Oggetto di mistero per eccellenza, dimenticato per anni a favore di una trasparenza architettonica – spesso eccessiva – il paravento domestico d’autore torna prepotentemente protagonista negli interni più sofisticati. Questo semplice accessorio funzionale destinato a nascondere il disordine ed a proteggere dagli spifferi delle vecchie dimore, si trasforma in scultura abitabile, una sorta di quinta scenica capace di restituire profondità e narrazione alle case contemporanee. In questa nuovo modo di abitare, la scelta del materiale gioca poi un ruolo cruciale, definendo l’atmosfera che il paravento impone allo spazio. Il legno laccato, lucido e impenetrabile, evoca l’Art Déco ed al contempo un’eleganza notturna, perfetta per la zona living. Al contrario, i tessuti dipinti, i velluti o le carte da parati montate su pannelli portano una morbidezza tattile che si addice alla camera da letto, ricreando quell’atmosfera boudoir dove il tempo sembra rallentare.
Corti orientali e boudoir: storia del paravento domestico d’autore
La storia del paravento affonda le radici in un passato remoto e lussuoso, nascendo nell’aristocrazia delle dinastie cinesi. Qui viene usato come barriera contro gli spiriti maligni e le correnti d’aria, mentre alle corti europee, diventa complice di intrighi e strumento di seduzione. Per questo motivo, se in Oriente la sua superficie era tela prediletta per pitture di paesaggi onirici e calligrafie, in Occidente il paravento trova la sua consacrazione nei boudoir ottocenteschi, angoli privati dove la donna si vestiva e svestiva, celata da pannelli di seta e legno intarsiato.
Iconico rimane il rapporto viscerale di Coco Chanel con i suoi paraventi Coromandel. Ne possedeva oltre trenta e li usava per foderare le pareti del suo appartamento in Rue Cambon, trasformando la casa, spazio fisso, in labirinto di lacca cinese e oro. Tuttavia, con l’avvento del Modernismo e la celebrazione degli spazi aperti, luminosi e privi di ostacoli visivi, questo oggetto cadde in disuso, percepito come orpello polveroso, un ostacolo alla purezza della linea razionalista.
Il ritorno del “vedo-non-vedo” nell’era dell’Open Space
Il recupero attuale del paravento domestico d’autore risponde ad un’esigenza diametralmente opposta a quella modernista, quella di ritrovare un’intimità perduta. L’abitare contemporaneo, dominato dalla tirannia dell’open space e del loft industriale, mostra finalmente i suoi limiti; la mancanza di pareti dissolve la privacy, costringendo ogni attività a svolgersi sotto gli occhi di tutti. In questa crepa interviene il paravento, soluzione mobile e temporanea che permette di frammentare lo spazio senza costruzioni definitive. Torna il desiderio di creare una stanza nella stanza, un angolo lettura protetto, un vestiaire improvvisato, o ancora un home office che scompare a fine giornata. La sua forza risiede nella natura effimera e nomade; è architettura liquida che risponde al bisogno moderno di flessibilità, facendolo con linguaggio antico, fatto di materiali preziosi e proporzioni studiate.

Arte e design: icone di ieri e di oggi
Il mercato del design e del collezionismo recepisce questa necessità e propone pezzi che sono opere d’arte. Esempio imprescindibile di paravento domestico d’autore rimane il Brick Screen di Eileen Gray. Progettato negli anni Venti, è capolavoro di ingegneria e artigianato in lacca; i suoi pannelli mobili sono mattoni che scorrono su perni invisibili, permettendo alla struttura di assumere forme curve e scultoree, la sua superficie nera, profonda e lucida, riflette l’ambiente circostante frammentandolo, trasformando il paravento in un’installazione cinetica.
Spostandoci sul versante più decorativo e onirico, l’atelier Fornasetti continua a produrre quadri che si reggono in piedi che possono essere ammirati da ogni angolazione. Guardando invece alla contemporaneità materica, il ritorno della paglia di Vienna e dell’intreccio trova espressione nelle sperimentazioni di Hermès. In un panorama contemporaneo che esige esposizione costante, il separé trascende la sua natura d’arredo per diventare antidoto più sofisticato alla banalità dello spazio indifferenziato. La sua presenza spezza la monotonia della luce piena per restituire all’abitare il valore dell’ombra e del confine; l’eleganza più autentica risiede nella libertà di decidere, ogni giorno, cosa svelare e cosa custodire.