Versace, Gucci, Prada, Dolce&Gabbana, sono i brand della moda di lusso coinvolti a vario titolo nelle inchieste della Procura di Milano sul caporalato. Le case di moda committenti affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza. Il Pubblico Ministero Dott. Paolo Storari – ed i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro – ha notificato la consegna di documentazione a Dolce & Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia e Off-White Operating.
La Procura indica i fornitori già individuati
nella filiera del singolo brand, il numero di lavoratori trovati in condizioni di sfruttamento e gli articoli del marchio sequestrati negli opifici, stoccati pronti a tornare alla casa madre per essere immessi sul mercato a costi esorbitanti. Gli stessi brand moda per ora sono invitati dall’autorità giudiziaria – su base volontaria – a riferire e consegnare i propri modelli organizzativi di prevenzione e gli audit interni o commissionati ad advisor e consulenti, strumenti che sulla carta dovrebbero impedire la commissione dei reati. Una formula “light” che concede tempo alle aziende di eliminare i caporali dalle linee di produzione e ristrutturare la catena di appalti e subappalti, evitando per il momento conseguenze giudiziarie pesanti.

PM Paolo Storari – Procura della Repubblica Milano
Un approccio più morbido della Procura che arriva dopo le polemiche delle scorse settimane con Tod’s e Diego Della Valle, nel mirino di un’inchiesta in cui Tod’s spa è indagata con l’accusa di aver appaltato le linee di produzione. Davanti al giudice per le indagini preliminari per la richiesta di interdittiva pubblicitaria, Tod’s e Della Valle si sono detti disponibili a collaborare con l’autorità giudiziaria per la “dignità” di tutti i lavoratori; ma la linea della Procura potrebbe irrigidirsi con richieste di commissariamento e interdittive qualora i marchi non modificassero l’attuale assetto degli appalti e l’organizzazione del lavoro ritenuta illegale.
Lo strumento delle misure di prevenzione
dal marzo 2024 il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per Alviero Martini Spa, Armani Operation, Manufacture Dior, Valentino Bags Lab e Loro Piana di Louis Vuitton, società non indagate ma ritenute avere agevolato in modo colposo e inconsapevole lo sfruttamento. Il quadro si è poi aggravato con il caso Tod’s, dove si ipotizza invece piena consapevolezza del sistema degli appalti. Che i casi scoperti non fossero isolati era chiaro fin dal primo commissariamento di Alviero Martini, in un’indagine partita da un fornitore cinese di Trezzano sul Naviglio (Milano), la Crocolux, dove nel 2023 un ventiseienne del Bangladesh è morto nel suo primo (presunto) giorno di lavoro, mentre i datori tentavano di regolarizzarlo presso l’Inps dopo l’incidente letale.
Nei verbali dell’inchiesta 2024
il direttore del prodotto di Alviero Martini, avrebbe dichiarato che Crocolux sarebbe “appaltatrice anche di altri numerosi marchi del lusso mondiale”. Nelle ultime ispezioni condotte dai carabinieri in tre opifici toscani al servizio della produzione di Tod’s, sono constatati fino a sette livelli di sub-appalto, e sequestrate borse dei marchi Madbag, Zegna, Saint Laurent, Cuoieria Fiorentina e Prada. Il cuore del sistema restano costi e diritti: la merce di pregio prodotta a poche decine di euro e rivenduta al dettaglio a diverse migliaia, con ricarichi fino al 10.000%.








