Basta un nodo in vita e il taglio fa il resto, insieme alla mano che tira su il bavero quando, verso la fine di ottobre, il vento prende a infilarsi sotto i portici e le mattine si accorciano di colpo. Bottoni, spalle imbottite, telette interne: al cappotto a vestaglia manca quasi tutto ciò che di solito regge un capospalla, ed è da questa mancanza che nasce la sua morbidezza. Per questo un modello troppo rigido, magari di ispirazione militare, finirebbe per imporre alla silhouette una forma che non le appartiene del tutto – soprattutto in questo momento di transizione. La logica diversa che segue questo cappotto affida ogni decisione alla cintura, che si stringe, si allenta, resta sciolta lungo i fianchi, a discrezione di chi la indossa.

Storia dalle origini lontane: il cappotto a vestaglia si chiamava kimono

Che il nome evochi un ambiente domestico non è un caso. Fra Seicento e Settecento i signori europei accoglievano le visite indossando il banyan, ampia veste da casa ricalcata sui kimono che le rotte mercantili portavano dall’Oriente. È all’inizio del Novecento che quel gesto di intimità esce dalle stanze private per conquistare la moda internazionale. A compiere il passo decisivo è Paul Poiret, che tra il 1906 e il 1909, nella maison di rue Pasquier, presenta un capo da lui stesso battezzato cappotto kimono. I pezzi tagliati sono dritti ma seguono una linea morbida e un punto d’appoggio spostato dalla vita alle spalle, in aperta rottura con i busti costretti della Belle Époque.

Paul Poiret stilista cappotto

Credits foto © Victoria and Albert Museum

Nei primi anni Venti l’opera coat ispirato a Poiret si incrocia al centro oppure si sovrappone su un fianco, chiuso da un ampio collo arrotolato in pelliccia ed in velluto. Da quella intuizione discende, attraverso un secolo di variazioni, il cappotto che oggi si annoda in vita con un solo gesto.

Tre interpretazioni di un capo senza tempo

Il punto di partenza per questa stagione è Max Mara, che con il modello Manuela ha consegnato al guardaroba femminile un piccolo classico. In pura lana di cammello, con una chiusura a vestaglia senza bottoni e cintura coordinata, disegna un profilo cucito lungo i bordi che segue la linea della silhouette con discrezione. La sua semplicità è soltanto apparente, perché tutto si regge su un equilibrio esatto tra proporzioni, materia e costruzione, lo stesso che lo rende capace di attraversare i decenni senza perdere attualità.
 Ludmilla

Anche The Row ne ha fatto una firma, riproponendo quasi ogni anno dal 2010 cappotti avvolgenti privi di bottoni, lunghi o corti, con o senza revers, fino al Laguna in cashmere double-face con cintura, diventato uno dei pezzi più ambiti e costosi della maison. Burberry ha invece spostato la vestaglia su un nuovo terreno, proponendo ampi cappotti in pelle plongé dal collo a scialle, lasciato sfoderato perché la materia possa muoversi libera; la Maison rilegge così i codici del trench attraverso spalline e polsini stretti da cinturini.

cappotto look

Qual’è la palette del cappotto? Cammello, greige e panna

La palette che meglio appartiene al modello è quella dei toni caldi e rassicuranti, in primis il cammello che resta la scelta d’elezione, capace di accendere l’incarnato e di accompagnare qualsiasi colore. Anche il greige è una scelta interessante, tonalità sospesa che offre una lettura più urbana e contemporanea; il panna porta invece sulla figura una luce quasi invernale, preziosa nelle giornate opache. Il materiale allo stesso tempo gioca un ruolo fondamentale nella definizione del look: lana vergine e misto cashmere amplificano la sensazione di calore e fanno del cappotto una sorta di riparo sartoriale.

tonalità cappotto cammello

Tailleur e leggings: l’adattabilità della morbidezza

s=”p2″>Nell’immagine stessa del cappotto a vestaglia si riconosce l’idea di un lusso rilassato, che affida tutto alla qualità del tessuto e alla morbidezza della linea. Dona a corporature diversissime, si adatta a occasioni opposte e attraversa le stagioni senza invecchiare. Sopra un tailleur sartoriale ammorbidisce la severità dell’ufficio mente su un abito in maglia disegna una silhouette continua e avvolgente, quasi monocroma. Perfino sopra leggings e felpa restituisce un’aria curata senza apparire mai trasandato. Questa adattabilità lo rende forse l’investimento più intelligente dell’autunno: un capo che, stagione dopo stagione, rinnova lo stesso semplice piacere di avvolgersi e non stanca mai.

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