelo. La sua Palazzina del Girasole a Roma (1947-49) è una sintesi magistrale: la facciata, sormontata da un timpano asimmetrico, è “squarciata” da una fenditura che rivela l’atrio d’ingresso e una scalinata scultorea. Questo artificio rimanda direttamente alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, dove Michelangelo aveva concepito una scala monumentale che irrompe nello spazio del vestibolo, descritta da Bruno Zevi come una “colata di lava”. Il destino del Girasole è poi il coronamento di questa catena: fu ammirato da un giovane Robert Venturi che, anni dopo, ne ripropose il tema del timpano spezzato nella sua Vanna Venturi House, segnando un passaggio cruciale verso il Postmodernismo.

Segreto buona architettura Pantheon - Life&People Magazine

L’eredità e la destrutturazione del contemporaneo

La pratica della citazione non si è arrestata con i maestri del dopoguerra; ha semplicemente trovato nuove forme, spesso mediate dalla critica ironica o dalla scomposizione formale.

  • Louis Kahn, nella sua ricerca di una “forma primigenia”, attingeva non solo alla classicità di Mies, ma alle strutture vernacolari e monastiche, trasformando le grandi abbazie medioevali nell’impianto della Exeter Library o reinterpretando le torri di San Gimignano nei corpi scala in mattoni dei Laboratori Richards alla Penn University.
  • Rem Koolhaas ha dimostrato che il “furto” può essere una vera e propria decostruzione ironica, come nella sua Villa Dall’Ava, dove l’impianto base della celebre Villa Savoye di Le Corbusier viene disassemblato e riassemblato con un’irriverente distanza.

Persino l’architettura tecnologicamente più avanzata riconosce il suo debito. Zaha Hadid, la cui opera è stata tra le più dirompenti per le sue forme fluide e inedite, ha studiato e rielaborato intensamente il lavoro di Jakov Černichov, l’architetto e designer russo le cui visioni grafiche suprematiste e futuriste degli anni ’20 e ’30 hanno chiaramente influenzato le dinamiche dei primi progetti di Hadid.

Pennsylvania Station - Life&People MagazineLa distinzione tra copiare e rubare, tra imitazione e reinterpretazione, è il discrimine tra l’artigiano e il maestro. Il vero architetto non nasconde le proprie fonti, ma le dichiara attraverso la trasformazione. I grandi maestri non hanno inventato nulla in senso assoluto, ma hanno preso lezioni dalla storia, dalle forme archetipiche e dai maestri precedenti, distillando da esse un nuovo linguaggio capace di rispondere alle esigenze del proprio tempo. La capacità di guardare indietro per poter vedere avanti è, il segreto della buona architettura e la chiave della sua inesauribile evoluzione.

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